Queen Budapest torna al cinema in 4K: il concerto del 1986 rivive anche su vinile e CD
24 agosto 2026 alle ore 12:44, agg. alle 13:05
Dal 7 all’11 ottobre torna nei cinema italiani lo storico live del 1986. Il 30 ottobre uscirà la colonna sonora remixata in 3LP e 2CD.
Uno dei concerti più importanti nella storia dei Queen torna sul grande schermo e in una nuova edizione discografica. Queen Budapest, il film dedicato allo spettacolo tenuto il 27 luglio 1986 al Népstadion della capitale ungherese, sarà nei cinema italiani dal 7 all’11 ottobre.
L’operazione celebra il quarantesimo anniversario di una serata che andò molto oltre la normale dimensione di una tappa del Magic Tour. Quello di Budapest fu il primo grande concerto rock in uno stadio tenuto da una band occidentale oltre la Cortina di ferro e rappresenta l’ultima esibizione dal vivo dei Queen con Freddie Mercury a essere stata filmata professionalmente.
La nuova versione è stata restaurata in 4K partendo dai negativi originali in 35 millimetri. Il lavoro è stato realizzato presso la Park Road Post Production, la struttura neozelandese fondata da Peter Jackson, mentre l’audio è stato nuovamente lavorato utilizzando le registrazioni multitraccia del concerto.
"La qualità dell’immagine è meravigliosa: sembrerà di essere lì. In IMAX sarà colossale.", ha detto Brian May.
Queen Budapest, il film restaurato e la nuova uscita discografica
Il ritorno di Queen Budapest non riguarda soltanto le sale cinematografiche. Il 30 ottobre arriverà anche una nuova edizione multiformato del concerto, pubblicata a livello internazionale da Columbia e Legacy Recordings, divisione di Sony Music dedicata al catalogo, e da Hollywood Records negli Stati Uniti e in Canada.
La colonna sonora sarà disponibile in digitale, doppio CD e, per la prima volta, in un cofanetto di tre vinili. Nella stessa data usciranno anche le edizioni Blu-ray e DVD del film. Il team di studio dei Queen ha remixato il concerto ripartendo dalle registrazioni multitraccia originali, con l’obiettivo di recuperare una maggiore definizione senza modificare la natura della performance.
La scaletta restituisce in modo completo l’impostazione del Magic Tour: apertura con One Vision, seguita da Tie Your Mother Down, In The Lap Of The Gods… Revisited, Seven Seas Of Rhye, Tear It Up, A Kind Of Magic e Under Pressure. Il doppio CD comprende anche Another One Bites The Dust, l’improvvisazione Looks Like It’s Gonna Be A Good Night e il medley rock and roll con (You’re So Square) Baby I Don’t Care, Hello Mary Lou e Tutti Frutti.
Nella parte conclusiva trovano spazio Bohemian Rhapsody, Hammer To Fall, Crazy Little Thing Called Love, Radio Ga Ga, We Will Rock You, Friends Will Be Friends e We Are The Champions, prima della consueta chiusura con God Save The Queen. Alcuni passaggi audio non sono presenti nelle edizioni video, ma sono stati recuperati nella sequenza discografica del concerto.
Il secondo brano scelto per anticipare la pubblicazione è Who Wants To Live Forever, ora disponibile in digitale e accompagnato dal video della performance di Budapest. Scritta da Brian May per il film Highlander e inserita nell’album A Kind Of Magic, la canzone era stata pubblicata come singolo nel settembre 1986.
Il brano, costruito sul contrasto tra mortalità e amore, era legato a una delle scene centrali di Highlander, nella quale il protagonista immortale osserva la donna amata invecchiare mentre lui rimane invariato. Nel concerto di Budapest, però, il pezzo assumeva già un peso autonomo, sostenuto dall’interpretazione di Mercury e da una struttura capace di passare dall’intimità iniziale a una dimensione pienamente da stadio.
Il concerto dei Queen oltre la Cortina di ferro
Quando i Queen arrivarono a Budapest nel luglio 1986, l’Ungheria faceva ancora parte del blocco comunista. Altri artisti occidentali, tra cui Elton John, Iron Maiden e Dire Straits, si erano già esibiti nel Paese. La differenza stava nella scala dell’operazione: il Népstadion, allora conosciuto come lo Stadio del Popolo, permetteva ai Queen di portare per la prima volta un vero spettacolo rock occidentale in uno dei grandi stadi dell’Europa orientale.
Brian May aveva riassunto l’approccio della band in una frase: "Ci piace andare nei posti in cui c’è una sfida". I Queen erano disposti anche a ridurre i propri margini economici pur di realizzare il concerto, considerandolo un traguardo artistico e culturale.
