History

Phil Lynott, la voce e il basso dei Thin Lizzy che cambiarono il rock irlandese

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Author image Gianluigi Riccardo

20 agosto 2026 alle ore 13:35, agg. alle 14:27

Dalle origini a Crumlin ai Thin Lizzy, fino ai dischi solisti e alla morte nel 1986: storia, stile e cinque brani chiave di Phil Lynott.

Phil Lynott nasce il 20 agosto 1949 a West Bromwich, nelle Midlands inglesi, ma per capire davvero la sua storia bisogna spostarsi rapidamente a Dublino. La madre Philomena era irlandese, il padre Cecil Parris proveniva dalla Guyana britannica; dopo alcuni anni trascorsi tra Inghilterra e Manchester, ancora bambino Philip viene mandato a vivere con i nonni a Crumlin, quartiere operaio della capitale irlandese.

È lì che costruisce l'identità che porterà poi dentro praticamente tutta la sua musica. In un'intervista degli anni Ottanta riassumeva così il proprio senso di appartenenza: "Quando sono in Irlanda dico che sono di Dublino; quando sono a Dublino, dico che sono di Crumlin".

Essere un ragazzo nero nella Dublino degli anni Cinquanta e Sessanta significava anche occupare una posizione rarissima nella società irlandese del tempo. Lynott evitò spesso di trasformare pubblicamente quell'esperienza in una bandiera, ma Scott Gorham ha raccontato che il tema riaffiorava nelle sue canzoni e nel modo in cui difendeva la propria identità. Per la regista Emer Reynolds, autrice del documentario Songs For While I'm Away, il significato storico è evidente: Lynott fu un ragazzo nero di Dublino capace di arrivare sulla scena mondiale quando gli irlandesi semplicemente non facevano cose del genere.


Dai Black Eagles ai Thin Lizzy: la costruzione di un suono

La musica arriva presto. Lynott canta nei Black Eagles insieme all'amico Brian Downey, passa poi negli Skid Row di Brush Shiels e proprio in quel periodo comincia a studiare il basso. Dopo l'uscita dal gruppo forma gli Orphanage con Downey, quindi alla fine del 1969 nasce la prima formazione dei Thin Lizzy con Eric Bell alla chitarra ed Eric Wrixon alle tastiere. Lynott impone immediatamente due elementi destinati a definire il progetto: vuole suonare il basso e vuole che la band scriva materiale originale.

I primi Thin Lizzy sono molto più aperti musicalmente rispetto all'immagine hard rock che verrà associata alla band negli anni successivi. Nel loro vocabolario ci sono blues, soul, folk irlandese e il rock psichedelico di Jimi Hendrix ma anche il Van Morrison di "Astral Weeks".

L'idea che luoghi, strade e identità irlandesi potessero entrare nella musica rock senza trasformarla in folklore decorativo. Eric Bell ha invece ricordato quanto Hendrix fosse importante per Lynott non soltanto musicalmente, ma come esempio di un artista nero capace di dominare un palco rock: "Gli diede fiducia in se stesso".

Il primo grande successo arriva con la rilettura di Whiskey In The Jar, pubblicata tra il 1972 e il 1973. Il paradosso è che Lynott preferiva puntare sulle proprie composizioni e non voleva restare prigioniero dell'etichetta di band legata alla tradizione irlandese. Anni dopo avrebbe ricordato con fastidio come stampa e interviste continuassero a tornare su quel singolo anche quando i Thin Lizzy avevano ormai cambiato pelle.

Il passaggio decisivo avviene dopo l'uscita di Eric Bell e il breve ritorno di Gary Moore. Nel 1974 entrano Scott Gorham e Brian Robertson. Le due chitarre soliste armonizzate diventano progressivamente il marchio di fabbrica dei Thin Lizzy: non una semplice parete di distorsione, ma linee melodiche parallele utilizzate quasi come un secondo ritornello. Dopo Nightlife e Fighting, la casa discografica mette sostanzialmente la band davanti all'ultima possibilità. Gorham ricorda: "Raddoppiammo gli sforzi. Facevamo demo, scrivevamo e continuavamo a scrivere". Il risultato è Jailbreak del 1976.

Con The Boys Are Back In Town i Thin Lizzy diventano finalmente internazionali. Il brano esplode inizialmente grazie all'airplay di alcune radio americane e trasforma Jailbreak nel disco della svolta. Da quel momento il gruppo mette insieme una serie di album fondamentali per il rock degli anni Settanta: Johnny The Fox, Bad Reputation, il live Live And Dangerous e Black Rose: A Rock Legend.



