History

Beck, Odelay e le sperimentazione dell'alternative 90's

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Author image Gianni Rojatti

17 giugno 2026 alle ore 22:52, agg. alle 18:22

Con Odelay, Beck mescola blues, hip hop, folk ed elettronica in un collage sonoro imprevedibile che amplia le possibilità del rock degli anni Novanta.

Mentre grunge e britpop riportano il rock verso un approccio più diretto e analogico, Beck sceglie la strada opposta: campionatori, contaminazioni e una creatività senza confini diventano la materia prima del suo capolavoro.

Pubblicato il 18 giugno 1996, Odelay trasforma blues, folk, hip hop ed elettronica in un linguaggio nuovo, dimostrando che il futuro del rock può nascere anche da caos, voracità e sperimentazione  creativa.

Oltre i confini di genere

Nel 1996 il rock sembra aver ritrovato una direzione precisa. Dopo gli eccessi tecnologici degli anni Ottanta, il grunge, il post-grunge e il britpop riportano al centro band vere, chitarre vere e un approccio diretto che sa di sale prove, amplificatori accesi e canzoni suonate insieme. In questo contesto arriva Odelay e cambia completamente le carte. Beck Hansen non ragiona come un frontman tradizionale e nemmeno come un semplice cantautore. Il suo è un approccio quasi bulimico alla musica. Assorbe qualunque cosa gli capiti a tiro: folk, blues, country, funk, hip hop, psichedelia, rock alternativo, musica latina, pop e avanguardia. Tutto viene divorato, ruminato e infine sputato fuori sotto forma di qualcosa di nuovo, eccentrico e francamente mai sentito prima. Il risultato non è una semplice somma di influenze, ma un linguaggio personale che sembra ignorare deliberatamente i confini tra i generi. Realizzato insieme ai Dust Brothers, già protagonisti del rivoluzionario Paul's Boutique  (1989) dei Beastie Boys, Odelay nasce negli anni in cui il campionatore e il computer stanno cambiando il modo di fare musica. Beck sfrutta queste possibilità con un entusiasmo quasi infantile. Chitarre acustiche, slide guitar, armonica e tastiere vintage convivono con scratch, loop, frammenti sonori e manipolazioni elettroniche. È un laboratorio creativo in continua ebollizione dove qualunque suono può essere tagliato, deformato, ricomposto e trasformato in materiale musicale. Brani come "Devil's Haircut" o "Where It's At" raccontano perfettamente questa filosofia. I groove nascono spesso da campionamenti e intuizioni mutuate dall'hip hop, ma il disco mantiene un legame fortissimo con il blues e con la grande tradizione musicale americana. Ed è forse proprio il blues il filo rosso che tiene insieme questo apparente caos creativo. Quelle inflessioni antiche e polverose vengono però catapultate dentro una cornice sonora modernissima, acquistando una freschezza e una vitalità che all'epoca risultano sorprendenti. Odelay è anche uno di quei dischi che andrebbero ascoltati dall'inizio alla fine, possibilmente in cuffia, per immergersi completamente in questo laboratorio sonoro in continua trasformazione.


Devil's Haircut

Se però c'è un brano che più di ogni altro riesce a fotografare il DNA artistico di Beck, quello è "Devil's Haircut". Qui il musicista americano frulla hip hop stravagante, R&B distorto, rock sghembo e testi astratti in qualcosa di totalmente personale. Il groove è sporco, spigoloso e irresistibile, mentre il testo si muove tra immagini surreali e riflessioni sulla perdita dell'innocenza giovanile. Lo stesso Beck ha raccontato il brano come una metafora della trasformazione che accompagna l'età adulta, quando spontaneità e purezza finiscono spesso contaminate dalla vanità e dal calcolo. Anche dal punto di vista musicale il pezzo è un perfetto manifesto estetico: il battito nasce infatti da un campionamento di Bernard "Pretty" Purdie, uno dei più influenti batteristi funk e soul di sempre, ulteriore dimostrazione della capacità di Beck di saccheggiare la storia della musica per trasformarla in qualcosa di completamente nuovo. La vera importanza storica di Odelay sta forse qui. Mentre gran parte del rock degli anni Novanta cerca autenticità attraverso il ritorno alle radici e a un approccio più verace e analogico, Beck trova autenticità nella contaminazione. Dimostra che tecnologia, campionatori e computer non sono necessariamente nemici del rock, ma possono diventare strumenti espressivi capaci di ampliarne enormemente il vocabolario. Il successo del disco, premiato con due Grammy e accolto come uno degli album più importanti del decennio, contribuisce a legittimare un approccio più aperto e trasversale alla musica popolare. A distanza di trent'anni, Odelay continua a suonare sorprendentemente attuale perché non appartiene davvero a nessuna scena precisa. È il lavoro di un musicista onnivoro che ha avuto il coraggio di trasformare il sovraccarico di informazioni musicali della fine del Novecento in qualcosa di nuovo, imprevedibile e irresistibilmente moderno.


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