History

Rock ed arti marziali: Elvis cintura nera

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Author image Gianluigi Riccardo

21 luglio 2026 alle ore 13:31, agg. alle 13:50

Il Re del Rock studiò arti marziali per quasi vent’anni, portandone tecniche e gestualità sul palco e trasformando il karate in una passione totalizzante.

Elvis Presley non collezionava soltanto dischi, automobili, distintivi, armi e oggetti legati all’America che aveva contribuito a cambiare. Tra le sue passioni più profonde e durature ci furono anche il karate e le arti marziali, entrate nella sua vita durante il servizio militare e rimaste con lui fino agli ultimi anni.

Il 21 luglio 1960 Elvis ottenne la cintura nera di primo grado. Non si trattò di un riconoscimento puramente ornamentale: il cantante aveva iniziato ad allenarsi due anni prima, mentre era di stanza in Germania con l’esercito statunitense, e avrebbe continuato a studiare tecniche, stili e filosofia marziale per il resto della sua vita.

Elvis conservò il certificato di quella prima cintura nera nel portafoglio fino alla morte, avvenuta nel 1977.

Il karate diventò progressivamente parte della costruzione fisica e visiva del Re del Rock. Alcuni dei movimenti che caratterizzarono i suoi concerti negli anni Settanta, dalle posizioni delle gambe ai colpi portati nel vuoto, derivavano direttamente dalle ore trascorse in palestra. Sotto le tute bianche decorate, i mantelli e le cinture scenografiche degli show di Las Vegas, c’era anche il lavoro di un artista che aveva trasformato una disciplina personale in un elemento del proprio linguaggio sul palco.


Dal servizio militare alla prima cintura nera

Elvis scoprì il karate nel 1958, dopo essere stato arruolato nell’esercito e trasferito in Germania. Il suo primo maestro fu Juergen Seydel, insegnante tedesco legato allo Shotokan, che iniziò ad allenarlo nella casa presa in affitto dalla famiglia Presley a Bad Nauheim. In un periodo segnato dalla lontananza dagli Stati Uniti, dalla rigidità della vita militare e dalla morte della madre Gladys, le arti marziali gli offrirono una struttura precisa: allenamento, ripetizione, disciplina e controllo del corpo.

Al rientro negli Stati Uniti, nel marzo 1960, Elvis proseguì il percorso. Fu esaminato da Hank Slemansky, specialista di Shorin-ryu e istruttore a Fort Campbell, che il 21 luglio gli assegnò il primo dan. La data è rimasta una delle tappe più importanti della sua biografia privata, molto più significativa di quanto suggerirebbe la classica immagine della rockstar che riceve una cintura per ragioni promozionali.

Nello stesso periodo Elvis incontrò Ed Parker, fondatore dell’American Kenpo e una delle figure decisive nella diffusione delle arti marziali negli Stati Uniti. Parker divenne un amico, un maestro e, in alcune occasioni, una presenza legata anche alla sicurezza personale del cantante. Il Kenpo, basato su rapidità, combinazioni e risposta immediata a un’aggressione, si adattava bene all’interesse di Elvis per l’autodifesa.

Con il passare degli anni, la preparazione del cantante si allargò ulteriormente. Elvis lavorò anche con Kang Rhee, fondatore del sistema Pasaryu, e arrivò a ricevere certificati di settimo e ottavo grado negli anni Settanta. Graceland conserva ed espone documenti relativi a entrambi i riconoscimenti, insieme al materiale del progetto cinematografico The New Gladiators, documentario sulle arti marziali che Elvis contribuì a finanziare e sviluppare.

Il valore tecnico dei gradi più elevati attribuiti a Presley è stato discusso nel tempo, soprattutto perché nelle arti marziali americane degli anni Settanta promozioni e titoli potevano includere anche una componente onorifica. La realtà meno spettacolare, però, resta solida: Elvis si allenò per quasi vent’anni, frequentò maestri riconosciuti, studiò diversi sistemi e trattò il karate come una parte centrale della propria identità.


Il karate sul palco e la passione di Elvis per armi, distintivi e spiritualità

Le arti marziali non furono un interesse isolato. Elvis tendeva a vivere le proprie passioni in modo totalizzante. Amava le automobili e le motociclette, acquistava gioielli, studiava testi religiosi e spirituali, collezionava armi e cercava il contatto con le forze dell’ordine. Nel dicembre 1970 si presentò perfino alla Casa Bianca per incontrare Richard Nixon, chiedendo di ottenere un distintivo federale del Bureau of Narcotics and Dangerous Drugs.