Phil Lynott bassista: hard rock, melodia e identità irlandese

Ridurre Lynott al frontman carismatico significa perdere una parte importante del suo contributo. Il basso non è quasi mai soltanto uno strumento di sostegno.

La sua scrittura tende a costruire parti riconoscibili, spesso mobili e melodiche, lasciando alle chitarre lo spazio necessario per lavorare sulle armonizzazioni. Il bassista Phil Spalding lo ha sintetizzato con una definizione efficace: "Suona il basso come un chitarrista". In brani come Dancing In The Moonlight, è proprio la linea iniziale di Lynott a definire immediatamente l'identità del pezzo.

L'altro elemento è la voce. Lynott non possedeva l'impostazione tipica del cantante heavy metal: il suo fraseggio conservava tracce di soul, rhythm and blues e Van Morrison, mentre l'accento irlandese rimaneva parte integrante del personaggio. Sopra una base sempre più dura riusciva quindi a mantenere un centro melodico molto forte. È qui che l'idea di considerare i Thin Lizzy semplicemente una band heavy rischia di essere riduttiva. Erano hard rock, certamente, ma potevano incorporare soul, ballate, folk, funk e persino elementi jazz senza perdere riconoscibilità.

Quella miscela avrebbe avuto conseguenze importanti. Le due chitarre armonizzate di Gorham e Robertson diventarono un riferimento per moltissime band heavy successive, mentre la capacità di mantenere melodie nitide dentro arrangiamenti duri anticipò parte del linguaggio che sarebbe diventato centrale nella NWOBHM. Metallica, Def Leppard e numerosi altri gruppi hanno indicato negli anni Thin Lizzy e Lynott tra i riferimenti fondamentali. 

C'è poi la questione irlandese. Prima della definitiva esplosione internazionale degli U2, Lynott dimostrò che una rock band dichiaratamente irlandese poteva competere ai massimi livelli senza rinunciare alla propria provenienza. Scott Gorham racconta: "Non ho mai visto un irlandese così patriottico. Essere irlandese significava assolutamente tutto per lui"


Gli ultimi Thin Lizzy, la carriera solista e la dipendenza

Il successo porta con sé anche una progressiva instabilità. Cambiano i chitarristi, aumentano le tensioni e soprattutto cresce il peso delle droghe. Alla fine degli anni Settanta e nei primi Ottanta l'eroina entra pesantemente nella vita della band. Lynott ne era perfettamente consapevole: in una lunga intervista concessa dopo lo scioglimento dei Thin Lizzy arrivò a dire che le droghe pesanti "possono provocarti una quantità enorme di sofferenza" e che la dipendenza porta alla perdita del controllo e della dignità.

Nonostante tutto continua a lavorare. Nel 1980 pubblica "Solo In Soho", seguito nel 1982 da "The Philip Lynott Album". Sono dischi che gli permettono di allontanarsi dal formato dei Thin Lizzy: entrano sintetizzatori, pop, reggae, elettronica e arrangiamenti più morbidi. Alle session partecipano, tra gli altri, Mark Knopfler, Gary Moore, Midge Ure, Brian Downey e Scott Gorham. Solo In Soho arriva al numero 28 della classifica britannica.

Nel frattempo i Thin Lizzy diventano più pesanti, fino a Thunder And Lightning del 1983 con John Sykes. Scott Gorham ha raccontato di avere detto apertamente a Lynott che la band doveva fermarsi: dipendenze, errori dal vivo e problemi alla voce stavano compromettendo tutto. Il tour d'addio termina nel 1983.

Lynott prova immediatamente a ricominciare con i Grand Slam, ma il progetto non trova un contratto discografico stabile e si esaurisce rapidamente. Nel 1985 arriva però un ultimo successo importante accanto a Gary Moore con Out In The Fields, che raggiunge il numero 5 nel Regno Unito.  Lynott sta ancora scrivendo e lavorando a nuova musica, ma le sue condizioni peggiorano.

Il 4 gennaio 1986 muore a 36 anni. Dopo un collasso legato a un pesante abuso di alcol e droghe, le sue condizioni vengono aggravate da setticemia e polmonite. Poche settimane prima aveva incontrato Scott Gorham e parlato ancora della possibilità di rimettere insieme i Thin Lizzy. "Mi rimetterò in sesto, mi libererò di questa roba", gli aveva detto. Non ne ebbe il tempo.

