Ozzy Osbourne, Scream: molto più di un album senza Zakk Wylde
20 giugno 2026 alle ore 14:01, agg. alle 13:19
Spesso liquidato con sufficienza, Scream resta uno degli album più solidi dell'ultimo Ozzy e una brillante vetrina per il talento del chitarrista Gus G.
Nel 2010 Ozzy Osbourne si presenta senza Zakk Wylde e molti fan vivono il cambio di chitarrista come un piccolo trauma. Un pregiudizio che finisce per oscurare i numerosi meriti di un album decisamente più riuscito di quanto spesso si racconti.
Pubblicato nel giugno del 2010, Scream mette in mostra un Ozzy ancora convincente, una produzione moderna e il talento chitarristico di Gus G, chiamato a raccogliere un'eredità praticamente impossibile senza mai rinunciare alla propria identità musicale.
Un chitarrista indesiderato
Tra i dischi più sottovalutati della carriera solista di Ozzy Osbourne, Scream occupa un posto particolare. Non perché sia un album minore, né perché manchi di grandi canzoni o di una produzione all'altezza del nome che porta in copertina. Al contrario, il suo principale problema è probabilmente quello di essere arrivato nel momento sbagliato e con il chitarrista sbagliato. O meglio, con il chitarrista che i fan non volevano vedere. La storia di Ozzy è sempre stata legata a doppio filo ai suoi partner alla chitarra. Prima la separazione dai Black Sabbath e da Tony Iommi, un trauma che molti consideravano impossibile da superare. Poi l'arrivo di Randy Rhoads, autentico genio della sei corde e figura centrale nella rinascita artistica di Ozzy all'inizio degli anni Ottanta. La sua tragica scomparsa lasciò un vuoto enorme, colmato anni dopo da Zakk Wylde, altro alter ego perfetto: carismatico, riconoscibile, capace di affiancare Ozzy per oltre vent'anni senza mai far rimpiangere il predecessore. Per questo motivo, quando nel 2010 Scream arriva nei negozi senza Wylde in formazione, molti storcono il naso ancora prima di ascoltare una nota. Al suo posto c'è Gus G, chitarrista greco già noto per il lavoro con Firewind, Dream Evil, Mystic Prophecy e Nightrage. Un musicista straordinario, ma inevitabilmente schiacciato dal peso di un confronto quasi impossibile con nomi come Tony Iommi, Randy Rhoads e Zakk Wylde. Eppure, riascoltato oggi, Scream dimostra quanto quel giudizio sia stato affrettato. Gus G non prova mai a imitare Zakk Wylde. Dove Wylde affondava le radici nel blues, nel southern rock e nella lezione di Jimmy Page, Gus G porta nel mondo di Ozzy una sensibilità diversa, più europea, più moderna, più vicina al metal melodico e neoclassico. Se Randy Rhoads rappresenta probabilmente il riferimento più immediato per comprendere il suo approccio, nelle sue frasi si percepisce anche la lezione dei grandi virtuosi della chitarra metal come Yngwie Malmsteen, Paul Gilbert o Vinnie Moore. È uno shredder moderno, appartenente a quella generazione di solisti che comprende anche Kiko Loureiro e Jeff Loomis, musicisti capaci di coniugare tecnica impressionante, gusto melodico e identità stilistica.
Scream è un album che riesce a conservare tutta la teatralità oscura tipica di Ozzy, ma con una freschezza sonora che nel 2010 appariva sorprendentemente attuale. Brani come "Let Me Hear You Scream", "Soul Sucker" e "Diggin' Me Down" celebrano la tradizione heavy metal più classica senza sembrare nostalgici o fuori tempo. Anche Ozzy è in grande forma. Qualcuno ha criticato l'uso massiccio di effetti e correzioni sulla voce, ma resta difficile ignorare l'energia e la personalità che attraversano tutto il disco. A quasi 62 anni il cantante offre una prova intensa e credibile, sostenuta da una produzione imponente firmata da Kevin Churko, che oltre a produrre partecipa attivamente alle registrazioni occupandosi di tutte le batterie, numerosi strumenti e arrangiamenti. Tra i collaboratori compare anche Adam Wakeman, figlio del celebre tastierista degli Yes Rick Wakeman. Forse Scream ha una sola colpa: essere un disco che fa tutto bene senza cercare di rivoluzionare nulla. Non reinventa Ozzy, non cambia le regole del gioco e non introduce svolte radicali. È semplicemente una raccolta di ottime canzoni heavy metal interpretate da un Ozzy ancora ispirato e impreziosite da un chitarrista che avrebbe meritato maggiore considerazione. A distanza di anni resta una delle pagine più solide dell'ultimo Ozzy Osbourne. E soprattutto la testimonianza di un talento come Gus G che, pur trovandosi davanti a un'eredità impossibile, ebbe il coraggio di presentarsi con una propria voce anziché inseguire quella di chi lo aveva preceduto.