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Radiofreccia Rock Campus, decima puntata: Rebecca, Titania ed Alice Cooper

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Author image Gianluigi Riccardo

17 febbraio 2026 alle ore 19:01, agg. alle 19:21

Radiofreccia Rock Campus, decima puntata: Rebecca e Titania esplorano la diversità come valore attraverso Alice Cooper, My Chemical Romance e David Bowie

Radiofreccia Rock Campus, decima puntata: Rebecca e Titania esplorano la diversità come valore attraverso Alice Cooper, My Chemical Romance e David Bowie

Dieci puntate. Un numero tondo che vale già come traguardo, ma che in realtà è solo un punto intermedio di un viaggio che non ha nessuna intenzione di fermarsi.

Radiofreccia Rock Campus taglia questo primo grande traguardo con una puntata che la coach Titania ha definito fin dall'inizio "quella che piacerà a tutti quelli che si sono sempre sentiti diversi". Una promessa mantenuta.

Protagonista del decimo appuntamento è stata la studentessa Rebecca, arrivata da Terni e oggi residente a Milano, dove studia architettura al Politecnico. Un profilo che già racconta molto: studia la forma degli spazi, balla hip hop, suona la chitarra elettrica e ha sempre vissuto la musica come uno specchio in cui riconoscersi nei momenti in cui il mondo intorno sembrava non capirla. Ad aspettarla negli studi di Radiofreccia c'era la disc jockey Titania, per un viaggio attraverso la storia del rock che ha messo al centro un'idea fondamentale: essere diversi non è una mancanza, è un valore.

Titania e Alice Cooper: quando la diversità diventa rivoluzione

Titania ha aperto la decima puntata di Radiofreccia Rock Campus con il suo artista preferito in assoluto: Alice Cooper. La scelta è caduta su "Poison", singolo del 1989 dall'album "Trash", ma come ha spiegato subito la coach, la canzone era quasi un pretesto: ciò che contava era raccontare la storia dell'uomo dietro il nome d'arte.

Alice Cooper nasce da una famiglia profondamente religiosa, il padre è un predicatore, e lui da bambino si appassiona ai film horror. Poi arriva la mania dei Beatles negli anni Sessanta, lui fonda una band con amici che non sanno ancora suonare, vincono comunque un contest scolastico e decidono di andare avanti. Quando salgono sul palco, portano una teatralità così estrema — costumi, ghigliottine, pitoni, bambole inquietanti — che il pubblico degli anni Settanta letteralmente scappa. "Come nell'Esorcista" ha commentato Titania, sottolineando quanto quella reazione di rifiuto fosse in realtà la più grande conferma del valore di quello che stavano facendo.

La studentessa Rebecca ha colto perfettamente il senso: "Ho percepito la forza che può avere la musica e che può avere l'arte anche da un punto di vista visivo. Lui ha portato una vera e propria rivoluzione. L'arte e la musica possono portare fuori questioni che sono difficili da affrontare, non sono piacevoli, ma in qualche modo ce le fanno vedere, ce le fanno accettare e ce le fanno affrontare."

"Famous Last Words": il coraggio di essere sé stessi

La scelta della studentessa Rebecca per la sua prima canzone ha un peso personale profondo. "Famous Last Words" dei My Chemical Romance non è solo un brano che ama: è la canzone che l'ha aiutata ad attraversare uno dei momenti più difficili della sua vita. "È la band che rappresenta quel momento in cui ho affrontato quello che mi tenevo dentro, che mi tenevo nascosto e che non accettavo" ha raccontato con una sincerità che ha reso questa puntata di Radiofreccia Rock Campus qualcosa di più di una trasmissione musicale.

Titania ha estrapolato il verso chiave del brano — "non ho paura di continuare a vivere, non ho paura di camminare da solo in questo mondo" — e la studentessa Rebecca ha spiegato perché lo sente come un mantra: "Questo brano rappresenta il fatto di trovare il coraggio di essere sé stessi in un mondo in cui spesso ti fanno sentire sbagliato, come se non conformi, non vai bene. E nonostante tante cose siano state scardinate, c'è ancora tanto lavoro da fare."

