Super Bowl LX: quando Bad Bunny è più politico dei Green Day
09 febbraio 2026 alle ore 12:34, agg. alle 13:07
I Green Day arrivano carichi di polemiche ma frenano sul palco. Bad Bunny no. Al Super Bowl LX la politica passa dal reggaeton.
Il Super Bowl LX, andato in scena domenica 8 febbraio 2026 al Levi’s Stadium di Santa Clara, California, ha consegnato al pubblico — oltre a una partita spettacolare — un significato culturale e politico reso visibile dalle esibizioni musicali che hanno accompagnato l’evento.
In un clima di tensioni sociali e discussioni pubbliche, i Green Day ha aperto la cerimonia pre-gara con un set che ha diviso l’opinione pubblica, mentre Bad Bunny ha dominato l’Halftime Show con una celebrazione di ritmo e identità culturale che ha sottolineato la diversità degli Stati Uniti e delle comunità latine.
La partita ha visto i Seattle Seahawks conquistare la vittoria contro i New England Patriots per 29-13, in un match seguito da milioni di spettatori in tutto il mondo. Ma al di là del punteggio, il Super Bowl è stato un termometro culturale per il dibattito politico e sociale, con performance che hanno riflettuto idee contrastanti intorno all’identità americana, alle tensioni politiche e al ruolo degli artisti nella sfera pubblica.
Green Day: apertura potente, politica latente
Green Day ha preso il palco prima del kickoff con un medley energico tratto dal loro album iconico American Idiot, includendo brani come "Holiday", "Boulevard of Broken Dreams" e "American Idiot". In passato, il frontman Billie Joe Armstrong ha spesso modificato i testi per inserire riferimenti più diretti alla politica americana contemporanea — ad esempio sostituendo "I’m not part of a redneck agenda" con "I’m not part of the MAGA agenda" durante alcuni concerti negli ultimi anni.
Tuttavia, la performance ufficiale al Super Bowl ha visto l’eliminazione di alcune parti politicamente cariche dei brani: la band ha saltato completamente il secondo verso di "American Idiot" e il ponte critico di "Holiday", evitando di eseguire quei passaggi satirici o dichiarazioni dirette che potrebbero essere stati considerati troppo espliciti per il grande palco televisivo.
Questo non ha impedito che la presenza della band fosse circondata da forte attenzione politica, in parte dovuta a quanto accaduto nei giorni precedenti alla partita. Durante un’esibizione a un evento privato organizzato a San Francisco, Armstrong — prendendo una posizione chiara — ha rivolto parole forti agli agenti dell’ICE (U.S. Immigration and Customs Enforcement), invitandoli a lasciare il proprio "lavoro di merda" e citando figure politiche come Kristi Noem, Stephen Miller e Donald Trump.
La performance pre-Super Bowl, in cui i testi di "Holiday" erano stati modificati per includere riferimenti alla controversa vicenda degli Epstein's files ha intensificato il dibattito su politica, musica e sport.
La scelta di non includere quelle variazioni durante il set ufficiale ha alimentato critiche da parte di alcuni fan e commentatori — per alcuni un’opportunità mancata di portare un messaggio più esplicito su una delle piattaforme più viste al mondo; per altri, una necessità di equilibrare espressione artistica e sensitività televisiva.
Nemmeno la politica ha risparmiato la cerimonia: l’ex presidente Donald Trump ha criticato pubblicamente la scelta di includere artisti come Green Day e Bad Bunny, accusando tali performance di "seminare odio" e definendo le decisioni della NFL come causa di divisione.
Il peso politico di Bad Bunny
Se nella cerimonia di apertura la politica è stata percepita come latente e a volte cautamente trattenuta, l' Halftime Show affidato a Bad Bunny ha rappresentato una celebrazione vibrante di cultura, ritmo e identità. Al centro dello show, l’artista portoricano ha puntato su energia, inclusività e orgoglio culturale piuttosto che su messaggi politici espliciti, offrendo una performance visivamente potente e ricca di riferimenti alle sue radici latino-ispaniche.
La scenografia evocava elementi della vita caraibica e urbana, mentre Bad Bunny ha salutato il pubblico con l’esposizione di bandiere di paesi di lingua spagnola e un messaggio finale pro-unità: “The Only Thing More Powerful Than Hate is Love” - lo stesso sbandierato pochi giorni fa durante la cerimonia dei Grammys - accompagnato da un gesto simbolico con un pallone da football recante la scritta “Together We Are America”.
Nonostante alcune critiche, incluse quelle di Trump che ha definito la scelta dei brani e le predominanti liriche in spagnolo “non sensate”, molti commentatori hanno sottolineato come la performance — pur evitando riferimenti politici diretti — abbia mandato un messaggio unificante attraverso la celebrazione delle identità culturali e della diversità che caratterizzano la società americana contemporanea.
Il rifiuto di Bad Bunny di inserire critiche diretto-politiche è stato interpretato da alcuni come una strategia consapevole: trasformare l’evento in un momento di celebrazione e inclusività, piuttosto che un palcoscenico di scontro ideologico — un contrasto netto rispetto alle tensioni che avevano accompagnato la settimana del Super Bowl ma dal peso politico decisamente importante.