History

Rush: Geddy Lee, oltre il ruolo del bassista

A placeholder image for the article
Author image Gianni Rojatti

29 luglio 2026 alle ore 12:00, agg. alle 13:01

Cantante, bassista, tastierista e compositore dei Rush, Geddy Lee ha ampliato le possibilità del basso elettrico, influenzando generazioni di musicisti.

Grazie ad alcuni musicisti fondamentali della storia del rock, il basso elettrico ha smesso di essere un semplice sostegno ritmico tra chitarra e batteria, ampliando enormemente il proprio ruolo, le possibilità espressive e il proprio peso nella costruzione di un brano. Tra questi c'è anche Geddy Lee dei Rush.

Nato il 29 luglio 1953, il leader dei Rush ha contribuito a ridefinire il linguaggio del basso nel progressive, lasciando un'impronta che continua a influenzare musicisti di ogni generazione.

Il musicista totale

Se oggi si chiedesse a un musicista di indicare uno dei bassisti più influenti della storia del rock, il nome di Geddy Lee comparirebbe quasi inevitabilmente tra le prime risposte. Eppure, agli inizi della sua carriera, il futuro leader dei Rush era un ragazzo che suonava quasi esclusivamente a orecchio, con una preparazione teorica sorprendentemente limitata. È un dettaglio che emerge da un ricordo di Gene Simmons e che racconta molto più di una semplice curiosità. Aiuta infatti a comprendere la natura di un artista che, senza un percorso accademico alle spalle, sarebbe riuscito a costruire uno dei linguaggi più riconoscibili della storia del basso elettrico. Nato a Toronto il 29 luglio 1953, Geddy Lee non è stato soltanto il bassista dei Rush. In una band composta da tre soli musicisti ricopriva contemporaneamente il ruolo di cantante, bassista, tastierista e principale compositore delle musiche insieme ad Alex Lifeson. Un equilibrio rarissimo, che gli ha consentito di incidere in maniera profonda tanto sull'identità della band quanto sull'evoluzione del rock progressivo. Il suo contributo, però, non si esaurisce nel virtuosismo. La sua vera intuizione è stata immaginare un ruolo completamente diverso per il basso elettrico, trasformandolo da semplice sostegno ritmico a una voce capace di guidare la narrazione musicale.


Un linguaggio personale

Se l'episodio con Gene Simmons restituisce l'immagine di un giovane musicista ancora lontano da una preparazione teorica strutturata, il percorso successivo di Geddy Lee dimostra come la sua crescita sia passata soprattutto attraverso l'ascolto e una curiosità inesauribile. Le influenze che lui stesso ha riconosciuto raccontano un musicista capace di assorbire linguaggi molto diversi tra loro. Chris Squire degli Yes gli mostrò come il basso potesse avere una funzione melodica e centrale nel progressive; John Entwistle gli trasmise un approccio potente e aggressivo, mentre Jack Bruce contribuì a liberare definitivamente il basso dal semplice ruolo di accompagnamento. A tutto questo si aggiunge il gusto melodico di Paul McCartney, un riferimento che riaffiora anche nelle pagine più articolate del repertorio dei Rush. Il risultato non è mai una semplice sintesi delle proprie influenze, ma la costruzione di un linguaggio personale, riconoscibile fin dalle prime battute. Del resto, il contesto nel quale i Rush si sono affermati rende tutto ancora più significativo. Il rock progressivo è uno dei linguaggi più sofisticati della musica contemporanea, costruito su architetture ritmiche complesse, armonie elaborate e strutture compositive lontane dalla forma canzone tradizionale. Eppure Geddy Lee è riuscito a conquistarne i piani più alti seguendo un percorso profondamente personale, dimostrando che una sensibilità musicale fuori dal comune può crescere anche al di fuori di una formazione accademica. Questa capacità di assorbire influenze diverse senza limitarsi a copiarle è uno degli aspetti che rende Geddy Lee una figura unica. Nei Rush il basso non raddoppia quasi mai la chitarra, né si limita a sostenere la batteria. Costruisce melodie autonome, sviluppa contrappunti, occupa registri inconsueti e dialoga costantemente con la voce e con la chitarra di Alex Lifeson. Il risultato è un linguaggio nel quale il basso assume un peso armonico e narrativo del tutto nuovo. Anche il suono contribuisce a renderlo immediatamente riconoscibile: il timbro brillante dei suoi Rickenbacker e Fender Jazz Bass, l'attacco deciso, la ricchezza delle frequenze medio-alte e un sustain generoso permettono a ogni frase di emergere con chiarezza anche negli arrangiamenti più complessi. A partire dagli anni Ottanta, inoltre, Lee amplia ulteriormente il proprio raggio d'azione integrando basso elettrico, tastiere, sintetizzatori e pedali Moog Taurus, costruendo tessiture sonore che diventano una delle firme stilistiche dei Rush. È anche grazie a questa visione che il trio canadese riesce a spingersi oltre i confini del progressive classico, influenzando in maniera profonda il progressive metal e gran parte del rock tecnico degli anni successivi.


Un'eredità che continua

L'eredità di Geddy Lee emerge con chiarezza osservando i musicisti che, negli anni, hanno riconosciuto il suo peso nella propria formazione. Cliff Burton dei Metallica lo indicava come la sua prima grande influenza, affascinato dall'idea di un basso capace di dialogare con le chitarre anziché limitarsi ad accompagnarle. John Myung dei Dream Theater ha più volte sottolineato quanto la precisione tecnica e la ricchezza armonica dei Rush abbiano contribuito alla sua crescita musicale. Les Claypool dei Primus, probabilmente uno dei bassisti più creativi della sua generazione, ha definito il modo di suonare di Geddy Lee «diverso da chiunque altro», arrivando ad accostarne la sensibilità melodica a quella di Paul McCartney. Anche Steve Harris degli Iron Maiden e Tim Commerford dei RATM hanno riconosciuto il debito nei confronti del musicista canadese. È forse questo il dato che descrive meglio la sua statura artistica. Geddy Lee non ha semplicemente lasciato linee di basso memorabili o contribuito alla realizzazione di alcuni dei dischi più importanti del progressive rock. Ha cambiato il modo in cui molti musicisti hanno iniziato a pensare il proprio strumento, dimostrando che il basso poteva sostenere il ritmo, costruire armonie, dialogare con la melodia e diventare esso stesso una delle voci principali del racconto musicale. È questa, probabilmente, la ragione per cui, a oltre cinquant'anni dagli esordi dei Rush, il suo nome continua a rappresentare un punto di riferimento tanto per chi ama il progressive quanto per chiunque voglia comprendere fin dove possa spingersi il linguaggio del basso elettrico.


Altre storie

Leggi anche