Spazio e rock: cinque storie tra Major Tom, astronauti e galassie distopiche
06 ottobre 2026 alle ore 13:41, agg. alle 14:19
Da Bowie ai Beatles, il rock ha usato lo spazio per raccontare esplorazione, solitudine e futuro.
Nel rock lo spazio è molto più di uno sfondo spettacolare. È un luogo lontano dalla Terra, dove le regole possono cambiare e l’immaginazione può spingersi oltre il quotidiano. Negli anni della corsa allo spazio, la fantascienza, le missioni lunari e le nuove tecnologie hanno dato agli artisti un lessico fatto di astronavi, segnali radio, pianeti e astronauti.
Ma dietro quella scenografia c’è spesso una domanda molto umana: cosa succede quando si parte, si resta soli o si torna a casa dopo che il mondo è cambiato?
È un’immagine che il rock ha potuto trasformare in molti modi e che trova senso specialmente nella settimana dedicata allo spazio, la World Space Week.
David Bowie ha fatto dello spazio il teatro di una storia di isolamento; Elton John e Bernie Taupin hanno raccontato il lato ordinario e malinconico del lavoro di un astronauta. I Beatles hanno portato una canzone oltre i confini terrestri nel senso più letterale, mentre Queen e Rush hanno usato la fantascienza per immaginare il tempo che si dilata e società future sottoposte al controllo. In altri casi, come nel prog e nella psichedelia, lo spazio è diventato anche un modo per allargare la forma stessa della musica: suite estese, paesaggi sonori e dischi concepiti come viaggi.
1. David Bowie — “Space Oddity”
Major Tom parte cinque giorni prima di Apollo 11. David Bowie pubblica “Space Oddity” l’11 luglio 1969, pochi giorni prima del lancio della missione che avrebbe portato gli astronauti sulla Luna. La canzone nasce anche dall’impressione lasciata da 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick: il suo astronauta, Major Tom, è un personaggio immaginario alle prese con una missione e con una distanza sempre più difficile da colmare.
Nel 2013 il brano ha compiuto un viaggio molto diverso: l’astronauta canadese Chris Hadfield ne ha registrato una versione a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, accompagnandola con un video girato in orbita. La NASA lo presenta come il primo video realizzato sulla ISS: la fantascienza di Bowie si è così incrociata con una missione reale.
2. The Beatles — “Across the Universe”
Una canzone dei Beatles è stata trasmessa verso le stelle.
Il 4 febbraio 2008 la NASA ha inviato “Across the Universe” nello spazio profondo attraverso la rete di antenne Deep Space Network, indirizzandola verso Polaris, la Stella Polare, distante circa 431 anni luce dalla Terra.
L’iniziativa celebrava diversi anniversari: i quarant’anni dalla registrazione del brano, i cinquant’anni della NASA e il ruolo della rete nelle comunicazioni con le missioni spaziali. Paul McCartney accolse l’idea con un messaggio ironico, invitando l’agenzia a mandare il suo saluto agli alieni. La trasmissione non significa che qualcuno, da qualche parte, abbia già potuto ascoltarla: il segnale viaggia alla velocità della luce e deve ancora attraversare una distanza enorme. Ma per una canzone intitolata “Across the Universe”, la destinazione era difficile da immaginare più letterale.
3. Queen — “’39”
Per l’astronauta passa un anno; sulla Terra ne trascorrono cento. Scritta da Brian May per A Night at the Opera, “’39” usa un arrangiamento folk per raccontare una vicenda di fantascienza. Un uomo parte lasciando la famiglia e viaggia nello spazio; quando torna, il tempo trascorso per lui è molto più breve di quello passato sulla Terra.
May ha spiegato che il protagonista è invecchiato di un anno, mentre a casa ne sono passati cento: l’uomo non ritrova la moglie, ma la figlia, nella quale riconosce qualcosa della donna che aveva lasciato. Il meccanismo narrativo si basa sulla dilatazione del tempo, ma il centro emotivo è la separazione. La canzone mostra bene come il rock possa affrontare un concetto scientifico senza rinunciare a una storia intima, costruita intorno a un ritorno che non può davvero ricomporre il passato.
Del resto chi meglio del chitarrista, anche astrofisico, per esprimere un concetto del genere? E non dimentichiamoci di Flash Gordon!
4. Elton John — “Rocket Man”
La fantascienza di Ray Bradbury incontra un astronauta di Apollo 15. Bernie Taupin ha indicato come ispirazione per il testo di “Rocket Man” il racconto The Rocket Man, pubblicato nel 1951 da Ray Bradbury. La canzone racconta il lato meno trionfale del viaggio spaziale: la routine e la lontananza di chi parte per lavoro, lasciando a casa la propria famiglia. Il 28 aprile 1972, il giorno di un concerto a Houston, Elton John e la sua band visitarono il centro spaziale della NASA e furono accompagnati da Al Worden, astronauta della missione Apollo 15. Il brano avrebbe poi avuto un rapporto concreto con le missioni: è stato usato come sveglia per equipaggi dello Space Shuttle e l’astronauta dell’ESA André Kuipers raccontò di ascoltarlo sulla Stazione Spaziale Internazionale. Da racconto immaginario a compagnia per chi si trovava davvero in orbita.
5. Rush — “2112”
In una galassia futura, anche la musica può diventare proibita. La suite che apre 2112, album dei Rush del 1976, racconta una società governata dai Priests of the Temples of Syrinx. Sono loro a decidere quali libri leggere, quali canzoni ascoltare e quali immagini guardare. La svolta arriva quando il protagonista scopre uno strumento musicale e una forma di creatività che quel sistema non può controllare.
La storia si svolge in un futuro dominato dalla Red Star of the Solar Federation e occupa per intero il lato A del disco: la fantascienza diventa così la struttura portante di un’opera rock, non un semplice elemento decorativo. I Rush hanno ricordato che l’etichetta non voleva un altro album concettuale; la band ignorò il consiglio e il disco divenne il suo primo grande successo commerciale.