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Paul McCartney sorprende i fan sul Magical Mystery Tour e videochiama Ringo Starr

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Author image Gianluigi Riccardo

22 luglio 2026 alle ore 11:42, agg. alle 12:40

L’ex Beatle ha incrociato a Liverpool il bus dedicato alla storia della band, salutando i passeggeri insieme a Ringo collegato via FaceTime.

Nemmeno il miglior tour operator del mondo potrebbe organizzare l'incontro fatto da alcuni fortunati fan dei Beatles che, pochi giorni fa, si sono trovati in modo puramente casuale con Sir Paul McCartney in persona.

È quanto accaduto lunedì 20 luglio a Liverpool, quando un gruppo di appassionati impegnati nel Magical Mystery Tour - uno dei tour specializzati nel seguire le orme dei Fab Four - si è trovato improvvisamente davanti Paul McCartney. Con Ringo Starr collegato in videochiamata.

Il bus, decorato nello stile psichedelico del mezzo apparso nel film televisivo dei Beatles del 1967, era fermo a un semaforo lungo Hope Street. A bordo c’erano turisti arrivati per ripercorrere i luoghi fondamentali della storia dei Beatles: le case d’infanzia, Penny Lane, Strawberry Field e le strade nelle quali John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr costruirono il proprio immaginario prima di trasformare Liverpool nel centro della musica mondiale.

Alla guida c’era Neil Morton, che ha raccontato alla BBC di essersi accorto per primo della presenza di McCartney all’interno di un’automobile affiancata al bus.

"Mi ero fermato al semaforo di Hope Street quando, chi ti vedo? Sir Paul con Ringo su FaceTime", ha spiegato Morton, descrivendo la scena come "surreale". McCartney si è sporto dal finestrino, ha salutato il gruppo e ha sollevato lo smartphone per mostrare ai passeggeri Ringo Starr dall’altra parte dello schermo. "Ci ha fatto un cenno e tutti hanno iniziato a scattare fotografie. I passeggeri non riuscivano a crederci".

McCartney si trovava a Liverpool per un appuntamento organizzato dal Liverpool Institute for Performing Arts, l’istituto che contribuì a fondare negli anni Novanta negli edifici della sua vecchia scuola. Durante la cerimonia ha consegnato all’attore Stephen Graham uno dei riconoscimenti dell’istituto.


Paul McCartney incontra i fan, ma preferisce parlare invece di fare selfie


L’immagine di McCartney che saluta il Magical Mystery Tour potrebbe sembrare in contrasto con la sua nota riluttanza verso fotografie e autografi. In realtà, il musicista ha sempre distinto il rapporto personale con i fan dalla trasformazione dell’incontro in un contenuto da pubblicare.

In una recente intervista al podcast The Rest Is Entertainment, McCartney ha spiegato: "Oggi ci sono i telefoni. Quando incontro qualcuno, prende subito il telefono e io dico: “Mi dispiace, non faccio fotografie”. Ed è una cosa radicale, al giorno d’oggi".

Il motivo, secondo l’ex Beatle, è il desiderio di non sentirsi ridotto a un’attrazione. "Nel momento in cui comincio a pensare di essere qualcosa al di sopra di me stesso, non mi piaccio più. Per me è molto importante essere semplicemente me stesso".

Per spiegare la sensazione ha utilizzato un’immagine volutamente diretta: "Nel sud della Francia, a Saint-Tropez, c’è un uomo sulla spiaggia con una scimmia e si paga per farsi fotografare con lei. Io non voglio davvero sentirmi come quella scimmia. Quando faccio una foto con qualcuno, mi sento così. Non sono più io, divento improvvisamente qualcos’altro".

Dai pub di Liverpool ai piccoli club: tutte le sorprese di Paul McCartney

Quella sul Magical Mystery Tour non è la prima apparizione non annunciata con la quale McCartney ha sorpreso pubblico e fan. Al contrario, l’ex Beatle ha spesso utilizzato concerti segreti, incursioni improvvise e venue di dimensioni ridotte per recuperare un rapporto più diretto con le persone.

Uno degli episodi più conosciuti risale al giugno 2018, durante le riprese del celebre Carpool Karaoke con James Corden. Dopo aver attraversato Liverpool, visitato la casa di famiglia di Forthlin Road e percorso Penny Lane, McCartney entrò nei Philharmonic Dining Rooms, uno storico pub della città.

Nascosto dietro una tenda, salì su un piccolo palco e iniziò a suonare davanti a circa cinquanta persone, selezionate per partecipare a un non meglio specificato evento con una star internazionale. Il set comprendeva classici dei Beatles come A Hard Day’s Night, Love Me Do, Back in the U.S.S.R., Hey Jude e il nuovo singolo Come On to Me. Il concerto, ripreso per il finale del programma, diventò una delle sequenze musicali televisive più viste e condivise di quell’anno.

