Pat Smear, il chitarrista punk di Nirvana e Foo Fighters
05 agosto 2026 alle ore 10:32, agg. alle 12:12
Pat Smear non ha mai inseguito riff immortali o assoli spettacolari. Eppure è stato una pedina decisiva nei Germs, nei Nirvana e nei Foo Fighters.
Nel rock siamo abituati a celebrare i chitarristi che riconosciamo dopo due note. Pat Smear appartiene invece a una categoria molto più rara: quella dei musicisti che non cercano di lasciare il proprio marchio sulla canzone, ma di trovare il suono giusto perché sia la band, nel suo insieme, a suonare meglio. E, paradossalmente, è proprio questa apparente invisibilità ad averlo reso uno dei chitarristi più preziosi della sua generazione.
Nato il 5 agosto 1959, Pat Smear ha attraversato alcune delle pagine più importanti della storia del rock, dai Germs ai Nirvana fino ai Foo Fighters, restando sempre fedele a un'unica idea di chitarra: quella punk.
Un chitarrista indispensabile
Se vi chiedessi di canticchiarmi un riff di Pat Smear, probabilmente in pochi ci riuscirebbero. Lo stesso vale per un suo assolo, un suono o una soluzione chitarristica che tutti identifichino immediatamente con lui. Eppure stiamo parlando di un musicista che ha fatto parte prima dei Nirvana e poi dei Foo Fighters, due delle band più importanti della storia del rock. È un paradosso affascinante. Perché Pat Smear è uno di quei chitarristi di cui tutti conoscono il nome, ma quasi nessuno saprebbe spiegare davvero perché sia stato così importante. La risposta va cercata molto prima dei Nirvana, nella Los Angeles punk della fine degli anni Settanta. Pat Smear è infatti uno dei fondatori dei Germs, gruppo di culto che, nonostante una carriera brevissima, ha lasciato un'impronta enorme sul punk americano. Il loro unico album in studio, GI del 1979, prodotto da Joan Jett, è ancora oggi considerato uno dei manifesti assoluti del genere, al punto che molti lo accostano a Never Mind the Bollocks (1977) dei Sex Pistols. Basta ascoltarlo per capire perché Kurt Cobain nutrisse un rispetto quasi reverenziale per quella band. Il suono di Smear è una coltre di chitarre distorte all'inverosimile, aggressive, densissime. Non cerca mai il virtuosismo, ma costruisce un muro sonoro feroce, ricco di atmosfera e personalità. Anche nei momenti più caotici si percepisce che dietro quella violenza c'è un musicista che padroneggia perfettamente il proprio strumento.
La band davanti all'ego
Ed è proprio questo il punto. Pat Smear non ha mai cercato di essere il chitarrista che si riconosce dopo due battute. Non gli interessa inventare il riff del secolo, scrivere l'assolo che finirà in ogni classifica o dimostrare quanto sia bravo. Vuole fare una cosa molto più difficile: far suonare meglio la band. Ma c'è anche un altro aspetto che lo rende unico: la coerenza. Pat Smear non è mai stato un hired gun, uno di quei musicisti capaci di adattarsi a qualsiasi contesto. Lui ha sempre voluto essere un chitarrista punk. Sapeva fare quello e voleva continuare a farlo. Lo dimostra anche un episodio significativo del 1992: quando i Red Hot Chili Peppers lo contattarono per un provino dopo l'uscita di John Frusciante, preferì tirare dritto. Non era il suo mondo. Chi ama questo modo di intendere la chitarra, chi vede lo strumento come un motore ritmico, un generatore di suono, di attitudine e di tiro più che di protagonismo, dovrebbe avere il poster di Pat Smear appeso in camera. Quando entra nei Nirvana durante il tour di In Utero (1993), mette proprio questa qualità al servizio del gruppo. Cobain rimane il centro musicale della band, ma Smear rende il suono più pieno, più compatto, più stabile. Benché Kurt fosse il chitarrista straordinario che tutti conosciamo, soprattutto nell'ultima fase della sua carriera dal vivo poteva lasciarsi trascinare dall'istinto: durante un assolo poteva perdere completamente il senso dell'arrangiamento del brano oppure attraversare momenti di vero e proprio blackout. È qui che Pat Smear diventa fondamentale. Non perché sostituisca Cobain, ma perché tiene insieme il pezzo, dà continuità all'armonia e sostiene la struttura ritmica della canzone mentre Kurt resta libero di seguire il proprio istinto. La sua grandezza sta proprio qui: quando arriva nei Nirvana, musicalmente quasi non ci si accorge del suo ingresso. Sembra semplicemente di sentire i Nirvana suonare ancora meglio. Dave Grohl ha raccontato che durante le prove di "The Man Who Sold the World" fu proprio Smear a suggerire alcune soluzioni che fecero finalmente funzionare il brano. In quell'occasione scherzò dicendo che finalmente nella band c'era un musicista. Battuta o meno, racconta bene quanto fosse preziosa la sua esperienza maturata nei Germs. Ma il suo contributo non si fermava alle note. Chiunque abbia vissuto davvero una band sa benissimo che, a volte, un musicista affidabile, equilibrato e con il carattere giusto vale molto più di un genio creativo ma stronzo. Nei mesi più complicati dei Nirvana, mentre le tensioni interne crescevano, Pat Smear rappresentò anche un elemento di equilibrio umano. Una presenza capace di tenere unito un gruppo che stava attraversando il periodo più difficile della propria storia.
In qualunque contesto
Per questo il suo approdo nei Foo Fighters fu quasi inevitabile. Non soltanto per l'amicizia con Dave Grohl, ma perché aveva già dimostrato di possedere una qualità rarissima. Dopo una prima esperienza conclusa nel 1997, è rientrato stabilmente nella band contribuendo a costruire quel grande suono a tre chitarre che ancora oggi rappresenta uno dei marchi di fabbrica dei Foo Fighters. C'è infine un dettaglio che racconta bene il personaggio. Tra la fine degli anni Ottanta e per tutti gli anni Novanta MTV cavalcò il fenomeno delle supermodelle con House of Style, trasmissione diventata un simbolo di quell'epoca. L'edizione più celebre, condotta da Cindy Crawford tra il 1989 e il 1995, vedeva tra i volti ricorrenti proprio Pat Smear, grande amico della modella. È un contrasto affascinante: il chitarrista dei Germs, della scena punk più brutale di Los Angeles, e poi di Nirvana e Foo Fighters, perfettamente a proprio agio anche in un programma dedicato alla moda. Non è una dimostrazione di eclettismo musicale, ma umano. Evidentemente Pat Smear possiede quella rara capacità di risultare credibile e naturale in qualunque contesto. Ed è forse anche per questo che è riuscito a entrare in alcune delle pagine più importanti della storia del rock senza mai dare l'impressione di essere fuori posto.