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Thom Yorke attacca le etichette: “Basta poco per far emergere nuovi artisti, ma non lo fanno”

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Author image Gianluigi Riccardo

25 maggio 2026 alle ore 13:36, agg. alle 14:04

All’Ivor Novello Awards il frontman dei Radiohead critica il sistema discografico e ricorda l’impatto dei Nirvana nella sua formazione artistica.

Nel panorama musicale contemporaneo il tema non è nuovo, ma torna con forza nelle parole di Thom Yorke. Nel corso di un’intervista concessa alla BBC in occasione degli Ivor Novello Awards, il frontman dei Radiohead ha puntato il dito contro il sistema delle etichette discografiche, accusate di non fare abbastanza per sostenere i nuovi artisti.

Il concetto espresso è diretto, quasi chirurgico nella sua semplicità: basterebbe “uno sforzo minimo” per permettere a nuove realtà musicali di emergere, ma l’industria – secondo Yorke – continua a concentrarsi su cataloghi consolidati e su operazioni a basso rischio.

Il punto non è solo economico, ma culturale: l’inerzia delle etichette e delle grosse tech company che popolano il mercato, produce un ecosistema dove la scoperta viene marginalizzata, mentre la riproposizione del già noto diventa la strategia dominante.

Yorke, da sempre critico verso le dinamiche industriali della musica, non introduce un attacco ideologico astratto, ma una lettura pratica. Il nodo è la mancanza di investimento nella fase iniziale degli artisti, quella più fragile e decisiva. In un contesto digitale in cui l’accesso alla produzione è più democratico, il paradosso è evidente: più musica viene pubblicata, meno spazio reale sembra esserci per farla emergere.

"Trovo davvero interessante che le stesse persone che hanno fatto tutto questo ora stiano speculando su questi vecchi cataloghi come se fossero oggetti di valore, come i dipinti di Picasso che restano chiusi in una cassaforte, senza rendersi conto che il loro intero modello economico crollerà se non attuano un po' di quella vecchia redistribuzione. Con una spesa davvero irrisoria, puoi sostenere un artista a cui tieni molto e accompagnarlo nei suoi primi anni di carriera. Senza troppo supporto, si può davvero permettere alle persone di crescere e trovare la propria strada. La verità è che si impara solo dagli errori. Oggigiorno basta un solo errore e sei spacciato."

L’impatto dei Nirvana e la frattura generazionale nella musica

Durante lo stesso confronto con la BBC, Yorke ha riportato anche un ricordo personale legato alla scoperta dei Nirvana e dell’album "Nevermind", sottolineando come il mancato investire nei giovani difficilmente porterà a trovare i nuovi Cobain.

 Il racconto si inserisce in una riflessione più ampia sul momento in cui un artista percepisce un cambio di paradigma e come, ciclicamente, ci sia bisogno di qualche nuovo artista che sia in grado di sorprenderti, esattamente come accadde a lui quando ascoltò per la prima volta i Nirvana.

Yorke ha descritto quel primo ascolto come un punto di rottura percettivo: l’impressione immediata fu quella di trovarsi davanti a qualcosa che non apparteneva ai codici precedenti del rock mainstream. Il senso del messaggio è chiaro: non si trattava solo di una nuova band, ma di un cambio di linguaggio musicale.

"Ricordo la prima volta che ho ascoltato Nevermind e ho pensato: 'Ok, ci siamo'. Ogni tanto capita di provare una sensazione simile. È proprio di questo che parlo."

Questa riflessione rafforza indirettamente la critica alle etichette discografiche contemporanee. Se negli anni ’90 una band come i Nirvana è riuscita a emergere con un impatto globale, oggi – suggerisce Yorke – il sistema tende a smussare o ritardare proprio quei fenomeni di rottura che potrebbero ridefinire il mercato.


Gli Ivor Novello Awards: premi, discorsi e industria musicale a confronto

La cornice dell’intervista è quella degli Ivor Novello Awards, uno degli appuntamenti più rilevanti per la composizione musicale nel Regno Unito. In questa edizione, Thom Yorke è stato premiato per il suo contributo alla scrittura e all’innovazione musicale, riconoscimento consegnato da Harry Styles.

Styles ha introdotto il premio sottolineando l’influenza trasversale della scrittura di Yorke nella musica contemporanea, evidenziando la capacità del frontman dei Radiohead di attraversare generi e decenni senza perdere identità artistica  e sottolineando un legame speciale con la band di Oxford, colonna sonora della sua perdita della verginità.

La serata ha visto anche altri momenti significativi. Tra questi, la premiazione di Rosalía, introdotta da Damon Albarn, figura storicamente legata alla sperimentazione e ai confini mobili del pop britannico. Albarn, che si è anche cimentato con lo spagnolo, ha enfatizzato l’importanza della contaminazione culturale nella musica contemporanea, un tema coerente con il percorso artistico della stessa Rosalía.

Tra gli altri riconoscimenti assegnati nella serata figurano anche artisti emergenti come Lola Young, segno di un’edizione che ha cercato di bilanciare celebrazione dell’industria e attenzione alle nuove voci.


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