Poche settimane più tardi McCartney tornò ancora a Liverpool per promuovere Egypt Station con una serie di eventi intimi. Il 26 luglio 2018 suonò al Cavern Club, annunciando l’appuntamento soltanto poche ore prima. Era un ritorno simbolico nel locale in cui i Beatles si erano esibiti quasi trecento volte all’inizio degli anni Sessanta. La campagna comprendeva anche incontri e performance al LIPA, agli Abbey Road Studios e negli stessi Philharmonic Dining Rooms.

Nel settembre dello stesso anno portò lo stesso concetto a New York, allestendo un concerto alla Grand Central Terminal. Dietro le tende installate nella stazione si trovavano ospiti e un pubblico selezionato, mentre centinaia di persone potevano ascoltare il set dall’esterno. McCartney eseguì ventiquattro brani, attraversando Beatles, Wings e materiale solista, compresi alcuni estratti da Egypt Station.

La tradizione, in realtà, viene da più lontano. Nel 1991 McCartney organizzò una serie di concerti a sorpresa in locali molto più piccoli rispetto agli stadi normalmente frequentati in quel periodo. Tra questi ci fu il Mean Fiddler di Londra, che rappresentò la sua esibizione nella venue più ridotta dai tempi dell’ultimo concerto dei Beatles al Cavern nel 1963. Secondo il suo sito ufficiale, quegli spettacoli erano pensati proprio per ristabilire un contatto più immediato con il pubblico.

La formula è rimasta valida anche negli ultimi anni. Nel febbraio 2025 McCartney ha tenuto tre concerti al Bowery Ballroom di New York, locale da appena 575 posti. Gli spettacoli furono annunciati con pochissimo anticipo e i biglietti vennero venduti esclusivamente al botteghino, uno per persona, mentre centinaia di fan attendevano in fila al freddo.

Nel marzo 2026 ha invece scelto il Fonda Theatre di Los Angeles per due date intime, primo ritorno sul palco dopo la conclusione della parte 2025 del Got Back Tour. Non si trattava di un concerto totalmente improvvisato, ma ancora una volta di una dimensione nettamente inferiore rispetto alle arene nelle quali McCartney continua abitualmente a esibirsi.

The Boys of Dungeon Lane, Paul McCartney torna nella Liverpool prima dei Beatles

L’episodio del Magical Mystery Tour si collega quasi perfettamente al contenuto del più recente album di McCartney, The Boys of Dungeon Lane, pubblicato il 29 maggio 2026. È il suo primo disco solista di materiale inedito dai tempi di McCartney III, uscito nel 2020, ed è stato realizzato con il produttore Andrew Watt tra Los Angeles e lo studio di McCartney nel Sussex.

Il disco comprende quattordici tracce e riporta McCartney nella Liverpool della sua infanzia, prima dei Beatles e della Beatlemania. Il titolo deriva da un verso di Days We Left Behind e fa riferimento a Dungeon Lane, la strada che conduceva dalla zona di Speke verso la riva del Mersey.

"Per me è soprattutto una canzone legata ai ricordi", ha spiegato McCartney parlando del singolo. "Il titolo dell’album arriva da un verso del brano. Pensavo proprio ai giorni che mi sono lasciato alle spalle e a volte mi domando se stia scrivendo soltanto del passato. Poi penso: di cos’altro si può scrivere? Sono semplicemente tanti ricordi di Liverpool".

Le canzoni attraversano l’infanzia nel dopoguerra, la famiglia, il rapporto con John Lennon e le prime avventure con George Harrison. Salesman Saint guarda ai genitori Jim e Mary McCartney, mentre Down South torna ai viaggi giovanili condivisi con Harrison. In Home to Us, invece, McCartney ritrova Ringo Starr per raccontare ancora una volta l’appartenenza a Liverpool e il legame tra due uomini che hanno condiviso un’esperienza impossibile da replicare.

Il punto centrale dell’album non è la celebrazione del mito, ma ciò che esisteva prima. "Eravamo una famiglia decisamente operaia", ha ricordato McCartney parlando di Speke. "Non avevamo quasi nulla, ma non importava, perché le persone erano fantastiche e non ti accorgevi di avere poco".

È lo stesso movimento compiuto dal Magical Mystery Tour: partire dalla leggenda per ritrovare le strade, le abitazioni e le persone che l’hanno resa possibile. Solo che, questa volta, durante il percorso è comparso davvero Paul McCartney. E sul suo telefono c’era Ringo.


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