Robert Trujillo: tre dischi per scoprire il bassista dei Metallica oltre i Metallica
23 ottobre 2026 alle ore 12:00, agg. alle 12:14
Robert Trujillo oltre i Metallica: tre dischi per scoprire un bassista che ha contribuito all'evoluzione del metal introducendo groove e contaminazioni funk.
Prima di entrare nei Metallica, Robert Trujillo era già un protagonista del rock internazionale. Dai Suicidal Tendencies a Ozzy Osbourne, passando per gli Infectious Grooves, il suo basso ha contribuito a trasformare il linguaggio del metal, aprendolo a nuove contaminazioni.
Nato il 23 ottobre 1964, Trujillo ha attraversato alcune delle stagioni più interessanti del rock moderno, portando groove, sperimentazione e una straordinaria potenza esecutiva. Per celebrarlo, abbiamo scelto tre album molto diversi tra loro, firmati da Ozzy Osbourne, Mass Mental e Suicidal Tendencies, capaci di raccontare il talento, la versatilità e la personalità di un musicista fuori dagli schemi.
Si parte dal basso
Robert Trujillo oggi, per molti appassionati di rock, è soprattutto il bassista dei Metallica. Eppure, anche se sembra quasi incredibile dirlo, prima ancora di entrare nella band era già un musicista che meritava un posto nell'Olimpo del rock. Se non altro per aver suonato con istituzioni come Ozzy Osbourne e Jerry Cantrell, fondatore e chitarrista degli Alice in Chains, una delle formazioni decisive del grunge. Ma soprattutto per essere stato una figura cardine nell'evoluzione del metal a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, quando il rock più duro iniziò ad aprirsi a contaminazioni sempre più audaci, facendo del groove e delle pulsazioni funk elementi centrali del proprio linguaggio. In questa trasformazione, Trujillo ha avuto un ruolo fondamentale grazie soprattutto agli Infectious Grooves, progetto fondato nel 1989 con Mike Muir dei Suicidal Tendencies. Una formazione che esasperava la componente funk del crossover, mescolando le pulsazioni di James Brown e Parliament-Funkadelic con riff thrash, energia hardcore e un'attitudine irriverente e surreale. Come raccontato dallo stesso Trujillo, l'idea alla base degli Infectious Grooves era quella di costruire la musica partendo dal basso, anziché dalle chitarre: un ribaltamento di prospettiva rispetto alla tradizione del metal. Lo strumento diventava così protagonista, capace di dettare arrangiamenti e direzione dei brani attraverso slap, fraseggi sincopati e una potenza sonora impressionante. Insieme a gruppi come Primus e Faith No More, gli Infectious Grooves contribuirono a scardinare i confini del metal tradizionale, anticipando alcune soluzioni ritmiche e stilistiche che sarebbero diventate familiari nell'alternative metal e nel nu metal degli anni successivi. Un percorso che Trujillo aveva sviluppato anche nei Suicidal Tendencies, dimostrando come questa sensibilità ritmica potesse convivere con le chitarre più feroci del thrash metal. Il suo arrivo nei Metallica, nel 2003, ha poi coinciso con una ritrovata coesione della band. Non tanto commerciale, visto che difficilmente si sarebbe potuto superare il successo del Black Album (1991), quanto umana e musicale. Jason Newsted, pur avendo contribuito ad album fondamentali, aveva vissuto una lunga e complicata integrazione in un gruppo che, durante gli anni trascorsi insieme a lui, sembrava non essere mai riuscito a elaborare completamente il lutto per la morte di Cliff Burton. Trujillo ha saputo inserirsi con naturalezza, portando nuove energie e contribuendo a restituire ai Metallica una dimensione più armoniosa. Per raccontare la sua straordinaria versatilità, abbiamo scelto tre dischi diversissimi tra loro, capaci di esplorare altrettante sfaccettature della sua personalità musicale.
Tre Album
Ozzy Osbourne – Live at Budokan (2002)
Un disco dal vivo clamoroso, che documenta una formazione semplicemente impressionante: Zakk Wylde alla chitarra, Robert Trujillo al basso e Mike Bordin dei Faith No More alla batteria. Tre musicisti che rileggono il repertorio di Ozzy con una potenza e una modernità straordinarie. Wylde esaspera il carattere aggressivo delle chitarre, mentre la sezione ritmica costruisce un groove monumentale, senza tradire la pulsazione originale dei brani. Le sonorità più basse e scure risentono dell'estetica metal dei primi Duemila, quando il nu metal aveva contribuito a ridefinire il concetto di pesantezza. Persino un classico come "Mr. Crowley", a parere di chi scrive, guadagna fascino da questa pronuncia più moderna e muscolare. La critica non sempre ha apprezzato questa rilettura, ma per chi ama il suono degli strumenti e la potenza di una grande band, Live at Budokan è un ascolto imperdibile.
Mass Mental – How to Write Love Songs (1999)
Un progetto di nicchia, folle e meravigliosamente sperimentale, nel quale Trujillo mostra il suo lato più giocoso e imprevedibile. Il gruppo rinuncia alla tradizionale chitarra elettrica, affidando gran parte dell'architettura sonora a due bassisti: Trujillo e Armand Sabal-Lecco, straordinario musicista che ha collaborato con artisti come Paul Simon e Ringo Starr, oltre che con Stewart Copeland. Il linguaggio più aggressivo e percussivo di Trujillo incontra così le raffinate contaminazioni jazz e africane di Sabal-Lecco, dando vita a una musica nella quale sembrano essere stati frullati Primus, Red Hot Chili Peppers e Mr. Bungle. Il risultato è un concentrato di groove, virtuosismo, sperimentazione e ironia, spesso ai limiti del surreale. Un disco consigliatissimo ai bassisti e a chiunque ami il funk più avventuroso, ma soprattutto un'occasione per scoprire l'anima più scanzonata e creativa del futuro bassista dei Metallica.
Suicidal Tendencies – The Art of Rebellion (1992)
È probabilmente il disco che meglio racconta quanto Trujillo fosse avanti rispetto al linguaggio metal della sua epoca. I Suicidal Tendencies partivano da una matrice thrash e hardcore fortissima, ma la contaminavano con funk, ritmiche quasi rap e una libertà compositiva che li rendeva difficilmente classificabili. In The Art of Rebellion, prodotto da Peter Collins, già collaboratore di Rush e Queensrÿche, questa ricerca assume sfumature persino progressive. Brani melodici come "Monopoly on Sorrow" convivono con le pulsazioni funk di "Tap into the Power", mentre chitarre pulite e distorsioni feroci si alternano continuamente. È un album che anticipa alcune caratteristiche dell'alternative metal degli anni successivi, pur conservando una solida identità thrash. Soprattutto, è il manifesto della grande intuizione musicale di Trujillo: dimostrare che un basso dalla spiccata sensibilità ritmica poteva convivere, e dialogare magnificamente, con le chitarre più aggressive del metal.