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Paul is dead e le altre morti impossibili del rock: quando una leggenda diventa più forte dei fatti

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Author image Gianluigi Riccardo

23 settembre 2026 alle ore 15:18, agg. alle 15:36

Il 23 settembre 1969 esplose il caso "Paul is dead". Da McCartney a Corey Taylor e Avril Lavigne, quando il rock ha dichiarato morti i vivi.

Ci sono musicisti che hanno raggiunto l'immortalità in senso più letterale di quanto si possa pensare. Il rock ha sempre avuto un rapporto particolare con morte, mistero e leggenda: carriere interrotte troppo presto, incidenti mai completamente chiariti, sparizioni e soprattutto teorie nate dalla convinzione che dietro una storia apparentemente semplice debba necessariamente nascondersi qualcos'altro.

Il 23 settembre 1969 il Northern Star, giornale studentesco della Northern Illinois University, pubblicò infatti "Clues Hint at Possible Beatle Death", uno degli articoli decisivi nella diffusione della più famosa teoria cospirazionista della storia della musica: Paul McCartney era morto e i Beatles lo avevano sostituito con un sosia.

Il giornale avrebbe ammesso decenni dopo non soltanto che la storia era falsa, ma anche che quell'articolo riprendeva materiale apparso pochi giorni prima sul Times-Delphic della Drake University.

Paul is dead: il complotto perfetto prima di Internet

La prima versione stampata conosciuta della storia era comparsa il 17 settembre 1969, quando Tim Harper aveva pubblicato "Is Beatle Paul McCartney Dead?". Ma fu nelle settimane successive che il gioco diventò enorme. Il 12 ottobre il DJ di Detroit Russ Gibb ricevette una telefonata durante una trasmissione su WKNR-FM: un ascoltatore gli suggerì di cercare messaggi nascosti nei dischi dei Beatles. Da quel momento la caccia agli indizi diventò praticamente incontrollabile.

Secondo la teoria, McCartney sarebbe morto in un incidente automobilistico nel novembre 1966 e sarebbe stato sostituito per evitare che la morte di uno dei Beatles distruggesse il gruppo. Il sostituto avrebbe avuto persino un nome, William Campbell. Dettaglio importante: quel nome non arrivava da qualche misterioso documento segreto. Fu sostanzialmente inventato dallo studente Fred LaBour, che il 14 ottobre scrisse per il Michigan Daily un articolo satirico intitolato "McCartney Dead; New Evidence Brought to Light". LaBour avrebbe poi raccontato apertamente di essersi inventato Campbell e diversi altri "indizi". 

Secondo altre versioni altrettanto note, il sosia sarebbe Billy Shears, nome del personaggio immaginario presentato in Sgt.Pepper's Lonely Hearts Club Band.

Questo non impedì alla storia di diventare gigantesca.

La copertina di Abbey Road venne riletta come un corteo funebre: John Lennon sacerdote, Ringo Starr impresario delle pompe funebri, George Harrison becchino e McCartney cadavere, unico scalzo e fuori passo rispetto agli altri. La targa del Maggiolino sullo sfondo, "28IF", diventò "28 if", cioè l'età che Paul avrebbe avuto "se" fosse stato ancora vivo, anche se McCartney all'epoca aveva in realtà 27 anni. Poi arrivarono i dischi ascoltati al contrario, "Revolution 9", la presunta frase "I buried Paul" alla fine di "Strawberry Fields Forever" e decine di altri dettagli trasformati in prove. Lennon spiegò che nella registrazione diceva in realtà "cranberry sauce".

Era, in pratica, una teoria virale prima che esistesse qualcosa da chiamare virale.


Corey Taylor: "Non sono morto"

Trentacinque anni dopo un'altra voce di morte colpì uno dei frontman più riconoscibili del rock contemporaneo. Nel settembre 2004 iniziò a circolare online la notizia della morte di Corey Taylor degli Slipknot.

Le versioni cambiarono rapidamente. Prima un'overdose, poi un incidente automobilistico. La storia passò da Internet alla radio e diventò abbastanza credibile da provocare telefonate di amici, fan e persino del manager del cantante.

Taylor dovette arrivare alla soluzione più semplice possibile: presentarsi davanti a casa e gridare "I am not dead", "Non sono morto".

La notizia era completamente falsa ma la velocità con cui era riuscita a circolare mostrava quanto fosse cambiato il meccanismo rispetto al 1969: a McCartney erano serviti giornali universitari, radio e settimane di passaparola. Nel 2004 bastavano un sito fasullo e qualche trasmissione radiofonica.

Curiosamente alcune fonti collocano ancora la smentita di Taylor proprio al 23 settembre 2004. Le cronache pubblicate all'epoca, però, la documentano già diversi giorni prima. Anche questo, in piccolo, racconta bene come funzionano queste storie: persino la cronologia di una bufala può diventare parte della leggenda.


Da Avril Lavigne ad Andrew W.K.: quando muore anche l'identità

Il modello inventato intorno a McCartney è stato replicato molte altre volte. Il caso più famoso è probabilmente quello di Avril Lavigne, che secondo una teoria nata online sarebbe morta nel 2003 e sarebbe stata sostituita da una sosia chiamata Melissa Vandella.

La storia iniziò a diffondersi attraverso un blog brasiliano nel 2011 e tornò violentemente virale nel 2017. Anche in questo caso gli "indizi" erano cambiamenti nell'aspetto fisico, fotografie, testi interpretati come confessioni e piccoli dettagli trasformati in prove. Avril ha naturalmente smentito più volte la teoria.

Ancora più strano è il caso di Andrew W.K., sul quale da oltre vent'anni circola una mitologia secondo cui l'uomo diventato famoso con Party Hard sarebbe stato un personaggio costruito a tavolino e, a un certo punto, addirittura interpretato da una persona diversa. Al centro della storia c'è il misterioso nome "Steev Mike", presente nei crediti dei primi lavori di Andrew W.K. e poi diventato il protagonista di una serie di messaggi, siti web e dichiarazioni volutamente ambigue. Le voci sull'esistenza di un "nuovo" Andrew W.K. esplosero soprattutto intorno al 2004-2005 e lo stesso artista ha spesso risposto alimentando, più che spegnendo, il mistero.

Esiste infine la versione opposta della stessa ossessione: il musicista è davvero morto, ma una parte del pubblico si rifiuta di crederci. È successo per decenni con Elvis Presley ed è successo con Jim Morrison. Nel caso del cantante dei Doors, la morte a Parigi il 3 luglio 1971, l'assenza di un'autopsia e le differenti ricostruzioni delle ultime ore hanno alimentato una quantità enorme di teorie. Ancora oggi esistono documentari costruiti sull'ipotesi che Morrison abbia inscenato tutto per scomparire. Le fonti storiche documentano invece la morte e la sepoltura al Père-Lachaise; ciò che rimane incerto riguarda soprattutto alcune circostanze delle ultime ore.

Ed è probabilmente questo il vero punto di "Paul is dead". Non importa che Paul McCartney sia rimasto sotto gli occhi del mondo per altri decenni. Una volta costruita abbastanza bene, una leggenda non ha più bisogno della realtà per sopravvivere.

Ha bisogno soltanto di nuovi indizi.

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