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Tommy Lee: “Qualcuno sarebbe morto”. Le follie dei Mötley Crüe con Ozzy

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Author image Gianluigi Riccardo

04 giugno 2026 alle ore 13:00, agg. alle 13:39

Dall’epico tour con Ozzy Osbourne alle iniezioni di Jack Daniel’s, Tommy Lee ripercorre gli anni più estremi dei Mötley Crüe

Per decenni i Mötley Crüe sono stati il simbolo stesso degli eccessi del rock. Droghe, alcol, incidenti, overdose, arresti, morti, e comportamenti fuori controllo hanno contribuito a costruire una leggenda che ancora oggi accompagna la band. Ma dietro il mito c’era una realtà molto più pericolosa. Lo ha raccontato Tommy Lee in una recente intervista allo Zach Sang Show, spiegando come il gruppo arrivò a un passo dal disastro prima di entrare in riabilitazione e registrare quello che sarebbe diventato il loro album più importante, "Dr. Feelgood".

Le nuove dichiarazioni del batterista riportano al centro anche uno dei capitoli più noti della storia del rock anni Ottanta: il celebre tour condiviso con Ozzy Osbourne. Un periodo entrato nella cultura pop per le storie assurde raccontate negli anni dai protagonisti, ma che secondo Lee rappresentò anche la dimostrazione concreta di quanto lontano si fossero spinti tutti i coinvolti.

Il tour con Ozzy Osbourne e la preoccupazione di Sharon

Quando i Mötley Crüe si ritrovarono a condividere la strada con Ozzy Osbourne a metà degli anni Ottanta, la reputazione della band era già fuori controllo. Le cronache dell’epoca e i racconti successivi hanno contribuito a trasformare quel tour in una sorta di enciclopedia degli eccessi rock.

Tommy Lee ha ricordato ancora una volta alcuni degli episodi più noti legati a Ozzy, confermando che molte delle storie considerate quasi leggendarie sono realmente accadute. Tra queste c’è il celebre episodio in cui il frontman dei Black Sabbath sniffò una fila di formiche e arrivò perfino a bere urina da terra durante una sfida assurda tra rockstar decise a dimostrare chi fosse il più estremo. Lee ha ribadito che quei racconti sono “assolutamente veri” e impossibili da inventare.

In quel contesto Sharon Osbourne, che da anni gestiva la carriera del marito e ne monitorava gli eccessi, non avrebbe mai visto di buon occhio l’influenza esercitata dai Mötley Crüe. La band era considerata talmente imprevedibile da rappresentare un problema anche per chi era abituato a gestire il caos che circondava Ozzy.

La reputazione dei Crüe si era costruita attraverso una lunga serie di episodi documentati: arresti, devastazioni negli hotel, consumo massiccio di sostanze e comportamenti che spesso superavano i limiti perfino per gli standard dell’epoca. Una fama che contribuì a rendere il gruppo una delle formazioni più discusse e popolari della scena hard rock americana.

"Diciamo che Sharon non era contenta di noi", ha detto Lee "I Motley portano un sacco di ragazze nel backstage dopo il concerto e ci sono tutte queste ragazze che corrono in giro e sembra una festa dappertutto. E Sharon dice 'no' e se ne andava subito. Ci ha tolto tutti i pass per l'after show. Non ci era più permesso avere ospiti nel backstage. Ci ha tagliato fuori"

Fu allora che i Motley Crue decisero di far realizzare delle magliette personalizzate per esprimere il loro disappunto pur ammettendo, ora, che forse Sharon aveva ragione.

"Abbiamo creato delle magliette speciali con una faccina sorridente con un foro di proiettile e la scritta 'no fun tour', perché lei è salita sul palco e ha letteralmente mandato tutto a monte"


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L’iniezione di Jack Daniel’s e il momento della svolta

Tra tutti gli episodi raccontati da Tommy Lee, uno emerge come il simbolo definitivo della perdita di controllo. Il batterista ha ricordato una notte trascorsa insieme a Nikki Sixx in un hotel del Texas, quando i due avevano terminato le droghe che stavano assumendo abitualmente.

“Ci stavamo iniettando eroina e cocaina e avevamo finito tutto”, ha raccontato Lee. “Così abbiamo svitato il tappo di una bottiglia di Jack Daniel’s, riempito una siringa e ci siamo iniettati il whiskey”.

Rileggendo oggi quel momento, il musicista lo considera uno dei punti più bassi mai raggiunti dal gruppo. All’epoca, però, non si rese immediatamente conto della gravità della situazione. Solo successivamente arrivò la consapevolezza.

“È quando arrivi a quel livello che capisci che non sta funzionando. Qualcuno morirà. Qualcuno morirà e allora sarà davvero un disastro”.

Fu proprio quella presa di coscienza a convincere Lee che fosse necessario fermarsi. Il batterista riuscì a coinvolgere anche Nikki Sixx, Vince Neil e Mick Mars. Per la prima volta tutti e quattro decisero di affrontare insieme un percorso di riabilitazione.

La decisione arrivava dopo anni di eccessi culminati anche nell’overdose quasi fatale di Nikki Sixx nel dicembre 1987. Un episodio che aveva già mostrato quanto la situazione fosse diventata pericolosa e che rischiò concretamente di porre fine alla storia della band.


Come i Mötley Crüe sono sopravvissuti agli eccessi

L’aspetto più sorprendente della vicenda è forse proprio questo: i Mötley Crüe riuscirono a sopravvivere a una spirale autodistruttiva che avrebbe potuto cancellarli molto prima del loro successo definitivo.

Dopo la riabilitazione, il gruppo si concentrò completamente sulla musica. Secondo Tommy Lee, quella nuova lucidità ebbe un impatto diretto sulla qualità del lavoro svolto in studio.

“Probabilmente Dr. Feelgood è un disco così bello proprio perché eravamo appena usciti dalla riabilitazione, eravamo sobri e concentrati soltanto sulla realizzazione dell’album”.

I risultati furono immediati. Pubblicato nel 1989, Dr. Feelgood diventò il più grande successo commerciale della carriera dei Mötley Crüe, raggiungendo il primo posto della classifica americana e restando per oltre due anni nelle chart statunitensi. Ancora oggi viene considerato il punto più alto della loro produzione artistica.

La sobrietà, tuttavia, non durò per sempre. Lo stesso Lee ha ammesso che dopo il lunghissimo tour mondiale a supporto dell’album molti vecchi comportamenti tornarono a riaffacciarsi. Ma il passaggio in riabilitazione aveva comunque dimostrato che la band poteva esistere anche senza essere costantemente sull’orlo dell’autodistruzione.

A distanza di quasi quarant’anni, il racconto di Tommy Lee restituisce un’immagine diversa da quella spesso celebrata nei racconti più sensazionalistici. Dietro le storie estreme, le sfide assurde con Ozzy Osbourne e le notti passate a superare ogni limite possibile, c’era un gruppo che aveva compreso una verità semplice: continuare su quella strada avrebbe significato perdere qualcuno. La scelta di fermarsi arrivò appena in tempo per evitare il peggio e consegnare al rock uno dei suoi album più importanti.


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