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Yungblud: “Non ho mai detto di essere il futuro del rock”

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Author image Gianluigi Riccardo

19 maggio 2026 alle ore 13:11, agg. alle 13:40

Il cantante britannico replica velatamente alle polemiche nate dopo “Fix Ur Face” di MGK e chiarisce: “Sono solo un ragazzo inglese che fa la sua musica”.

Negli ultimi mesi il nome di Yungblud è tornato al centro del dibattito non per i tanti successi che nel giro di un anno lo hanno visto trasformarsi in certezza, dall'album "IDOLS", alla collab con gli Aerosmith o il clamoroso exploit live a “Back To The Beginning” che gli è valso un GRAMMY, ma soprattutto per la polemica nata attorno alle parole di MGK

Adesso, però, Yungblud ha deciso di intervenire direttamente. E lo ha fatto con toni molto chiari, cercando soprattutto di smontare quella narrazione che negli ultimi anni gli è stata cucita addosso: quella del “nuovo salvatore del rock”.

In un’intervista con The i Paper, il cantante britannico ha dichiarato: “È stato un grande anno, ma non mi piace essere chiamato il futuro del rock. Non mi piace che la gente pensi che sia stato io a dirlo”. Una frase che molti hanno interpretato come una risposta indiretta proprio alle recenti frecciate arrivate da MGK.

Yungblud ha poi aggiunto: “Sono un ragazzo della classe media, non ho mai sostenuto il contrario, e sto semplicemente facendo la mia cosa. Sono un ragazzo inglese che ama il suo Paese”.

Parole importanti perché arrivano in un momento in cui il suo nome è diventato divisivo dentro la scena rock. Da una parte c’è chi lo considera uno dei pochi artisti capaci di riportare il rock nelle classifiche mainstream e tra il pubblico più giovane. Dall’altra c’è chi continua a vedere il suo personaggio come costruito, troppo pop o troppo distante dall’immaginario tradizionale del rock classico.


La polemica con MGK e i riferimenti a “Fix Ur Face”

Il riferimento più evidente è arrivato nelle scorse settimane con “Fix Ur Face”, il nuovo brano di MGK. Nel pezzo, il musicista americano canta: “Mickey Mouse kids turned rockstars / Leaving private schools, tryna be outlaws”. Un verso che molti fan hanno collegato immediatamente a Yungblud, soprattutto per il riferimento al passato televisivo e alle scuole private frequentate dal cantante inglese.

Yungblud, infatti, prima della musica aveva recitato nella serie Disney The Lodge e ha frequentato istituti privati nello Yorkshire e a Londra. Elementi che da tempo vengono utilizzati online per contestare la sua immagine “punk” o outsider.

La risposta dell’artista, però, sembra voler spostare il discorso su un altro piano. Non tanto una difesa del proprio background, quanto il rifiuto di una narrazione che lui sostiene di non aver mai costruito. “Non mi piace che la gente pensi che sia stato io a dire di essere il futuro del rock”, ha ribadito.

È un punto centrale della vicenda. Perché negli ultimi anni quella definizione gli è stata attribuita soprattutto da altri artisti e da parte della stampa musicale. Dave Grohl, per esempio, lo aveva presentato pubblicamente come una prova vivente che “il rock’n’roll non è morto”, mentre diversi musicisti storici hanno elogiato il suo impatto sulla nuova generazione.

Yungblud, invece, continua a respingere l’idea di essere l’uomo incaricato di “salvare” il rock. Lo ha spiegato anche recentemente parlando della scena contemporanea: “La gente mette troppa pressione su una sola persona per riportare in vita il rock. È una sciocchezza”.


Un 2026 enorme: da Black Sabbath ai Grammy

Al netto delle polemiche, il momento artistico di Yungblud resta impressionante. Il 2026 è stato l’anno della definitiva consacrazione internazionale. Il punto di svolta è arrivato con “Back To The Beginning”, il gigantesco evento dedicato all’addio dei Black Sabbath a Birmingham.

Davanti a decine di migliaia di persone, Yungblud ha interpretato “Changes” in una performance che ha cambiato la percezione di molti nei suoi confronti. Lui stesso l’ha definita una sorta di momento “Davide contro Golia”, raccontando di aver percepito inizialmente grande diffidenza da parte del pubblico storico del metal e del rock classico.

Quella performance, però, ha avuto un effetto enorme. Ha aperto definitivamente il dialogo con una parte di pubblico che fino a quel momento lo aveva guardato con sospetto e gli ha regalato una credibilità nuova anche nell’ambiente rock tradizionale.

Da lì è arrivata una stagione di collaborazioni pesanti. Su tutte quella con gli Aerosmith per l’EP One More Time, nato insieme a Steven Tyler e Joe Perry. Un progetto che ha ulteriormente consolidato il rapporto di Yungblud con la vecchia scuola rock americana, rinsaldato ulteriormente dall'incontro con gli Smashing Pumpkins per una inedita versione del singolo 'Zombie'.

Nel frattempo "Idols", in attesa del secondo capitolo, ha confermato la sua crescita commerciale e artistica. Il disco è diventato uno dei lavori rock più discussi dell’anno, portandolo fino ai Grammy, dove ha conquistato il premio per la Best Rock Performance grazie proprio alla sua interpretazione di “Changes”.

E mentre continua il tour mondiale, Yungblud guarda già oltre. “Ho fatto le arene, ho fatto i festival, ma voglio diventare un artista da stadio”, ha spiegato.

Un’ambizione enorme, coerente però con la traiettoria di un artista che, piaccia o no, oggi è uno dei pochissimi nomi rock capaci di occupare contemporaneamente streaming, festival mainstream, social network e dibattito culturale.


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