Addio a Glen Hansard, il cantautore è scomparso a 56 anni in seguito ad un incidente
29 luglio 2026 alle ore 16:26, agg. alle 16:42
Glen Hansard, il cantautore e attore di Dublino, è morto in seguito ad un incidente motociclistico
Il mondo della musica piange la scomparsa di Glen Hansard, cantautore e musicista irlandese vincitore del Premio Oscar nel 2008 per la canzone Falling Slowly, tratta dal film Once.
L'artista è morto all'età di 56 anni in seguito a un incidente motociclistico avvenuto nelle prime ore del mattino nei pressi di Dublino.
La notizia è stata confermata dal suo management, mentre la polizia irlandese ha avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica dell'incidente.
L'intimità trasformata in musica
Per il grande pubblico il suo nome resterà inevitabilmente legato a Falling Slowly, la canzone che nel 2008 conquistò l'Oscar e portò la sua musica all'attenzione di tutto il mondo. Ma Glen Hansard è stato molto più di un singolo successo. È stato uno dei cantautori più autentici usciti dall'Irlanda negli ultimi decenni, capace di costruire una carriera coerente, lontana dalle logiche commerciali e fondata su una scrittura profondamente umana.
Nato a Dublino nel 1970, iniziò il proprio percorso con i The Frames, band che contribuì a definire una parte importante della scena rock irlandese degli anni Novanta, fondendo rock, folk e tradizione cantautorale in uno stile personale e immediatamente riconoscibile. La sua voce, aspra ma ricca di sfumature emotive, e una scrittura essenziale, mai ridondante, diventarono presto il marchio di fabbrica di un artista capace di raccontare la vulnerabilità con straordinaria naturalezza.
Parallelamente alla musica arrivò anche il cinema. Dopo l'esordio in The Commitments, fu Once a cambiare il corso della sua carriera. Interpretato insieme a Markéta Irglová, il film conquistò pubblico e critica grazie alla sua semplicità e alla forza delle sue canzoni.
Il successo di Falling Slowly, premiata con l'Academy Award come Miglior Canzone Originale, aprì una nuova fase artistica che proseguì con il progetto The Swell Season e, successivamente, con una serie di album solisti nei quali Hansard consolidò la propria reputazione di songwriter raffinato, capace di trasformare emozioni quotidiane in racconti universali senza mai perdere autenticità.
Il rispetto dei giganti del rock
Pur rimanendo lontano dallo stereotipo della rockstar, Glen Hansard godeva della stima di alcuni dei nomi più importanti della musica internazionale. Con Bono condivideva non soltanto le origini irlandesi, ma anche un forte impegno civile: negli anni hanno spesso collaborato, partecipando insieme ai tradizionali concerti di beneficenza natalizi nelle strade di Dublino e rafforzando un rapporto costruito ben oltre la semplice collaborazione artistica. La sua presenza nel documentario Bono & The Edge: A Sort of Homecoming, with Dave Letterman è stata l'ennesima testimonianza del legame con l'universo degli U2.
Tra gli estimatori più convinti c'era anche Eddie Vedder, con cui ha condiviso più volte il palco. I due erano accomunati da una concezione della musica come mezzo di espressione sincera, prima ancora che spettacolo, e negli anni hanno costruito un'amicizia fatta di collaborazioni, concerti e reciproca ammirazione.
Hansard era inoltre uno dei pochi cantautori contemporanei ad aver conquistato il rispetto di figure monumentali come Bob Dylan e Bruce Springsteen. Dylan lo volle come artista di apertura in alcune date dei suoi tour, riconoscendone il talento di interprete e autore, mentre Springsteen lo invitò più volte sul palco durante i concerti, arrivando anche a eseguire insieme a lui alcuni brani. Per Hansard, cresciuto ascoltando entrambi, non si trattava semplicemente di collaborazioni prestigiose, ma del riconoscimento da parte di due dei più grandi narratori della musica americana.
Sul palco Hansard non aveva bisogno di effetti speciali.
Hansard apparteneva a quella categoria sempre più rara di artisti per cui la tecnica era soltanto un mezzo. Sul palco privilegiava l'intensità all'esibizione, il silenzio quanto il rumore, riuscendo a trasformare concerti spesso essenziali in esperienze emotivamente travolgenti. Era un narratore che sapeva trovare la poesia nelle piccole crepe della quotidianità, senza artifici e senza maschere.