Razorlight, Johnny Borrell a Radiofreccia: "Le canzoni crescono insieme a te"
25 settembre 2026 alle ore 17:56, agg. alle 18:59
Johnny Borrell racconta a Radiofreccia i vent’anni di Razorlight, il nuovo materiale della band, la storia di “America” e un incredibile ricordo di Live 8.
Vent’anni dopo, Johnny Borrell guarda al secondo album dei Razorlight quasi con stupore. Il disco omonimo pubblicato nel 2006 trasformò definitivamente la band inglese in uno dei nomi simbolo del rock britannico degli anni Duemila, spinto da canzoni come "In The Morning", "Before I Fall To Pieces" e soprattutto "America". Un anniversario che i Razorlight celebreranno anche in Italia, il prossimo 15 novembre al Circolo Magnolia di Milano, unica data italiana del tour, con The K’s come special guest.
Intervistato da Radiofreccia, Borrell ha raccontato il rapporto con quelle canzoni a vent’anni di distanza, ma anche il presente della formazione tornata insieme negli ultimi anni e già nuovamente al lavoro su materiale inedito.
"Siamo stati in tour tutta l’estate nel Regno Unito e un po’ in giro per l’Europa. Adesso stiamo per partire per il nostro tour mondiale", ha spiegato. "È passato parecchio tempo dall’ultima volta che siamo stati in Italia. In realtà non abbiamo mai suonato molto in Italia, ed è un peccato. Non vediamo l’ora".
Alla domanda su quale immagine conservi degli anni in cui nacque Razorlight, la risposta è perfettamente nello stile di Borrell: "Quando io e Andy ripensiamo a quel periodo restiamo sbalorditi. Vent’anni fa non riuscivo nemmeno ad allacciarmi le scarpe e, in qualche modo, sono riuscito a scrivere tutte queste canzoni fantastiche".
Razorlight, Johnny Borrell e quella versione di "America" affidata ai Police
Tra quelle canzoni ce n’è naturalmente una che ha finito per superare tutte le altre. "America" portò i Razorlight al numero uno della classifica britannica e rimane ancora oggi il loro brano più riconoscibile.
In occasione del ventennale, la band ha recuperato anche una versione demo della canzone, molto più essenziale rispetto a quella poi entrata nell’album. Borrell aveva raccontato in passato di aver persino pensato che il pezzo potesse essere interpretato da qualcun altro. A Radiofreccia ha immaginato un’alternativa decisamente ambiziosa.
"Mi piacerebbe tantissimo sentire Sting farne una versione con Stewart Copeland alla batteria", ha detto. "Rimettiamo insieme i Police soltanto per fargli registrare una cover della nostra demo originale di 'America'".
Battute a parte, il rapporto di Borrell con il brano è cambiato. Non perché la canzone abbia perso qualcosa, ma esattamente per il motivo opposto.
"Le tue canzoni crescono con te. Ti accompagnano".
Borrell ha ricordato di avere scritto "America" durante i lunghi tour statunitensi della band, mescolando una sensazione personale di alienazione con quello che vedeva accadere negli Stati Uniti durante gli anni dell’amministrazione di George W. Bush.
"Scrivevo della mia alienazione personale mentre affrontavamo tour lunghissimi negli Stati Uniti", ha raccontato, spiegando che nel testo entrò anche la propria rabbia verso la politica americana dell’epoca. Vent’anni dopo, quel disagio non gli sembra affatto appartenere soltanto al passato: "Il problema è che adesso le cose vanno ancora peggio".
Johnny Borrell: "Credo ancora in una vera band rock and roll"
Il presente dei Razorlight, intanto, non è fatto soltanto di anniversari. Dopo la reunion della formazione storica e Planet Nowhere, pubblicato nel 2024, la band sta già lavorando ad altra musica.
"Stiamo lavorando a materiale nuovo e abbiamo scritto un sacco di cose", ha confermato Borrell.
Il metodo, però, non sembra essere cambiato molto rispetto agli inizi. Anzi, il frontman continua a difendere un’idea di rock quasi programmaticamente lontana dalla perfezione digitale.
"Il mio modo di lavorare sulla musica non è cambiato perché quello che amo e in cui credo è una vera band rock and roll che suona dal vivo, senza click track, senza basi e senza sequencer".
Per Borrell il punto di partenza resta la performance collettiva: "Quello che amo catturare è la vera essenza di una band nella vita reale. Tutto parte dalla batteria e da lì si costruisce il resto. È quello che ho sempre fatto".
Una dichiarazione che racconta bene anche perché il ritorno della formazione classica dei Razorlight abbia avuto un peso particolare: non soltanto quattro musicisti nuovamente insieme, ma il recupero di un modo preciso di costruire le canzoni.
Live 8, i Pink Floyd e il complimento inaspettato di Snoop Dogg
Tra i ricordi più incredibili riemersi durante l’intervista c’è anche quello del Live 8 di Londra del 2005, uno dei palchi più impressionanti sui quali i Razorlight siano mai saliti.
In quel momento la band arrivava da anni passati quasi continuamente in tour.
"Avevamo suonato centinaia e centinaia di concerti e stavamo diventando bravi", ha ricordato Borrell. "Era il momento giusto per noi per salire su un grande palco insieme ad alcune delle migliori band e dei migliori artisti mai esistiti".
Quel giorno a Hyde Park passarono, tra gli altri, U2, Paul McCartney, Madonna, The Who e i Pink Floyd riuniti con Roger Waters. Ma il ricordo personale più forte di Johnny Borrell riguarda un artista completamente diverso.
"Il momento più emozionante per me fu scendere dal palco e vedere Snoop Dogg lì di lato che mi diceva che gli era piaciuta la nostra esibizione".
E Borrell, ancora una volta, non ha cercato una risposta diplomatica: "I Pink Floyd non mi interessavano più di tanto, ma sentirmelo dire da Snoop Dogg per me fu davvero importante".
Ventuno anni dopo Live 8 e vent’anni dopo Razorlight, quella band continua quindi a vivere contemporaneamente nel proprio passato e nel presente. Il 15 novembre al Circolo Magnolia di Milano arriveranno le canzoni che hanno segnato una generazione, ma anche una formazione che ha ricominciato a scrivere e registrare insieme.
E, almeno secondo Johnny Borrell, continuando a farlo nella maniera più semplice possibile: quattro musicisti, una batteria da cui partire e nes