Ozzy Osbourne, Sharon punta sugli ologrammi: “Parlerà ancora ai fan con la sua voce”
22 maggio 2026 alle ore 17:13, agg. alle 17:29
La famiglia Osbourne lavora a un avatar digitale del Prince of Darkness. Tra AI, ologrammi e concerti virtuali, il brand Ozzy entra in una nuova era.
Dopo la morte di Ozzy Osbourne, la famiglia Osbourne sembra intenzionata a trasformare definitivamente il concetto di eredità artistica nel rock. Non solo archivi, ristampe o documentari: l’obiettivo dichiarato è mantenere Ozzy “attivo” attraverso tecnologie immersive, avatar digitali e sistemi di intelligenza artificiale capaci di replicarne voce, movimenti e personalità.
L’idea è emersa durante il Licensing Expo 2026 di Las Vegas, dove Sharon Osbourne e Jack Osbourne hanno parlato apertamente della collaborazione con Hyperreal, azienda specializzata nella creazione di avatar realistici e performance digitali.
Il progetto ruota attorno alla creazione del cosiddetto “digital DNA” di Ozzy Osbourne. Jack ha spiegato che il sistema raccoglie “voce, immagine e movimenti” del cantante per costruire una replica virtuale permanente. “È inquietante quanto sia accurato”, ha dichiarato. “Esisterà digitalmente finché esisteranno i computer”.
Parla con Ozzy, anche dopo la morte
La parte più sorprendente riguarda però l’interazione diretta con il pubblico.
Sharon Osbourne ha descritto un modello capace di simulare conversazioni realistiche con i fan. “Potrai chiedere qualsiasi cosa a Ozzy e lui risponderà con la sua voce — e le risposte saranno quelle che Ozzy avrebbe dato”, ha spiegato. Una dichiarazione che conferma come il progetto non sia limitato a semplici ologrammi da palco, ma includa sistemi AI conversazionali evoluti.
Secondo Jack Osbourne, la tecnologia è ormai arrivata a un livello tale da rendere il processo quasi immediato. Ha raccontato che oggi sarebbe possibile girare un template pubblicitario e “inserire” Digital Ozzy in modo rapido attraverso prompt e animazioni generate automaticamente.
Dietro questa operazione c’è anche un ragionamento preciso sulla gestione del marchio Ozzy Osbourne. Jack ha sottolineato che la famiglia vuole preservare il carattere autentico del cantante evitando derive troppo artificiali o commerciali.
“Tutto quello che facciamo con il nome e l’immagine di Ozzy deve riflettere chi era davvero”, ha detto. “La domanda fondamentale è: ‘Cosa farebbe Ozzy?’”.
Sharon ha invece spiegato il senso più ampio dell’operazione, facendo un paragone diretto con Elvis Presley: “Elvis è morto da 50 anni e tutti conoscono Elvis. Voglio questo anche per Ozzy”
Anche il ritorno di Ozzfest potrebbe passare attraverso questa direzione tecnologica. Diverse testate britanniche e americane hanno parlato della possibilità di inserire un ologramma di Ozzy all’interno della nuova edizione del festival prevista per il 2027.
Da Elvis agli ABBA fino ai Kiss: come funziona il business degli avatar musicali
La trasformazione digitale delle rockstar non è più fantascienza. Negli ultimi anni l’industria musicale ha investito cifre enormi in spettacoli virtuali, concerti immersivi e tecnologie di “resurrezione digitale”.
Il caso più famoso resta quello degli ABBA. Con “ABBA Voyage”, il gruppo svedese ha creato versioni digitali dei membri ringiovaniti attraverso motion capture, effetti visivi e performance registrate. Lo show londinese ha ridefinito il concetto di concerto residency e dimostrato che il pubblico è disposto a pagare per assistere a performance virtuali purché tecnologicamente credibili.
Prima ancora ci sono stati gli esperimenti dedicati a Elvis Presley, con show basati su immagini restaurate e sincronizzazioni orchestrali. In parallelo sono arrivati i tour postumi di artisti come Roy Orbison e Whitney Houston, costruiti attraverso ologrammi tridimensionali e band dal vivo.
Nel rock duro, invece, il caso più avanzato è probabilmente quello dei Kiss. Dopo il tour d’addio, il gruppo ha annunciato lo sviluppo di avatar digitali permanenti realizzati con tecnologie simili a quelle usate nel cinema e nei videogiochi e curati dalla stessa società che si è occupata degli ABBA. L’obiettivo è permettere ai Kiss di continuare a esibirsi anche senza presenza fisica sul palco e, a quanto pare, il tutto avverrà nel 2028, magari al The Sphere di Las Vegas, con il supporto anche di nuova musica.
La differenza del progetto Osbourne sta però nell’elemento conversazionale. Hyperreal parla infatti di “avatar entertainment” immersivo, capace non solo di riprodurre movimenti e voce, ma anche di generare interazioni dinamiche approvate direttamente dagli eredi.
In pratica, non più soltanto un ologramma che canta “Crazy Train”, ma una versione digitale di Ozzy in grado di dialogare, reagire e mantenere viva una personalità riconoscibile. È qui che il confine tra tributo, archivio e nuova forma di intrattenimento diventa sempre più sottile.