Thom Yorke e Harry Styles, una conversazione nata dalle strade di Roma
09 ottobre 2026 alle ore 13:03, agg. alle 13:43
Da un incontro casuale a Roma alla reazione di Yorke dopo la reunion dei Radiohead: i temi emersi nel dialogo con Harry Styles per Rolling Stone.
Musicians on Musicians è la serie di Rolling Stone in cui due artisti si incontrano e si intervistano a vicenda.
Nel caso di Thom Yorke e Harry Styles, il risultato è una conversazione di circa due ore, registrata a Londra a luglio e pubblicata come cover story di Rolling Stone UK.Il dialogo attraversa fama, scrittura, insicurezza, esibizioni dal vivo e il problema di non ripetere i propri successi.
Styles porta la prospettiva di un fan che conosce a fondo il repertorio di Yorke; Yorke, da parte sua, si interessa ai metodi di lavoro e alle scelte artistiche del cantante. Ne nasce un confronto tra musicisti di generazioni e percorsi diversi, ma accomunati dal tentativo di non lasciare che le aspettative esterne decidano in anticipo la direzione della musica.
La conversazione alterna riflessioni e aneddoti, compreso il loro primo incontro per strada a Roma. È da quella scena, avvenuta due anni prima, che il racconto trova il suo punto d’ingresso.
A Roma, prima di un concerto dei The Smile
Nell’estate del 2024 Harry Styles stava passeggiando in una strada del centro quando riconobbe Yorke, arrivato in città per suonare con i The Smile. Styles ascoltava A Moon Shaped Pool in cuffia; il cappellino di Yorke, con la scritta Acid, lo aiutò a identificarlo.
Si fermò per presentarsi e poi raggiunse il concerto alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, dove i The Smile erano attesi il 23 giugno. Nell’intervista Styles racconta di aver sempre avuto un certo timore all’idea di incontrare il suo eroe musicale, ma che l’incontro fu più semplice del previsto.
Yorke rimase sorpreso dal fatto che Styles potesse camminare per strada senza una scorta visibile. La città aggiunge un altro livello all’episodio: Styles racconta di aver trascorso molto tempo a Roma, mentre il legame di Yorke con la capitale è anche personale.
Il leader dei Radiohead abita infatti da tempo in una casa romana condivisa con la moglie Dajana Roncione e precedentemente abitata da Italo Calvino. Per entrambi, quindi, la Capitale è stata, in modi diversi, una città da vivere a passo d’uomo
Scrivere, camminare e non rifare il successo
La conversazione passa presto dalla strada al lavoro. Styles descrive un processo senza un’unica formula: può partire da una frase, da una melodia appena accennata o da un’idea registrata al telefono; a volte, prima di trovare la canzone, attraversa settimane in cui gli sembra di non avere più nulla.
Yorke riconosce questa incertezza e si sofferma sulla necessità di non spiegare subito ogni intuizione. Racconta anche quanto camminare abbia inciso sul proprio modo di scrivere: in un periodo difficile percorse a piedi per giorni una zona piovosa, prendendo appunti, e da quell’esperienza nacque A Wolf at the Door.
La passeggiata, per lui, serve anche a uscire dai propri pensieri e osservare le persone. Il tema si collega alla sua difficoltà, in passato, a lasciare il camerino durante i tour: Michael Stipe dei R.E.M. lo incoraggiò a uscire e a non presumere che ogni sguardo fosse rivolto a lui.
Styles parla invece delle note vocali e di GarageBand come strumenti per conservare le idee nella loro forma più grezza. Il punto comune è la disponibilità a partire da materiali incompleti e a lasciarli cambiare, senza trasformare una formula riuscita in uno schema da replicare.
OK Computer: la stanchezza era arrivata prima dell’uscita
Il passaggio su OK Computer dà profondità alle parole di Yorke sul crollo seguito alla reunion. In una parte dell’intervista, il cantante racconta che al termine delle registrazioni del disco aveva già suonato quei brani molte volte e sentiva il bisogno di passare oltre.
Quando gli fu prospettato un lungo tour, disse di non sentirsi in grado di sostenerlo; la band finì comunque per affrontare più di cento concerti internazionali tra il 1997 e il 1998. Yorke spiega che per lui il movimento in avanti non è un lusso, ma una necessità: restare troppo a lungo dentro lo stesso repertorio può diventare difficile, anche quando quel repertorio è appena diventato il centro dell’attenzione del pubblico.
La storia di OK Computer rende meno sorprendente la sua reazione al tour del 2025: in entrambi i casi, il problema non è la mancanza di affetto per la musica o per il pubblico, ma la fatica di rimanere dentro un capitolo già vissuto. La successiva svolta di Kid A può essere letta anche alla luce di quel bisogno di cambiare prospettiva, senza ridurla a una fuga deliberata dal successo precedente.
Il tour del 2025 e il bisogno di ripartire
Parlando della reunion dei Radiohead, Yorke racconta che durante i concerti si era divertito, ma che al termine del tour aveva attraversato un forte crollo della fiducia in sé.
Ci vollero mesi per ritrovare un equilibrio; riprendere il lavoro sul proprio disco solista, circa due mesi dopo la fine del tour, lo aiutò a sentirsi di nuovo pronto a procedere.
Anche il primo concerto della reunion, a Madrid, riemerge nel suo racconto: la band attraversò il pubblico per raggiungere il palco e, prima ancora di suonare, Yorke sentì l’emozione diventare difficile da contenere.
Dopo sette anni lontani dai concerti dei Radiohead, tornare insieme davanti ai fan aveva un peso che non poteva essere ridotto alla normale routine di un tour. La prospettiva di Styles lo aiuta a parlare anche della vulnerabilità dell’esibirsi e del disagio provato quando il passato viene trasformato in celebrazione o in una sorta di “legacy”.
Yorke dice di stare lavorando a un nuovo album solista, non ancora annunciato ufficialmente.
High and Dry e il rapporto con il proprio passato
Tra gli altri passaggi destinati a far discutere c’è quello su High and Dry.
Quando Styles la cita come esempio di canzone costruita attorno alla voce e alla chitarra, Yorke ammette di aver desiderato di non averla scritta, pur precisando che non la considera una brutta canzone.
La sua distanza riguarda soprattutto quella forma tradizionale da cantautore: con il tempo ha preferito trattare la voce come una componente del suono, capace di stare dentro l’arrangiamento senza dover sempre guidare il significato del brano.
È una risposta che illumina il passaggio dai Radiohead di The Bends a quelli di Kid A, ma anche il suo rapporto più ampio con la nostalgia. Styles, che ha presentato Yorke agli Ivor Novello Awards e che lo aveva invitato alla prima serata della sua residency a Wembley, affronta la conversazione da ammiratore senza trasformarla in un omaggio celebrativo.