Rolling Stones, Andrew Watt promette: “Foreign Tongues sarà più ruvido di Hackney Diamonds”
28 maggio 2026 alle ore 13:45, agg. alle 13:55
Il produttore Andrew Watt anticipa il nuovo album degli Stones: più jam, più Keith Richards e un suono meno rifinito rispetto a Hackney Diamonds.
I Rolling Stones non sembrano avere alcuna intenzione di rallentare. Dopo il successo di "Hackney Diamonds", il disco del ritorno pubblicato nel 2023, Mick Jagger, Keith Richards e Ronnie Wood sono già pronti a tornare con "Foreign Tongues", nuovo album in uscita il 10 luglio per Polydor/Universal. A raccontare la direzione del progetto è stato ancora una volta Andrew Watt, produttore già dietro il precedente lavoro della band, che in un’intervista al Telegraph ha spiegato come il nuovo capitolo sarà molto diverso dal predecessore.
Secondo Watt, Foreign Tongues avrà un approccio più spontaneo e meno costruito rispetto a Hackney Diamonds. “Mi piace ancora di più”, ha dichiarato parlando del disco. “È più grezzo, più vivo, più costruito sulle jam. E aspettate di sentire cosa sta suonando Keith. È incredibile”.
Parole che confermano la volontà della band di tornare verso un suono più diretto, quasi da sala prove, lontano dalla produzione più levigata e contemporanea che aveva caratterizzato molti momenti di Hackney Diamonds. Un disco che aveva riportato gli Stones al centro della scena rock mondiale, grazie anche a una lunga serie di ospiti e a una produzione molto compatta e moderna.
Un disco registrato in poche settimane e costruito sull’energia della band
Uno degli aspetti più interessanti emersi dalle dichiarazioni di Andrew Watt riguarda proprio il metodo di registrazione. "Foreign Tongues" è stato inciso in meno di un mese ai Metropolis Studios di Londra, una scelta che sembra avere influenzato profondamente il carattere del disco.
Mick Jagger ha spiegato che la velocità delle sessioni ha contribuito a mantenere alta la tensione creativa: “È stato un periodo molto intenso. Avevamo 14 grandi brani e siamo andati il più velocemente possibile. Mi piace lavorare ai Metropolis perché non sono studi troppo grandi e si sente la passione nella stanza”.
Un approccio quasi opposto rispetto a molte produzioni rock moderne, spesso costruite in tempi lunghissimi e con registrazioni frammentate. Qui invece gli Stones sembrano avere scelto l’urgenza. Più esecuzione dal vivo, meno sovraincisioni e una maggiore centralità dell’interplay tra i musicisti.
Anche per questo Watt ha parlato di un disco “più jam-oriented”, cioè nato direttamente dal dialogo musicale della band. Un elemento che inevitabilmente riporta al DNA storico degli Stones, quello degli anni Settanta, quando molte delle loro canzoni più celebri prendevano forma direttamente in studio.
Il produttore ha raccontato anche il proprio entusiasmo nel lavorare con il gruppo: “Non c’è mai stato un giorno in cui entrassi in studio senza pensare: sto andando a vedere suonare i Rolling Stones”.
Keith Richards al centro del nuovo suono degli Stones
Tra gli elementi più evidenziati da Andrew Watt c’è il ruolo di Keith Richards. Se in Hackney Diamonds la band aveva alternato episodi molto diversi tra loro, passando dal rock classico a produzioni più moderne e radiofoniche, "Foreign Tongues" sembra invece ruotare maggiormente attorno alle chitarre.
“Aspettate di sentire la roba che suona Keith”, ha detto Watt al Telegraph, lasciando intuire che Richards avrà un peso ancora più centrale nel sound del disco.
Non è un dettaglio secondario. Negli ultimi anni gli Stones avevano lavorato molto sulla scrittura di Jagger e sulla costruzione di singoli immediati. Stavolta invece il focus sembra spostarsi verso la dinamica più ruvida e imprevedibile che da sempre nasce dal rapporto tra Richards e Ronnie Wood.
A rendere ancora più interessante il progetto sarà la presenza di diversi ospiti. Nel disco compariranno Paul McCartney, Robert Smith dei Cure, Steve Winwood e altri musicisti ancora non annunciati ufficialmente. Una formula già sperimentata in Hackney Diamonds, ma che qui potrebbe inserirsi in un contesto più sporco e meno “di lusso”.
Particolarmente curioso il coinvolgimento di Robert Smith. Mick Jagger ha raccontato come la collaborazione sia nata quasi per caso: “Sono arrivato in studio a Londra per registrare le voci e c’era questo tizio con una lunga veste e il rossetto ovunque. Quando si è girato ho detto: tu sei Robert Smith dei Cure! E lui ha risposto: sì. Allora gli ho detto: già che sei qui, tanto vale fare qualcosa”.
Jagger ha poi aggiunto: “A volte le collaborazioni nascono così”.
L’impressione generale è che Foreign Tongues voglia essere un disco meno celebrativo e più istintivo rispetto al ritorno del 2023. Non un’operazione nostalgia, ma un album costruito sull’energia reale di una band che continua a suonare insieme con una naturalezza impressionante.
E forse è proprio questo il punto più interessante delle parole di Andrew Watt: dopo oltre sessant’anni di carriera, gli Stones sembrano ancora inseguire il suono di una band affamata, più interessata alla tensione del rock’n’roll che alla perfezione tecnica.
Un dettaglio che, almeno dalle premesse, potrebbe fare di Foreign Tongues uno dei dischi più diretti e istintivi della loro ultima fase artistica.