Phil Lynott in cinque canzoni: il bassista, il poeta e l'anima dei Thin Lizzy

Scegliere cinque canzoni per raccontare Phil Lynott significa inevitabilmente lasciare fuori pezzi che potrebbero stare nella lista senza bisogno di troppe spiegazioni. Jailbreak è uno dei manifesti più immediati del personaggio: sirene, evasione, pericolo, una voce che sembra raccontare la scena dall'interno e un riff costruito per il palco. Cowboy Song, composta insieme a Brian Downey, mostra invece il Lynott romantico e cinematografico, capace di infilarsi nei panni del fuorilegge americano senza perdere la propria identità. Bob Geldof l'ha definita un classico , sottolineando proprio l'unione tra "elemento melodico, elemento rock, le classiche chitarre armonizzate e quel grande ritornello".

Sono due esclusioni che aiutano però a capire quanto sia ampio il catalogo. E spiegano anche perché non abbia molto senso limitare la scelta alle sole composizioni firmate individualmente da Lynott. Scott Gorham ha ricordato che Phil insisteva perché tutti contribuissero: "Il suo mantra era: questi sono i Thin Lizzy, non Phil Lynott e i Thin Lizzy"


1. The Boys Are Back In Town 

È la canzone inevitabile, ma non soltanto perché resta il più grande successo internazionale dei Thin Lizzy. The Boys Are Back In Town, scritta da Phil Lynott e pubblicata in Jailbreak nel 1976, contiene buona parte del suo metodo di scrittura: personaggi definiti con pochi dettagli, locali, amici, notti fuori, rivalità, ragazze e una città che non viene descritta dall'alto ma attraversata insieme ai suoi protagonisti.

La cosa interessante è che inizialmente nessuno nella band la considerava il pezzo destinato a cambiare tutto. Scott Gorham ha raccontato che nelle prime versioni  era sostanzialmente costituita dagli accordi e dalla voce di Phil. Furono Gorham e Brian Robertson a costruire successivamente quelle linee gemelle che sarebbero diventate parte essenziale dell'identità Thin Lizzy. E neppure allora pensarono di avere un singolo: "Oggi è un classico, ma non l'avevamo nemmeno presa in considerazione come singolo". Furono alcuni DJ americani a Louisville a iniziare a passarla con insistenza, contribuendo all'esplosione del brano negli Stati Uniti.

Dentro Jailbreak convive con la title track, con Cowboy Song e con Emerald, ma è quella che mostra meglio la capacità di Lynott di trasformare il quotidiano in una piccola epopea. Non costruisce un eroe: costruisce una gang. E attraverso quella gang costruisce se stesso.


2. Dancing In The Moonlight 

Se The Boys Are Back In Town spiega il personaggio pubblico, Dancing In The Moonlight (It's Caught Me In Its Spotlight) aiuta a capire il musicista. Firmata interamente da Lynott e pubblicata nel 1977 su Bad Reputation, parte da una linea di basso che non ha una semplice funzione ritmica: è il vero gancio iniziale della canzone, una frase melodica che continua a muoversi sotto la voce e dialoga con il sassofono di John Helliwell dei Supertramp.

Qui l'etichetta hard rock comincia a stare stretta. Dentro ci sono soul, rhythm and blues, pop e soprattutto quella capacità di Lynott di far convivere durezza e leggerezza senza che sembrino due anime separate. La scena raccontata è quasi banale: un ragazzo torna tardi, frequenta il cinema, si innamora, fa arrabbiare il padre. Ma Lynott trasforma i dettagli minimi in immagini immediatamente riconoscibili.

Bono ha ricordato quanto questa parte della scrittura di Lynott fosse vicina a Van Morrison. David Kitt ha invece sottolineato il lato meno appariscente del frontman: "La gente vede il tipo con i pantaloni di pelle che suona il basso, ma dimentica quanto fosse bravo a scrivere testi"-


3. Emerald 

Se bisogna individuare il punto in cui identità irlandese, hard rock e linguaggio che avrebbe influenzato il metal successivo si incontrano, Emerald è una delle risposte più convincenti. Chiude Jailbreak nel 1976 ed è accreditata a Phil Lynott, Brian Downey, Scott Gorham e Brian Robertson. Il testo guarda alla storia irlandese e all'invasione anglo-normanna, mentre musicalmente il pezzo utilizza un andamento in 6/8 e linee di chitarra che riprendono elementi della tradizione irlandese trasformandoli in materiale elettrico.

È esattamente qui che i Thin Lizzy diventano qualcosa di più complesso di una grande hard rock band degli anni Settanta. Le due chitarre non servono soltanto a raddoppiare un riff: costruiscono melodie parallele, armonie e incastri che conservano una certa impronta celtica ma acquistano peso, attacco e aggressività.

