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Sting paga £800k ai Police: finisce la lite sulle royalties

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Author image Gianluigi Riccardo

19 gennaio 2026 alle ore 10:59, agg. alle 11:34

La High Court londinese vede Sting e gli ex Police confrontarsi su milioni di royalties: Summers e Copeland rivendicano diritti non riconosciuti sui grandi successi.

La controversia legale che vede protagonista Sting contro i suoi ex compagni di band Andy Summers e Stewart Copeland ha preso una svolta importante nei primi giorni del 2026. Il frontman dei The Police, leggenda vivente del rock, ha versato oltre 800.000 dollari in royalties ai due musicisti dopo che questi avevano intentato causa presso la High Court di Londra, sostenendo di essere stati storicamente sottopagati per i successi del gruppo.

Summers (chitarrista) e Copeland (batterista) affermano che le loro contribuzioni musicali fondamentali — come il celebre arpeggio di chitarra in Every Breath You Take — meritino compensi ben maggiori di quelli finora ricevuti.

La disputa non riguarda un generico rancore artistico, ma la ripartizione delle entrate da streaming, download e altre forme moderne di sfruttamento digitale, introdotte ben dopo gli accordi originari stipulati negli anni ’70, ’90 e nel 2016.

Secondo i legali dei due musicisti, Sting avrebbe dovuto riconoscere loro “fee da arrangiatori” sulla pubblicazione e sulla digital exploitation dell’immenso catalogo della band.

Sting, invece, contesta che i precedenti accordi — inclusa la versione del 2016 — non prevedano tali compensi per le entrate da streaming, considerandole piuttosto una forma di “performance pubblica” e non di vendita diretta.



Vecchie tensioni in una band di successo globale

La rivendicazione di Summers e Copeland non nasce da un giorno all’altro. The Police si sono formati nel 1977 e hanno raggiunto la fama planetaria con cinque album che hanno venduto oltre 75 milioni di copie nel mondo, conquistando premi come Grammy e Brit Awards e l’induzione nella Rock & Roll Hall of Fame. Tuttavia, nonostante la coesione professionale in studio e sul palco, i rapporti personali tra i membri non sono mai stati privi di tensioni.

Il gruppo si è sciolto ufficialmente nel 1984, con Sting che ha intrapreso una carriera solista di enorme successo. Anche dopo reunion occasionali, come il tour mondiale del 2007-2008, le divergenze sul valore delle rispettive contribuzioni artistiche sono rimaste latenti. Sommata alla natura mutata dell’industria musicale digitale, la percezione di disparità economica ha fatto tornare prepotentemente alla ribalta questioni mai del tutto risolte.

Storicamente, mentre Sting ha sempre ottenuto la maggior parte dei crediti di composizione (compreso per la megahit Every Breath You Take), Summers e Copeland sostengono che la loro influenza su arrangiamenti e sound meritasse riconoscimento contrattuale. L’aumento dei guadagni da streaming negli ultimi due decenni ha amplificato la posta in gioco, tanto che un brano come Every Breath You Take genera ancora royalties significative ogni anno.

Secondo i documenti depositati in tribunale, l’accordo verbale originario del 1977 prevedeva che ogni membro ricevesse una quota del 15 % delle royalty derivanti dalle canzoni scritte dagli altri, un’intesa poi formalizzata in diverse versioni scritte tra il 1981 e il 2016. Tuttavia, nessun testo contrattuale del passato contempla esplicitamente l’era digitale: un vuoto legale che ora è al centro dello scontro.


Il pagamento, il nodo streaming e cosa potrebbe accadere

Alla vigilia di una fase cruciale del procedimento giudiziario, Sting ha già effettuato pagamenti per oltre 800.000 dollari a Summers e Copeland come riconoscimento di “storiche sotto-compensazioni”, una cifra significativa ma ben lontana dai 2-10 milioni di dollari richiesti dai querelanti. I legali di Copeland e Summers sostengono che la somma non include gli interessi e non riflette adeguatamente le entrate derivate da streaming e download.

Dall’altra parte, la difesa di Sting sostiene che i termini dell’accordo attuale non obbligherebbero a pagare compensi aggiuntivi per flussi digitali e che, a volte, potrebbe persino aver sovrapagato i colleghi rispetto a quanto previsto dai contratti precedenti. Tale posizione giuridica è destinata a essere messa alla prova nelle prossime udienze, con un processo completo che potrebbe protrarsi per mesi.

Il caso Police non è isolato nel mondo della musica: contrasti su royalties, soprattutto in relazione alle nuove tecnologie di fruizione, emergono sempre più frequentemente tra gli artisti delle generazioni d’oro. La risoluzione di questa controversia potrebbe avere importanti implicazioni per band storiche le cui opere storiche generano redditi per decenni oltre il loro picco creativo.

Ad oggi, mentre l’aspetto economico è centrale, non va sottovalutato l’aspetto umano: una band con uno dei cataloghi più amati della storia della musica rischia di veder riaffiorare conflitti che sembravano sepolti con il passare degli anni.

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