I My Chemical Romance l'hanno accompagnata anche durante la pandemia, il periodo in cui li ha scoperti, quando il senso di isolamento era amplificato da tutto ciò che stava attorno. "Proprio nei momenti in cui mi sentivo molto isolata e vedevo che i miei coetanei spesso non si allineavano a quello che cercavo, la musica non mi ha fatto sentire sola e mi ha fatto capire che ci sono persone come me. E che va bene così."

Un'emozione palpabile che ha portato Titania a formulare la riflessione centrale dell'intera puntata: "La cosa bella dell'essere diversi è che diverso significa unico. Tutto ciò che ci fa sentire noi stessi, che ci permette di essere liberi: questa è la parola chiave, ed è anche il motivo per cui è nato il rock and roll."

La studentessa Rebecca ha anche anticipato con entusiasmo il concerto dei My Chemical Romance del 15 luglio, un appuntamento che per lei ha già il sapore di qualcosa di speciale.

 

Ziggy Stardust: quando l'identità diventa un superpotere

Il terzo brano della puntata è stato affidato a David Bowie e a "Ziggy Stardust", brano del 1972 che la coach Titania ha scelto come esempio perfetto di come la diversità — anche quella sessuale, anche quella di genere — possa trasformarsi in arte, in visione, in legittimazione per chi non si sente di potersi aprire con il mondo.

Titania ha spiegato alla studentessa Rebecca il contesto: gli anni Settanta, la cultura ancora profondamente conservatrice, e Bowie che arriva sul palco con un personaggio costruito nei minimi dettagli — trucco, parrucco, identità tutta nuova — e si definisce pubblicamente omosessuale (poi parlerà di bisessualità). Una provocazione enorme per quei tempi, e un atto di liberazione altrettanto enorme per tutti coloro che si rispecchiavano in quella diversità.

"Bowie ai tempi ha dato quasi una legittimazione a tutte quelle persone che non si sentivano di potersi aprire con il mondo per quello che era il loro orientamento sessuale, il loro genere o comunque la loro diversità" ha sottolineato Titania.

La studentessa Rebecca, che studia architettura e ha fatto teatro, ha colto la dimensione quasi scenografica di Ziggy Stardust: un personaggio costruito come uno spazio, con le sue proporzioni, le sue tensioni, il suo equilibrio. "Si sono fatti passi avanti, certo" ha detto, "ma siamo ancora troppo indietro. Dovrebbe essere abituale già da tempo. Però ci sono persone che ci lavorano e che si espongono, e questo è importante che accada."

"I Love You" dei Fontaines D.C.: quando l'amore è per una nazione

La chiusura della decima puntata di Radiofreccia Rock Campus è stata affidata a un brano contemporaneo che dimostra come il rock continui a essere uno strumento di critica e riflessione sociale: "I Love You" dei Fontaines D.C., scelta dalla studentessa Rebecca per la sua capacità di ingannare con il titolo e sorprendere con il contenuto.

Non è una canzone d'amore nel senso tradizionale: Grian Chatten, cantante della band irlandese, l'ha scritta per l'Irlanda, la sua patria, con un sentimento che è insieme amore viscerale e disillusione profonda. Il testo è pieno di riferimenti sociali e critiche a quello che accade nel Paese, ma non con rabbia bensì con la tristezza di chi ama qualcosa e lo vede mancare alle proprie promesse.

"Loro come band sono molto impegnati a livello di attualità e politica" ha spiegato la studentessa Rebecca. "E questo è quello che fa la musica in tutti i momenti: quando viene scritta è assolutamente legata al momento in cui viene scritta." Il brano, uscito nel 2022, è stato tra i più dibattuti dell'anno proprio per la densità del suo testo sociale e politico.

Dieci puntate, una sola lezione

Quello che ha reso speciale questa decima puntata di Radiofreccia Rock Campus è la coerenza del tema con tutto il percorso fatto finora. Da Giorgia che scopre con "Vienna" di Billy Joel che può prendersi il suo tempo, a Simone che trova i brividi ascoltando Jeff Buckley per la prima volta, da Filippo che esplora l'architettura sonora di "Comfortably Numb" e tanti altri ragazzi e ragazze, fino alla studentessa Rebecca che riconosce nella diversità un valore e non un difetto: ogni puntata ha raccontato qualcosa di diverso, ma tutte hanno detto la stessa cosa. Che la musica è uno specchio potente e fedele, e che il rock, in particolare, ha sempre avuto il coraggio di mostrarci parti di noi che facciamo fatica a guardare da soli.


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