History

Tom Verlaine e i Television: le fondamenta dell’alternative rock

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Author image Gianni Rojatti

28 gennaio 2026 alle ore 14:25, agg. alle 15:35

La chitarra di Tom Verlaine e MARQUEE MOON dei Television sono la chiave per capire nascita e senso dell’alternative rock e differenza tra new wave e post-punk

Tom Verlaine è stato un chitarrista, compositore e artista decisivo nella storia della musica, lontanissimo dall’immaginario classico tanto del guitar hero, tanto della rockstar. Il suo linguaggio ha definito un’idea di chitarra e musica alternativa nel senso più profondo del termine, rendendolo uno dei padri fondatori dell’alternative rock, figura decisiva nel passaggio tra Punk, New Wave e Post Punk.

Per capirne davvero il peso, è inevitabile partire da MARQUEE MOON (1977), il disco più significativo dei Television: un album che aiuta a chiarire la differenza tra New Wave e Post-Punk e che - soprattutto - ha influenzato generazioni diverse, vivendo una seconda giovinezza nei primi anni Duemila quando è diventato il faro per la nuova scena indie alternative di Bloc Party, Strokes, Interpol...

Anti eroe

Parlare di Tom Verlaine significa parlare di uno dei chitarristi più influenti della storia del rock, a patto però di essere pronti a rinunciare alle aspettative che di solito associamo all’idea di guitar hero. Qui non ci sono assolo spettacolari, riff incendiari o un linguaggio saldamente ancorato al rock blues, al metal o al progressive di matrice classica. Verlaine si muove su un terreno completamente diverso, laterale, che diventerà il terreno dell’alternative rock prima ancora che questa etichetta esista davvero. Un territorio di cui è stato non solo un pioniere, ma uno dei veri padri fondatori. Da lì nascerà una lunga genealogia di “anti eroi della chitarra”, concentrati più sul suono, sull’atmosfera e sulla funzione narrativa della chitarra che sull’esibizione tecnica: Johnny Marr, The Edge, Andy Summers, Adrian Belew, Robert Smith, fino a figure più recenti come Matthew Bellamy. E a chiudere idealmente il cerchio c’è Jeff Buckley - chitarrista non meno straordinario di quanto lo fosse come cantante -  profondamente legato a Tom Verlaine, che avrebbe dovuto produrre il suo secondo album: una connessione interrotta solo dalla sua scomparsa, ma musicalmente e culturalmente chiarissima.


New Wave e Post Punk

Approfondire Tom Verlaine, la sua band Television e il loro album più significativo, MARQUEE MOON (1977), significa anche chiarire una volta per tutte la differenza tra due correnti musicali spesso sovrapposte in modo improprio: New Wave e Post-Punk. Due etichette vicine, legate entrambe all’eredità del punk, ma tutt’altro che sovrapponibili sul piano concettuale. La New Wave nasce alla fine degli anni ’70 come risposta evolutiva al punk: ne conserva l’urgenza di rinnovamento, ma la declina in una forma più accessibile, consapevole, melodica e strutturata. È un contenitore ampio, fluido, che accoglie band molto diverse tra loro ma accomunate da una nuova attenzione alla forma-canzone, all’ironia, alla produzione. Ne fanno parte realtà come Talking Heads, Elvis Costello & The Attractions, Blondie e, in una fase successiva, anche gli U2, soprattutto quelli degli esordi e di BOY (1980) e OCTOBER (1981) o i Police di REGATTA DE BLANC (1979) quando l’urgenza punk viene rielaborata in chiave più atmosferica e melodica. Il Post-Punk, invece, è un atteggiamento ancora più radicale. Parte dal punk per rivoluzionarlo, smontandone le regole e portandolo in una direzione più sperimentale, addirittura colta. Qui la forma-canzone viene spesso destrutturata, le ritmiche si fanno spezzate, i suoni asciutti, le tensioni dissonanti. È una musica meno interessata all’immediatezza e più alla ricerca. È il territorio di Joy Division, Gang of Four, Public Image Ltd.


MARQUEE MOON

I Television si collocano esattamente su questa linea di confine, ma senza appartenere davvero a nessuna delle due categorie. Provengono dalla scena newyorkese di metà anni ’70, quella che ruota attorno al CBGB (Country, BlueGrass and Blues, un piccolo club del Lower East Side che diventerà l’epicentro del punk e della new wave americana), la stessa che vede emergere Ramones, Patti Smith e Talking Heads. Ma, dal punto di vista musicale, i Television sono immediatamente altro. Non condividono l’aggressività frontale del punk né il suo minimalismo ideologico. Allo stesso tempo anticipano molti dei tratti distintivi del post-punk: il rifiuto del virtuosismo spettacolare, la centralità del dialogo tra le chitarre, le strutture dilatate, spesso lontane da qualsiasi logica radiofonica, e un’estetica urbana, nervosa, intellettuale. Tom Verlaine non suona “meno” del rock classico: suona diversamente. Il suo linguaggio assorbe elementi dal garage, dal rock psichedelico, dal jazz modale, ma li asciuga, li rende tesi, irrequieti. Le chitarre di MARQUEE MOON non cercano potenza né calore: cercano tensione, spigolature, architetture diverse. In questo senso, i Television mostrano che nel rock si può essere colti senza essere manieristi, tecnici senza essere esibizionisti, sperimentali senza perdere identità. Non definiscono un genere, ma aprono una possibilità. Ed è proprio questa possibilità a rendere MARQUEE MOON un disco imprescindibile: non perché anticipi programmaticamente qualcosa, ma perché indica una strada laterale, un modo diverso di intendere il rock. Non è un caso che l’album abbia vissuto una seconda giovinezza all’inizio degli anni 2000, diventando un riferimento esplicito per la scena indie e alternative rock. Dai Bloc Party agli Strokes, fino a Interpol, l’influenza dei Television è chiaramente percepibile. In particolare, le chitarre che aprono il brano omonimo “Marquee Moon” sembrano quasi clonate in molte soluzioni di SILENT ALARM (2005) dei Bloc Party: uno dei dischi più rappresentativi di quella stagione, e non a caso profondamente debitore di quel linguaggio chitarristico nervoso e intrecciato. A distanza di decenni, MARQUEE MOON resta un punto di riferimento perché continua a suggerire un’idea alternativa di rock e di ruolo della chitarra. Un’idea che rinuncia all’ego per costruire un linguaggio. Ed è da lì che passa, ancora oggi, gran parte dell'eredità artistica e musicale di Tom Verlaine.


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