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Rage Against The Machine, quando la polizia fermò il concerto e la band usò un megafono

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Author image Gianluigi Riccardo

02 settembre 2026 alle ore 12:55, agg. alle 13:08

Il 2 settembre 2008, a Saint Paul, i Rage Against The Machine risposero al concerto vietato cantando tra i fan contro i repubblicani.

Il 2 settembre 2008 i Rage Against The Machine trasformarono un concerto impedito in un’esibizione tra il pubblico, usando un megafono.

La polizia aveva negato alla band l’accesso al palco del Ripple Effect, manifestazione organizzata sul prato del Minnesota State Capitol durante la convention nazionale repubblicana.

Zack de la Rocha e Tom Morello risposero portando le canzoni direttamente tra i manifestanti.

L’episodio avvenne a Saint Paul, la città che ospitava la convention, mentre a Minneapolis il gruppo avrebbe suonato il giorno successivo. Due appuntamenti ravvicinati, entrambi accompagnati da proteste, ma distinti per luogo, svolgimento e conseguenze.

Rage Against The Machine al Ripple Effect: perché la polizia bloccò il concerto

L’apparizione dei Rage doveva essere una sorpresa all’interno di un evento politico e musicale. Il problema emerse in prossimità delle 19, l’orario previsto per la conclusione della manifestazione.

Le autorità impedirono al gruppo di esibirsi, aprendo una controversia sulle autorizzazioni.

Secondo la versione della Minnesota State Patrol, il nome della band non figurava nel permesso del festival. Gli organizzatori contestarono questa interpretazione: sul sito della manifestazione precisarono che le autorizzazioni non contenevano disposizioni riferite ai singoli artisti. Il punto del conflitto era quindi anche la lettura del documento che consentiva lo svolgimento dell’evento. 

La posizione ufficiale sull’orario rimase netta. "Il concerto è terminato puntualmente", dichiarò Mary Schrader della Minnesota State Patrol. 

Nel frattempo, davanti al palco, il pubblico chiedeva che i musicisti potessero suonare e scandiva slogan sulla libertà di espressione. La contestazione del divieto diventò parte della protesta politica per la quale molte persone si erano già radunate.


Il megafono e le canzoni cantate insieme ai fan

Impossibilitati a utilizzare il palco, de la Rocha e Morello entrarono tra gli spettatori. Il concerto assunse una forma essenziale: voce amplificata dal megafono, battiti di mani e risposte collettive. Tra i brani eseguiti a cappella, i classici 'Killing In The Name' e 'Bulls On Parade'.

De la Rocha precisò: "I Rage Against The Machine sono una band che non ha mai, mai sostenuto la violenza". 

Il cantante riportò quindi l’attenzione sulla capacità dei presenti di opporsi alle politiche contestate. "Non hanno paura di quattro musicisti. Hanno paura di voi!", disse, rivendicando l’uso della musica e delle parole come strumenti di opposizione politica

Dopo l’esibizione, la mobilitazione proseguì verso l’area della convention. Le cronache parlarono di una marcia contro povertà e precarietà abitativa che raccolse oltre mille partecipanti e aumentò di consistenza passando davanti al Campidoglio, dove il concerto era stato bloccato.



Le proteste a Saint Paul e lo show di Minneapolis

Gli organizzatori tentarono di consegnare un messaggio ai repubblicani attraverso la recinzione di sicurezza dello Xcel Energy Center. Molti manifestanti si allontanarono; altri rimasero nella zona. Secondo il comandante di polizia Doug Holtz, alcuni gruppi rifiutarono gli ordini di dispersione e alcune persone cercarono di superare la recinzione.

La polizia impiegò lacrimogeni, spray urticante e granate stordenti. I report parlano di dieci arresti nell’intera giornata, un bilancio da non attribuire automaticamente ai partecipanti all’esibizione. 

Il giorno seguente i Rage salirono sul palco del Target Center di Minneapolis indossando tute arancioni e cappucci neri, un riferimento ai detenuti di Guantánamo, e aprirono con "Bombtrack".

"Per un momento non ero sicuro che questo concerto si sarebbe tenuto stasera", disse de la Rocha. Alla fine dello show invitò nuovamente i fan a mantenere disciplina uscendo dall’arena. Le proteste successive  e le tensioni dei fan con le forze dell'ordine portarono, infine, a 102 arresti.


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