Quando le star spengono i social per difendere la salute mentale
23 marzo 2026 alle ore 17:21, agg. alle 18:09
L’overexposure digitale pesa su musica e cinema: artisti scelgono il silenzio social per proteggere equilibrio psicologico e creatività
Nel rock — e più in generale nello star system contemporaneo — il rapporto con i social media sta cambiando rapidamente. Se fino a pochi anni fa l’iperconnessione rappresentava una leva indispensabile per promuovere musica, tour e identità pubblica, oggi sempre più artisti scelgono di fare un passo indietro. Non si tratta di capriccio o strategia comunicativa, ma di una questione di salute mentale.
Il caso più recente è quello di Dave Grohl. Dopo le polemiche legate alla sua vicenda familiare e all’ammissione pubblica di infedeltà con la conseguente nascita di una figlia extra-coniugale, il leader dei Foo Fighters ha raccontato di aver “spento tutto”. Social chiusi, notifiche disattivate, esposizione ridotta al minimo. Una scelta drastica, maturata anche nel contesto di un percorso terapeutico intenso, segnale evidente di quanto il bombardamento mediatico possa trasformarsi in pressione psicologica ingestibile.
Nel mondo del rock l’immagine pubblica è sempre stata parte integrante del gioco. Ma l’era digitale ha moltiplicato l’impatto del giudizio collettivo. Ogni dichiarazione diventa virale, ogni errore viene amplificato, ogni fragilità rischia di trasformarsi in bersaglio.
"Essere in grado di spegnere quella parte di sé può talvolta essere un esercizio molto salutare per riflettere sulla vita nel proprio raggio d'azione immediato. Non dare a tutto ciò un peso tale da potersi distruggere completamente.", ha detto il frontman dei Foo Fighters al Guardian parlando delle critiche e dei commenti letti in rete.
Il caso Barry Keoghan
Non solo rockstar. Anche il cinema e la cultura pop stanno vivendo la stessa trasformazione. L’attore irlandese Barry Keoghan ha recentemente denunciato il livello di abuso ricevuto online per il suo aspetto fisico. Commenti aggressivi, body shaming, attacchi personali: un clima che, ha ammesso, lo ha portato a non voler uscire di casa.
Keoghan non è un nome qualunque nel panorama musicale-cinematografico contemporaneo. È apparso in un videoclip dei Fontaines D.C. — gruppo simbolo della nuova scena alternativa europea — e oggi è coinvolto in uno dei progetti più attesi dell’industria musicale: il biopic sui The Beatles, dove interpreterà Ringo Starr.
"C’è molto odio online. C’è molto abuso su come appaio", ha dichiarato. Una pressione che, secondo le sue parole, è andata oltre la normale esposizione mediatica: "È oltre il punto in cui puoi dire che tutti passano queste cose. Mi ha fatto chiudere in me stesso".
Il paradosso è evidente. Più cresce la visibilità, più aumenta la vulnerabilità. Il pubblico chiede autenticità, ma reagisce con violenza quando l’autenticità mostra imperfezioni. I social media, nati come strumenti di connessione, diventano così arene di giudizio permanente. Per molti artisti, la scelta di allontanarsi è un modo per recuperare uno spazio di normalità.
Keoghan ha raccontato di aver scelto di allontanarsi dai social già nel 2024, ma di non essere riuscito a sottrarsi del tutto al giudizio pubblico. La curiosità — inevitabile per chi vive di visibilità — lo porta ancora a controllare reazioni e commenti dopo eventi o apparizioni. Ed è proprio questo meccanismo a generare un cortocircuito psicologico: "Se vai a un evento vuoi vedere come è stato recepito. E non è bello".
Il passaggio più forte riguarda però le conseguenze concrete sulla sua vita personale. L’attore ha ammesso che l’odio online lo ha spinto a evitare uscite e occasioni pubbliche: "Mi ha fatto non voler partecipare a cose, non voler uscire di casa… e lo dico con assoluta onestà: sta diventando un problema".
Prendere le distanze dai social
La scelta di prendere le distanze dai social potrebbe segnare una nuova fase nella gestione della fama. Non è un caso che sempre più team di management stiano ridefinendo le strategie digitali, privilegiando contenuti selezionati e comunicazioni sporadiche. L’iper-presenza non è più sinonimo automatico di successo.
Nel caso di Grohl, la decisione di “spegnere tutto” arriva dopo una carriera costruita anche sulla vicinanza con i fan. Proprio per questo assume valore simbolico: se un artista noto per la sua accessibilità sente il bisogno di chiudersi, significa che il sistema ha raggiunto un punto critico.
Per Keoghan, invece, la questione è generazionale. Gli attori e i musicisti più giovani crescono già immersi nel giudizio digitale. La loro identità pubblica nasce online e rischia di restarne intrappolata. Il biopic sui Beatles rappresenta un ponte ideale tra due epoche: quella in cui la fama era mediata dalla stampa e quella attuale, dominata dai commenti in tempo reale.
Il risultato è un cambiamento culturale. La distanza dai social non è più vista come snobismo o mancanza di trasparenza. Diventa una scelta di sostenibilità emotiva, quasi una pratica di igiene mentale.