Back to the Beginning, Sharon Osbourne: "Volevamo davvero i Megadeth"

La band di Dave Mustaine è l’unica che Sharon dice di aver voluto al concerto senza riuscire a inserirla. E rivela che sei medici avevano sconsigliato a Ozzy di esibirsi.
Il 5 luglio 2025, al Villa Park di Birmingham, Ozzy Osbourne tornò sul palco per quello che sarebbe stato il suo ultimo concerto. Diciassette giorni dopo sarebbe morto. Oggi, mentre si avvicina l’uscita al cinema del film Ozzy & Black Sabbath: Back to the Beginning, Sharon Osbourne ha raccontato nuovi dettagli su quella giornata: tra questi, il nome della band che avrebbe voluto coinvolgere e che non riuscì a far entrare in cartellone.
"Volevamo davvero i Megadeth", ha detto a Rolling Stone. Il motivo, secondo Sharon, fu pratico: il programma era già pieno e non c’era tempo per aggiungere altri set. La dichiarazione risolve anche una curiosità per i fan del thrash: i Megadeth furono l’unico gruppo dei Big Four a non partecipare. Ma il nuovo racconto di Sharon non è soltanto un elenco di presenze e assenze. Per la prima volta ha descritto con chiarezza quanto fosse fragile la salute di Ozzy prima dello show e quanto fosse stata netta la sua decisione di esibirsi comunque.
Chi c’era, chi mancò e perché
Back to the Beginning durò dieci ore e riunì a Birmingham decine di artisti rock e metal, con Tom Morello alla direzione musicale e Jason Momoa a fare da presentatore. Sul palco passarono Metallica, Guns N’ Roses, Slayer, Pantera, Tool, Gojira, Alice in Chains, Anthrax, Mastodon, Lamb of God, Halestorm e Rival Sons; diversi musicisti si ritrovarono anche in supergruppi e tributi da Yungblud a Steven Tyler, Billy Corgan e Nuno Bettencourt. Judas Priest erano stati presi in considerazione, ma avevano già un impegno per l’anniversario degli Scorpions; I Soundgarden erano stati coinvolti in una fase iniziale, ma non arrivarono alla serata; Wolfgang Van Halen lasciò il cartellone poco prima per un conflitto di date.
Robert Plant, invece, era stato invitato da Tony Iommi ad assistere, ma declinò. Il caso Megadeth è diverso: Sharon non parla di un rifiuto della band né di un problema con Dave Mustaine, ma di una scaletta che non poteva accogliere altri nomi. Separatamente, Sharon aveva raccontato che una band non identificata era stata tolta dal programma dopo una discussione sul compenso; la sua identità non è stata mai resa pubblica.
Il concerto era stato costruito per celebrare Ozzy e i Black Sabbath, ma anche per raccogliere fondi destinati a Cure Parkinson’s, al Birmingham Children’s Hospital e all’Acorns Children’s Hospice. La serata si concluse con un breve set solista di Ozzy e con la reunion della formazione originale dei Sabbath: Ozzy, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward tornarono a suonare insieme per la prima volta dopo oltre vent’anni. Il quartetto chiuse con "Paranoid". Per Ozzy fu anche il modo di salutare il pubblico nella città in cui era cresciuto, ad Aston, a poca distanza dallo stadio. Sharon ha spiegato che il marito aveva chiesto proprio di poter tornare a esibirsi e dire grazie ai fan; l’idea del concerto nacque da una domanda semplice, cioè che cosa lo avrebbe reso felice. La risposta, per lui, era salire ancora una volta sul palco con i compagni dei Sabbath e circondarsi degli artisti che amava. Il film in arrivo mostrerà le esibizioni di tutti i partecipanti, anche se la durata dell’evento dal vivo ha reso impossibile includere ogni minuto della giornata.
Sei medici lo sconsigliarono: Ozzy volle farlo lo stesso
La parte più dura del racconto riguarda le settimane precedenti. Sharon ha riferito che Ozzy era stato ricoverato negli Stati Uniti prima del rientro in Inghilterra; arrivato a casa, fu seguito da una nuova équipe e trascorse una settimana in ospedale.
Dopo le valutazioni, sei specialisti — tra cui esperti di cuore, Parkinson e polmoni, con un medico che coordinava il quadro — incontrarono la famiglia. Secondo Sharon, il consiglio fu di non fare il concerto: le dissero che lo show avrebbe potuto ucciderlo.
La decisione di procedere fu di Ozzy. "So che sto morendo", avrebbe detto, spiegando che preferiva spendere il tempo che gli restava facendo ciò che desiderava. Sharon ricorda anche una domanda rivolta a lei: "Altri sei mesi, cosa cambierebbe?"; la stessa Sharon ha descritto le condizioni del marito come molto compromesse, citando il Parkinson, problemi cardiaci e polmonari e l’enfisema. au.rollingstone.com
Tony Iommi ha aggiunto un dettaglio dal punto di vista dei musicisti. Quando Ozzy arrivò alle prove, dovettero portarlo dentro e Iommi disse di essere rimasto sconvolto da quanto fosse peggiorato rispetto all’ultima volta che si erano visti. Il chitarrista si offrì di provare i brani senza voce, per non affaticarlo; Ozzy volle comunque tentare e cantò a tratti. La sera del concerto si esibì seduto su un trono, con un set breve, prima di raggiungere i Sabbath. Sharon ha raccontato che, dal camerino, lui seguì tutta la giornata sugli schermi e reagì alle performance da fan. Dopo aver cantato, ripeteva: "ce l'ho fatta!". La famiglia sapeva che sarebbe stato un addio, mentre i figli non erano stati messi al corrente e i Sabbath, secondo Sharon, non conoscevano l’intero quadro. Lei ha definito il finale "come un vichingo": una scelta consapevole, affrontata con emozione, e vissuta da Ozzy come una conquista.
Sharon ha detto di aver trovato molto difficile guardare il film, pur considerandolo un documento importante e un omaggio a una giornata nata per Ozzy e per la beneficenza. La pellicola, diretta da Ben Wainwright-Pearce e mixata in surround 5.1, arriverà nelle sale il 28 e il 29 ottobre.
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