Novità

Thom Yorke e Flea, reunion sul palco a Londra: tra “Traffic Lights” e Marvin Gaye

A placeholder image for the article
Author image Gianluigi Riccardo

27 maggio 2026 alle ore 12:25, agg. alle 13:14

Al KOKO di Londra il leader dei Radiohead raggiunge Flea per una doppia performance a sorpresa

Al KOKO di Londra è andata in scena una reunion che, per molti fan, ha avuto il sapore di un ritorno atteso da anni.

Thom Yorke è salito sul palco durante il concerto londinese di Flea, unica data britannica del tour europeo legato a "Honora", il debutto solista del bassista dei Red Hot Chili Peppers. Insieme hanno eseguito "Traffic Lights", brano pubblicato pochi mesi fa proprio all’interno dell’album di Flea, con Yorke alla voce, e una cover di "Got To Give It Up" di Marvin Gaye.

L’apparizione non era stata annunciata. Yorke è comparso a sorpresa davanti al pubblico del club di Camden, riportando immediatamente alla memoria il progetto Atoms For Peace, il supergruppo nato all’inizio degli anni Dieci insieme a Nigel Godrich, Joey Waronker e Mauro Refosco.

La chimica tra i due, sul palco, è sembrata intatta: essenziale, istintiva, lontana da qualsiasi nostalgia costruita a tavolino.


Il ritorno di una connessione musicale mai interrotta

“Traffic Lights” non è una collaborazione occasionale. È il segnale concreto di un rapporto artistico che continua a evolversi anche fuori dalle strutture principali delle rispettive band. Il pezzo, contenuto in "Honora", è stato scritto da Flea insieme a Thom Yorke e Josh Johnson, con una formazione che comprende anche musicisti come Jeff Parker, Deantoni Parks e Mauro Refosco.

Parlando della nascita del brano, Flea aveva spiegato: “Il primo giorno io e Deantoni abbiamo suonato quella che poi è diventata ‘Traffic Lights’”. Una traccia costruita su un groove fluido e nervoso, molto distante dal linguaggio classico dei Red Hot Chili Peppers e decisamente più vicina alle derive jazz-funk ed elettroniche che Yorke frequenta da anni.

La performance londinese ha confermato questa direzione. “Traffic Lights” dal vivo è stata proposta in una versione ancora più libera, quasi elastica, con Yorke impegnato tra voce e chitarra elettrica e Flea concentrato su un basso pulsante e minimale. Niente spettacolarizzazione: solo interplay e tensione ritmica.

Il legame tra i due musicisti nasce formalmente con Atoms For Peace, progetto che prende forma attorno all’album solista di Yorke "The Eraser" e che si consolida definitivamente con "Amok" nel 2013. In quegli anni, Flea rappresentava l’elemento più fisico e imprevedibile di una macchina sonora dominata dalle ossessioni ritmiche di Yorke e Godrich. La loro collaborazione ha funzionato proprio per questo contrasto: disciplina elettronica da una parte, impulso organico dall’altra.

Non è un caso che molti fan abbiano letto l’apparizione londinese come un possibile indizio di una futura riattivazione del progetto. Sui social e nei forum dedicati ai Radiohead, la reunion sul palco è stata accolta come il ritorno di “due musicisti che adorano ancora suonare insieme”.

Da Marvin Gaye agli Atoms For Peace: una storia che si richiude

La scelta di chiudere il mini set condiviso con “Got To Give It Up” di Marvin Gaye non è stata casuale. Yorke e Flea avevano già eseguito il brano dal vivo nel 2013 con gli Atoms For Peace durante un concerto a Città del Messico. All’epoca la cover aveva sorpreso molti osservatori, perché mostrava il lato più apertamente funk e groove-oriented del gruppo.

Al KOKO, tredici anni dopo, quel pezzo è tornato come una specie di filo narrativo tra passato e presente. Yorke, artista raramente associato a repertori soul classici, ha affrontato il brano senza imitazioni, mantenendo il suo timbro obliquo e nervoso dentro una struttura più calda e ritmica. Flea, invece, ha spinto il pezzo verso territori quasi jam-band, lasciando grande spazio all’improvvisazione.

La scelta di Marvin Gaye racconta anche qualcosa del rapporto musicale tra i due. Atoms For Peace non è mai stato soltanto un side project alternativo: era il punto di incontro tra la fascinazione di Yorke per il ritmo e la cultura afrobeat e la naturale inclinazione funk di Flea. In una vecchia intervista riportata da NME, Yorke aveva sintetizzato così la nascita del gruppo: “Eravamo a casa di Flea. Ci siamo ubriacati, abbiamo giocato a biliardo e ascoltato Fela Kuti tutta la notte”.

Quella matrice è rimasta evidente anche nella serata londinese. Nessun revival celebrativo, piuttosto la dimostrazione che il dialogo musicale tra i due continua a esistere in modo spontaneo. Del resto, Honora nasce proprio da questa libertà: un disco che Flea ha costruito lontano dalle dinamiche rock dei Chili Peppers, scegliendo un approccio più jazzistico, introspettivo e collaborativo.



Altre storie

Leggi anche