Gorham, americano arrivato nella band nel 1974, ha ricordato quanto dovette imparare per entrare in quel linguaggio: su Emerald parla di "un grande brano, scritto molto bene e con una grande forza in quelle linee ispirate alla musica irlandese".

Questo passaggio è centrale anche nella lettura dell'eredità di Lynott. Non si può sostenere che abbia inventato l'heavy metal melodico, ma si può dire che i Thin Lizzy abbiano contribuito in modo decisivo a definire una grammatica che negli anni successivi sarebbe diventata familiare: riff pesanti, doppie chitarre armonizzate e melodie che non vengono sacrificate alla potenza.

Jailbreak, nello stesso album, mostra l'altra faccia di quella formula: più secca, urbana e immediata. Emerald la porta invece sul terreno della storia e dell'identità nazionale.


4. Róisín Dubh (Black Rose): A Rock Legend 

Tre anni dopo Jailbreak, Lynott porta quella ricerca molto più avanti.

Róisín Dubh (Black Rose): A Rock Legend, composta con Gary Moore e posta a chiusura dell'album Black Rose del 1979, è probabilmente il punto più ambizioso dell'intera discografia Thin Lizzy per ciò che riguarda il rapporto con l'Irlanda.

Il brano dura oltre sette minuti e incorpora materiale proveniente dalla tradizione: Shenandoah, Will You Go Lassie Go, Danny Boy e The Mason's Apron entrano nella struttura insieme a riff, assoli e passaggi di chitarra costruiti da Moore e Scott Gorham

La differenza rispetto a un semplice esercizio folk rock è sostanziale. Lynott non appoggia una melodia tradizionale sopra una rock band: prende riferimenti, personaggi, musica e mitologia irlandese e li fa funzionare all'interno del linguaggio hard dei Thin Lizzy. È una dichiarazione di appartenenza, ma priva di nostalgia.

Una recensione dell'epoca su Hot Press sottolineava proprio come, quando entrano jig, reel e arie marziali, il risultato suoni naturale.

È forse il brano che meglio sostiene l'idea di Lynott come figura capace di modificare la percezione internazionale del rock irlandese. Dopo Van Morrison e Rory Gallagher, mostrava che l'Irlanda non doveva necessariamente esportare soltanto folk, blues o cantautorato. Poteva generare anche un hard rock moderno, melodico e internazionale senza cancellare la propria provenienza.


5. Old Town 

Per chiudere il ritratto bisogna uscire dai Thin Lizzy. Old Town, composta da Phil Lynott insieme a Jimmy Bain e pubblicata nel 1982 su The Philip Lynott Album, mostra ciò che rimane quando vengono ridotte le chitarre armonizzate, i riff e l'apparato della grande rock band.

Rimane soprattutto il songwriter.

Il pezzo si muove tra pop, soul e arrangiamenti più leggeri e racconta una relazione finita attraverso la città. Dublino non viene nominata semplicemente come segno di appartenenza: diventa il luogo fisico nel quale si muove il protagonista. Il video rafforza definitivamente quel legame. Lynott attraversa Ha'penny Bridge e Grafton Street, entra al Long Hall e arriva fino a Ringsend Pier. RTÉ lo considera ancora oggi un documento praticamente inseparabile dall'immagine della Dublino dei primi anni Ottanta. Il video venne realizzato per il programma televisivo Anything Goes e trasmesso per la prima volta il 30 ottobre 1982.

Old Town è importante proprio perché non ha bisogno di dimostrare quanto Lynott fosse rock. Mostra invece quanto fosse larga la sua idea di canzone. La stessa persona che aveva scritto Jailbreak, costruito personaggi da strada in The Boys Are Back In Town e spinto l'identità irlandese dentro l'hard rock di Emerald poteva ridurre tutto a una melodia malinconica e a una passeggiata per Dublino.

È forse questo il punto che tiene insieme l'intero catalogo. Phil Lynott non era un autore heavy che occasionalmente scriveva ballate, né un poeta prestato all'hard rock. Era un musicista capace di usare hard rock, soul, folk, pop e blues come strumenti diversi della stessa scrittura. Ed è proprio questa elasticità a spiegare perché Cowboy Song, Jailbreak, Dancing In The Moonlight e Black Rose possano sembrare canzoni profondamente differenti e, dopo pochi secondi, suonare comunque inequivocabilmente come Phil Lynott.



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