In questo universo personale, il karate rappresentava contemporaneamente disciplina, spettacolo, difesa e ricerca spirituale. Elvis studiava le tecniche, ma era interessato anche al simbolismo, alla concentrazione e all’idea di sviluppare un controllo che la sua vita pubblica rendeva sempre più difficile esercitare.

Durante i concerti degli anni Settanta, soprattutto dopo l’apertura della lunga stagione di Las Vegas, il collegamento diventò evidente. Elvis incorporava calci, pugni, parate e posizioni marziali nelle esibizioni: utilizzava quei movimenti per accentuare gli stacchi della band, occupare lo spazio e rendere più fisica la musica. La gestualità del karate contribuì quindi all’evoluzione del suo stile scenico quanto le tute, l’orchestra, i cori gospel e gli arrangiamenti sempre più monumentali.

Nel 1974 Elvis contribuì inoltre alla nascita del Tennessee Karate Institute di Memphis, sostenendo economicamente il progetto legato ai suoi amici e istruttori. Nello stesso periodo lavorò a The New Gladiators, immaginato come un documentario capace di raccontare il karate competitivo e la sua filosofia a un pubblico più vasto. Il film rimase incompiuto per molti anni, ma testimonia quanto il suo interesse fosse andato oltre l’allenamento privato.


Quando Elvis chiese ad Alice Cooper di puntargli contro una pistola

L’episodio più assurdo legato alla passione marziale di Elvis è stato raccontato più volte da Alice Cooper. È una storia riferita direttamente dal cantante e va quindi considerata come un aneddoto personale, con dettagli leggermente differenti a seconda delle interviste.

L’incontro sarebbe avvenuto all’inizio degli anni Settanta nella suite di Elvis al Las Vegas Hilton. Cooper arrivò insieme ad altri ospiti, tra i quali Liza Minnelli, Chubby Checker e Linda Lovelace. A un certo punto Elvis lo portò in una stanza, aprì un cassetto e gli consegnò un revolver calibro .38 carico.


"Elvis mi diede una pistola carica e disse: “Puntamela contro”"
, ha ricordato Cooper. "Io lo feci e pensai: "Se premo il grilletto, questa diventa la notizia più grande del mondo”. Ma mentre stavo valutando il mio destino, Elvis mi gettò a terra. Voleva soltanto qualcuno su cui provare le sue arti marziali".

In altre versioni Cooper ha spiegato che Elvis gli avrebbe detto: "Voglio mostrarti come si toglie una pistola dalle mani di qualcuno". Poi avrebbe colpito l’arma, fatto cadere Cooper e immobilizzato il cantante con lo stivale vicino alla gola.

Al di là dell’inevitabile teatralità del racconto, l’aneddoto descrive bene il modo in cui Elvis viveva le proprie passioni: senza mezze misure, mescolando gioco, rischio, bisogno di impressionare e autentica convinzione nelle tecniche studiate. Cooper ha aggiunto una considerazione meno divertente: "Elvis era l’icona americana definitiva. Ma a volte penso che fosse semplicemente solo".


Rock ed arti marziali: altri quattro esempi

Maynard James Keenan: il jiu-jitsu come esercizio di presenza

Il cantante di Tool, A Perfect Circle e Puscifer pratica Brazilian jiu-jitsu dagli anni Novanta e nel gennaio 2024 ha raggiunto la cintura nera, dopo un percorso durato oltre vent’anni.

Il BJJ è una disciplina basata soprattutto su lotta a terra, controllo delle posizioni, leve e strangolamenti. Rispetto alle arti fondate sui colpi, premia la capacità di gestire il peso dell’avversario, anticiparne le intenzioni e trovare una soluzione tecnica anche partendo da una posizione sfavorevole. Elementi facilmente collegabili al carattere metodico di Keenan, artista abituato a costruire musica, vino e progetti visivi attraverso processi lunghi e ripetibili.

Il rapporto tra Maynard e il combattimento è diventato evidente anche durante un concerto dei Tool nel 2010, quando un fan salì sul palco. Keenan lo bloccò, lo portò a terra e continuò a cantare mentre lo teneva sotto controllo, senza trasformare l’incidente in una rissa.

Negli anni ha partecipato a seminari, dimostrazioni e attività didattiche, contribuendo anche alla creazione di uno spazio dedicato al jiu-jitsu in Arizona. Più che aggressività, nel suo caso le arti marziali rappresentano attenzione: capire dove ci si trova, utilizzare soltanto l’energia necessaria e non perdere il controllo quando la situazione cambia.

