History

Peter Hook, il basso che ha portato la melodia nel post-punk

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Author image Gianni Rojatti

13 febbraio 2026 alle ore 11:54, agg. alle 14:21

Dal concerto dei Sex Pistols al suono inconfondibile dei Joy Division e dei New Order: come Peter Hook ha trasformato il basso in una voce solista.

Nel sottile territorio che separa punk, post-punk e new wave, il basso cambia ruolo in modo radicale. Nel punk è spesso un collante invisibile: raddoppia la tonica — la nota fondamentale su cui si costruisce un accordo — e si incolla a chitarra e batteria con ottavi serrati.

Con la new wave e la musica dark, invece, si emancipa: sale di registro, diventa melodico, dialoga con la voce. Tra i protagonisti di questa trasformazione c’è Peter Hook (Joy Divison, New Order) nato il 13 febbraio 1956, il musicista che più di ogni altro ha ridefinito l’immaginario del basso post-punk.

Radici Punk

Peter Hook appartiene a quella generazione di musicisti che iniziano a suonare non per formazione accademica, ma per folgorazione. Nel suo caso, il momento decisivo arriva nel giugno del 1976, quando assiste al celebre concerto dei Sex Pistols alla Lesser Free Trade Hall di Manchester. Hook racconterà spesso che quella sera capì una cosa fondamentale: non serviva essere virtuosi per fare musica, bastava avere qualcosa da dire. Pochi mesi dopo nasceva la band che sarebbe diventata i Joy Division. Autodidatta, influenzato da figure come Paul Simonon dei Clash e Jean-Jacques Burnel degli Stranglers, Hook sviluppa fin dall’inizio un rapporto anomalo con il basso. Nel punk lo strumento è quasi invisibile: raddoppia la tonica — cioè la nota fondamentale che definisce un accordo — e si limita a rafforzare l’impatto ritmico. Hook, invece, compie una scelta opposta: sposta il suo playing nei registri acuti, trasformando il basso in una voce melodica autonoma. Con il tempo, quella scelta diventa una vera dichiarazione di poetica. Hook racconta che quando qualcuno gli suggeriva di “limitarsi a seguire la tonica”, la sua risposta era piuttosto diretta: "...perché non te ne vai a f***?" Certo, c'era l'arroganza del punk della prima ora ma anche la consapevolezza che ciò che per molti sembrava un’anomalia — un basso che stava in alto e faceva melodie — fosse in realtà una precisa idea di arrangiamento, suono ed estetica musicale


Post Punk, Synth Pop e Dance

La scelta nasce anche da circostanze tecniche. I suoi primi amplificatori economici, come il Sound City 120, suonano male sulle frequenze basse ma acquistano definizione sulle corde più alte del basso, quelle di Re e Sol. Ian Curtis intuisce il potenziale di quel suono e lo spinge a svilupparlo. È così che nascono linee diventate iconiche, come quelle di “She’s Lost Control” o “Love Will Tear Us Apart”, dove il basso non accompagna ma guida la struttura del brano. Nei Joy Division questa impostazione diventa una firma sonora: il basso costruisce paesaggi cupi e atmosferici, intrecciandosi con la chitarra angolare di Bernard Sumner e la voce tormentata di Curtis. Hook ridefinisce il ruolo dello strumento nel post-punk, dimostrando che può essere protagonista narrativo e non semplice fondamento armonico. Dopo la morte di Curtis nel 1980, Hook porta lo stesso approccio nei New Order, adattandolo a un contesto dominato da sintetizzatori e sequenze elettroniche. Il suo basso resta alto nel mix, ma diventa più ritmico e danzereccio, come in “Blue Monday” o “Temptation”, contribuendo a creare un ponte naturale tra post-punk, synth-pop e cultura dance. Parallelamente, Hook sperimenta anche il ruolo di cantante. Nei New Order interpreta brani come “Dreams Never End”, mentre nei progetti più recenti, come Peter Hook & The Light, arriva a cantare dal vivo l’intero repertorio dei Joy Division. Un compito che lui stesso ha sempre definito complicatissimo, dichiarando di ammirare musicisti come Phil Lynott e Sting per la loro capacità di cantare e suonare contemporaneamente. Il tratto distintivo del suo stile resta però immutato: grazie a Peter Hook, il basso nel rock alternativo smette definitivamente di stare nell’ombra e conquista una voce propria.


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