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The Cure: “Boys Don’t Cry arriva per la prima volta in nuovi formati

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Author image Gianluigi Riccardo

23 gennaio 2026 alle ore 11:59, agg. alle 12:12

“Boys Don’t Cry” dei The Cure raggiunge 1 miliardo di stream e viene pubblicato in edizione limitata in vinile, CD e digitale.

I The Cure celebrano un momento storico: Boys Don’t Cry ha superato 1 miliardo di stream, diventando il primo brano della band ad entrare nel prestigioso Billions Club. Questo risultato arriva quasi 47 anni dopo l’uscita originale del pezzo e conferma l’enorme impatto culturale e la longevità di uno dei brani più amati della band britannica.

Per festeggiare l’anniversario e il traguardo digitale, la casa discografica ha annunciato una serie di ristampe in formati fisici limitati: vinile da 12” e 7”, CD e versioni digitali speciali saranno disponibili per la prima volta.

Queste edizioni includono mix storici e tracce aggiuntive, offrendo ai fan non solo l’occasione di possedere un pezzo di storia ma anche di riscoprire il suono unico dei Cure in nuove vesti.

I nuovi formati di Boys Don't Cry

La ristampa comprende diverse versioni del singolo, tra cui la celebre Boys Don’t Cry (86 Mix), che per la prima volta sarà distribuita in digitale.

Originariamente prodotta nel 1986 per promuovere la raccolta Staring at the Sea – The Singles, questa versione vede la voce ri-registrata e il brano rimissato rispetto alla registrazione originale del 1979.

Oltre al singolo principale, la nuova edizione include anche i b-side storici come Plastic Passion, Pillbox Tales e Do The Hansa, tutti rimasterizzati per l’occasione.

Le versioni su vinile 12” (in uscita il 21 aprile 2026) e vinile 7” sono state accuratamente restituite con audio di alta qualità, rendendo la ristampa un oggetto da collezione per appassionati e nuovi ascoltatori.



Le origini di “Boys Don’t Cry”: dal 1979 al successo mondiale

Boys Don’t Cry fu pubblicata per la prima volta nell’estate del 1979 come singolo stand-alone, prima di essere inclusa come traccia principale nell’edizione statunitense dell’album di debutto Three Imaginary Boys.

La canzone nasce da un trio di giovani musicisti inglesi: Robert Smith, Michael Dempsey e Lol Tolhurst, che misero insieme un pezzo breve ma immediatamente memorabile, con un testo che esplora le vulnerabilità nascoste dietro un’apparenza spavalda

Il testo di Boys Don’t Cry è spesso interpretato come una riflessione sulla mascolinità e le emozioni represse. Robert Smith stesso ha parlato in passato di come la canzone rifletta le difficoltà di esprimere sentimenti in un contesto culturale che, soprattutto alla fine degli anni ’70, disincentivava la vulnerabilità maschile.

Questa dimensione emotiva ha contribuito alla sua risonanza duratura, facendo di Boys Don’t Cry non solo un successo sonoro ma un simbolo di empatia e introspezione per generazioni di ascoltatori.


Il successo internazionale della versione del 1986

Il brano non solo rappresenta uno dei primi esempi di ciò che sarebbe diventato il sound distintivo dei Cure, ma è anche considerato da molti critici e fan come una pietra miliare della musica post-punk britannica.

Il riff di chitarra contagioso, il ritmo serrato e la voce malinconica di Smith lo hanno reso un classico istantaneo capace di attraversare decenni e generazioni.

Sebbene l’originale del 1979 abbia goduto di grande stima fin dall’inizio, è stata la versione del 1986, nota come New Voice – New Mix, a portare il brano a un pubblico globale ancora più vasto.

Pubblicata per promuovere la raccolta di successi Staring at the Sea – The Singles, questa versione aggiornò la produzione e le voci, contribuendo a consolidare Boys Don’t Cry come uno dei pezzi più riconoscibili della band. 

Curiosamente, quella versione remixata non era mai stata resa disponibile nelle piattaforme digitali fino a questa ristampa, rendendo l’uscita del 2026 non solo un tributo alla storia del brano ma anche un evento editoriale di rilievo per i fan di lunga data. 




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