Dave Mustaine: taekwondo, karate e cintura nera di jiu-jitsu

Dave Mustaine è probabilmente uno dei musicisti rock con il curriculum marziale più ampio. Il leader dei Megadeth ha ottenuto cinture nere nel Songahm Taekwondo e nell’Ukidokan Karate, ricevendo inoltre un grado onorifico e il ruolo di ambasciatore per il taekwondo. Negli ultimi anni ha poi seguito una progressione regolare nel Brazilian jiu-jitsu, passando dalla cintura blu alla viola, quindi alla marrone e infine alla nera nel dicembre 2025.

La promozione nel BJJ è arrivata sotto la guida di Reggie Almeida, nell’area di Nashville, più di due anni dopo il conseguimento della cintura marrone. È un traguardo particolarmente significativo considerando l’età di Mustaine, i problemi fisici accumulati in carriera e la battaglia contro il tumore alla gola affrontata nel 2019.

Nel suo caso le arti marziali hanno funzionato come una forma di ricostruzione. La carriera dei Megadeth è stata segnata da dipendenze, conflitti, infortuni e continui cambi di formazione. Karate e jiu-jitsu richiedono invece continuità, disponibilità a ricominciare e accettazione dell’errore.

La relazione con la musica è evidente anche sul piano fisico: Mustaine ha spesso inserito tecniche e movimenti marziali nei propri allenamenti prima dei concerti. L’obiettivo non è soltanto restare in forma, ma preparare articolazioni, riflessi, respirazione e concentrazione prima di affrontare repertori tecnicamente estremi.


Zoltan Bathory: dal judo alle competizioni di grappling

Zoltan Bathory, chitarrista e fondatore dei Five Finger Death Punch, ha cominciato a praticare sport da combattimento quando aveva nove anni. Il primo incontro fu con il judo, disciplina nella quale ha raggiunto la cintura nera. Successivamente è passato al Brazilian jiu-jitsu, ottenendo anche in questo caso la cintura nera dopo un lungo percorso con maestri legati alla famiglia Gracie.

A differenza di molte celebrità che si allenano soltanto privatamente, Bathory ha partecipato a competizioni e continua a frequentare in modo concreto l’ambiente del grappling. Ha gareggiato in tornei, seguito eventi internazionali e investito nel settore, entrando nel progetto della Professional Grappling Federation.

La sua preparazione comprende anche striking, difesa personale e discipline utili alla costruzione di un approccio più ampio al combattimento. La mentalità è molto simile a quella applicata ai Five Finger Death Punch: intensità, preparazione atletica e disponibilità a misurarsi direttamente con un pubblico o un avversario.

Bathory ha spiegato che il passaggio fino alla cintura nera dipende soprattutto dalla costanza. Avere già raggiunto quel livello nel judo gli aveva insegnato che il risultato sarebbe arrivato continuando ad allenarsi, senza cercare scorciatoie.

Il suo caso è uno dei più credibili nell’incontro tra metal e arti marziali: non semplice fitness da tour, ma una seconda attività portata avanti con allenamenti, competizioni, investimenti e una reale appartenenza alla comunità del jiu-jitsu.


Jean-Jacques Burnel: il karate dietro il basso degli Stranglers


Jean-Jacques Burnel degli Stranglers è una delle figure marziali più autorevoli dell’intera storia del rock britannico. Il bassista ha raggiunto il settimo dan nello Shidokan Karate ed è diventato responsabile della disciplina nel Regno Unito. In un’intervista ha raccontato di aver ricevuto il grado in Giappone: "Non me lo aspettavo e non penso di averlo realmente meritato, ma i giapponesi mi hanno messo alla prova. Ora sono uno dei soli cinque al mondo con il settimo dan nello Shidokan Karate".

Lo Shidokan è un sistema particolarmente duro, costruito intorno a karate a contatto pieno, kickboxing e lotta. Non è quindi difficile collegare quella formazione alla presenza fisica di Burnel e al suo stile di basso: suono aggressivo, corde colpite con forza, linee spesso utilizzate come elemento ritmico dominante e non come semplice accompagnamento.

Negli anni Settanta gli Stranglers furono spesso associati alla scena punk, pur provenendo da un retroterra musicale più complesso. Burnel portava sul palco un’attitudine controllata ma minacciosa, molto diversa dall’approssimazione tecnica rivendicata da parte del movimento.

Il karate gli ha offerto disciplina, continuità e una struttura parallela alla musica. Mentre gli Stranglers attraversavano decenni di cambiamenti, Burnel continuava ad allenarsi e insegnare. Tra tutte le rockstar appassionate di arti marziali, è forse quella che ha raggiunto il livello più vicino a un vero maestro.



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