Gli 80.000 biglietti disponibili andarono esauriti. Secondo le stime dell’epoca, altre 45.000 persone ascoltarono lo spettacolo dall’esterno dello stadio. Alcuni fan raggiunsero Budapest dalla Polonia e dall’Unione Sovietica, in un periodo nel quale reperire legalmente la musica dei Queen in molti Paesi dell’Est era ancora difficile.
Il valore dell’evento fu riconosciuto anche dalle autorità ungheresi, che approvarono una produzione cinematografica senza precedenti per uno Stato comunista. Il regista e direttore della fotografia János Zsombolyai coordinò 17 cineprese e alcuni dei migliori operatori ungheresi. Vennero utilizzati oltre 40 chilometri di pellicola in 35 millimetri: praticamente tutto il materiale tecnico di quel tipo disponibile nel Paese.
Il film non si limita al palco. Alle canzoni sono alternate immagini girate nei giorni precedenti, con Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon in giro per Budapest. Sono sequenze che inseriscono lo spettacolo nel contesto della città e mostrano l’incontro tra una band abituata ai grandi eventi internazionali e un Paese che stava attraversando una fase di apertura politica e culturale.
Una versione ridotta del concerto venne trasmessa nel dicembre 1986 in numerosi territori del blocco comunista, tra cui Polonia, Cecoslovacchia, Germania Est, Jugoslavia e Mongolia. Il primo gennaio 1987 il film arrivò anche in 59 cinema ungheresi. Successivamente il materiale è circolato in diverse edizioni, compresa quella del 2012 intitolata Hungarian Rhapsody: Queen Live In Budapest. Il restauro del 2026 riparte invece direttamente dalle pellicole originali conservate dal National Film Institute ungherese.
Freddie Mercury, la canzone ungherese e l’ultimo tour
Il momento più rappresentativo dello spettacolo rimane l’esecuzione acustica di Tavaszi Szél Vizet Áraszt, canto tradizionale ungherese che Freddie Mercury e Brian May avevano imparato appositamente per il concerto.
Mercury scrisse foneticamente il testo sul palmo della mano e lo consultò durante la performance. Il pubblico riconobbe immediatamente la melodia e iniziò a cantare, trasformando un passaggio apparentemente secondario della scaletta nel punto di contatto più forte dell’intera serata.
Roger Taylor ha spiegato il significato di quella scelta: "Pensavamo che la musica potesse superare la politica e le sue barriere". Per il batterista, ascoltare il pubblico unirsi alla band dimostrò concretamente la capacità del rock di creare una relazione anche all’interno di un contesto fortemente controllato.
Il peso storico di Queen Budapest aumentò negli anni successivi. Dopo quella sera, i Queen suonarono insieme soltanto altre cinque volte. Il Magic Tour terminò il 9 agosto 1986 a Knebworth Park, davanti a circa 120.000 spettatori. Fu l’ultimo concerto in assoluto di Freddie Mercury con la band, ma non venne filmato professionalmente nella sua interezza.
Budapest rimane quindi l’ultimo documento cinematografico completo dei Queen nella formazione con Mercury, May, Taylor e Deacon. Non un concerto di commiato, perché nel 1986 nessuno lo presentò come tale, ma la testimonianza di un gruppo che si trovava ancora al massimo della propria capacità scenica.
È morto Barry Mitchell, uno dei primi bassisti dei Queen
Il ritorno di Queen Budapest arriva negli stessi giorni in cui il mondo dei Queen ha salutato Barry Mitchell, secondo bassista nella storia del gruppo, morto il 17 agosto. La notizia è stata confermata da Greg Brooks, archivista ufficiale della band, che lo ha ricordato come una figura capace di offrire attraverso i propri racconti uno sguardo raro sui primi anni della formazione.
Mitchell entrò nei Queen nell’agosto 1970, dopo Mike Grose, e rimase fino al gennaio 1971. Suonò tredici concerti con Freddie Mercury, Brian May e Roger Taylor, prima del breve passaggio di Doug Bogie e dell’ingresso definitivo di John Deacon.
In un’intervista del 2018, Mitchell aveva ammesso con grande franchezza di non aver compreso ciò che il gruppo sarebbe diventato: "Non vedevo il potenziale. È folle dirlo oggi, ma è la verità". Aveva inoltre ricordato che i Queen dell’epoca non possedevano ancora abbastanza materiale originale per riempire uno spettacolo e completavano le scalette con classici del rock and roll particolarmente amati da Mercury.
Dopo l’esperienza con i Queen, Mitchell proseguì la propria attività con gruppi come Tiger, precedentemente conosciuti come Crushed Butler. Il suo passaggio nella band fu breve e precedente alla discografia ufficiale, ma appartiene alla fase nella quale Mercury, May e Taylor stavano ancora cercando la formazione e l’equilibrio che avrebbero definito la loro storia.