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Rolling Stones, Ronnie Wood: "Andrew Watt ha dato nuova linfa alla band e sa tenere testa a Keith Richards"

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Author image Gianluigi Riccardo

28 agosto 2026 alle ore 12:41, agg. alle 12:55

Il chitarrista attribuisce al produttore il nuovo ritmo creativo degli Stones. Un metodo già decisivo con Ozzy, McCartney, Pearl Jam e Iggy Pop.

L’ultimo dato interessante sul futuro dei Rolling Stones non è un annuncio, ma un cambio di passo. Dopo Hackney Diamonds del 2023 e Foreign Tongues, pubblicato nel luglio 2026, Ronnie Wood ha attribuito ad Andrew Watt il merito di aver restituito alla band continuità, disciplina e tensione creativa.

"È un ragazzo giovane, pieno di passione. È un fan e può sostenere quello che dice perché sa suonare. Per questo lo abbiamo ascoltato", ha spiegato Wood a Classic Rock. Il paragone scelto dal chitarrista pesa: con Watt gli Stones sarebbero tornati a una cadenza simile all’epoca di Jimmy Miller, produttore della sequenza Beggars Banquet, Let It Bleed, Sticky Fingers ed Exile On Main St.. "Siamo tornati a quel tipo di ritmo. Adesso la gente non deve più aspettare dieci o dodici anni tra un album e l’altro".

Andrew Watt, il produttore capace di dare ordini a Keith Richards

La qualità decisiva di Watt non è soltanto l’entusiasmo. Wood racconta che gli Stones hanno bisogno di qualcuno disposto a dettare tempi concreti: ingresso in studio alle otto, parti da completare, obiettivi settimanali. Vale anche per Keith Richards. Quando il chitarrista avrebbe risposto "Lo farò quando voglio", Watt gli avrebbe replicato: "No, lo farai quando te lo dico io. E cominci adesso". Secondo Wood, "serve un uomo insolito per parlare a Keith in questo modo".

Dietro l’aneddoto c’è il metodo. Watt non prova a modernizzare gli Stones cancellandone le irregolarità: li fa suonare insieme, lascia scorrere il nastro e interviene su struttura, tempi e decisioni. Foreign Tongues è stato registrato dal vivo in studio, con i musicisti uno davanti all’altro. "L’intreccio che tutti amano nasce in tempo reale, quando Ronnie reagisce a ciò che suona Keith", ha spiegato il produttore a Premier Guitar.

Le parole di Wood non confermano un altro album dopo Foreign Tongues, ma indicano che Hackney Diamonds non è stato un episodio isolato e che il sodalizio ha costruito un sistema replicabile. Anche Richards ha riconosciuto il valore del produttore: "Sono contentissimo che lo abbiamo incontrato, perché sa così tanto degli Stones che io ho dimenticato". Finché esisteranno canzoni e volontà di entrare in studio, Watt sembra aver trovato il modo di rimettere in moto la macchina.


Da Ozzy Osbourne ai Pearl Jam: Andrew Watt riattiva l’identità degli artisti

Il modello era emerso con Ozzy Osbourne. Ordinary Man del 2020, primo album del cantante in dieci anni, nacque dopo la collaborazione con Post Malone e fu costruito rapidamente con Watt alla chitarra, Duff McKagan al basso e Chad Smith alla batteria. "Pensavo di non avere la forza, ma Andrew è riuscito a tirarla fuori da me", disse Ozzy Osbourne. Watt produsse anche Patient Number 9 del 2022, vincitore del Grammy come miglior album rock, consolidando una relazione artistica e personale.

Con Iggy Pop, Every Loser del 2023 seguì una logica simile ma senza imposizioni. Watt, McKagan e Smith preparavano tracce, Iggy sceglieva quelle che lo convincevano e scriveva. "Non mi ha messo alcuna pressione", raccontò Pop. "Mi divertiva quello che stavamo facendo". La sintesi dello stesso Iggy resta perfetta: "Sono quello senza maglietta che fa rock. Andrew lo capisce e abbiamo fatto un disco alla vecchia maniera".

Per i Pearl Jam, Watt aveva già prodotto Earthling di Eddie Vedder e suonato negli Earthlings prima di guidare Dark Matter nel 2024. Stone Gossard ha descritto uno studio pronto dal primo minuto: strumenti collegati, nessuna trafila tecnica, nessun dramma. "Siamo entrati e abbiamo suonato. Il disco aveva subito il suo suono", ha detto, definendo Watt "un artista del suono". La sua energia ha spinto il gruppo verso il lato più aggressivo e istintivo, quello che un fan di lunga data conosceva prima di sedersi alla console. Lo stesso Gossard ha spiegato alla Recording Academy che l’entusiasmo del produttore ha guidato l’intero processo.


Paul McCartney, l’entusiasmo "invadente" e l’italiano Marco Sonzini

La collaborazione con Paul McCartney, sfociata in The Boys Of Dungeon Lane, chiarisce un’altra qualità di Watt: sa essere insistente senza imporre un’identità prefabbricata. "Dopo la prima sessione pensai: mi piace, ma è un po’ invadente", ha ammesso McCartney. "Ma per un produttore non è un difetto: è entusiasmo, ed è contagioso". Fu proprio McCartney a suggerirlo agli Stones durante una cena con Ronnie Wood.

Il filo comune non è un suono standard. Con Ozzy ha ricostruito fiducia, con Iggy ha creato libertà, con i Pearl Jam ha recuperato l’impatto collettivo, con McCartney ha trasformato la curiosità in canzoni e con gli Stones ha rimesso al centro disciplina e interplay. Watt, già al lavoro con Lady Gaga, Miley Cyrus e Post Malone, ha vinto il Grammy come Producer Of The Year nel 2021, ma nel rock difende accelerazioni, rallentamenti e imperfezioni umane.

Nella sua squadra ricorre inoltre un nome italiano: Marco Sonzini, ingegnere del suono piacentino trasferitosi a Los Angeles, entrato nell’orbita di Watt dopo una sessione per Elton John e Stevie Wonder. Sonzini figura nei crediti di Hackney Diamonds, Foreign Tongues, Every Loser e Dark Matter. Una presenza poco visibile ma importante nel laboratorio che sta aiutando alcuni dei più grandi nomi del rock a non vivere soltanto della propria storia.

Qui l'intervista di Sonzini a Radiofreccia in occasione dell'uscita di Hackney Diamonds.

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