Ozzfest torna nel 2027: il festival di Ozzy Osbourne riparte da Birmingham
18 agosto 2026 alle ore 15:48, agg. alle 17:08
Il festival creato da Ozzy e Sharon Osbourne tornerà nel 2027 a Villa Park. Una storia iniziata nel 1996 e diventata fondamentale per il metal.
Adesso è ufficiale: Ozzfest tornerà nel 2027. Dopo mesi di dichiarazioni, indiscrezioni e segnali sempre meno nascosti, gli account ufficiali del festival hanno confermato che la nuova edizione si terrà a Villa Park, Birmingham, lo stesso stadio nel quale il 5 luglio 2025 Ozzy Osbourne aveva salutato il pubblico con Back To The Beginning, il concerto che aveva riunito per l'ultima volta la formazione originale dei Black Sabbath. Al momento non sono ancora stati comunicati date precise e nomi in cartellone: l'annuncio promette semplicemente ulteriori dettagli in arrivo.
È una conferma importante anche perché il nuovo Ozzfest sarà inevitabilmente diverso da tutti quelli precedenti. Sarà il primo senza Ozzy, morto il 22 luglio 2025, appena diciassette giorni dopo il concerto di Villa Park, e quindi il primo chiamato a dimostrare se quello costruito dagli Osbourne a partire dagli anni Novanta possa realmente sopravvivere al proprio simbolo.
Sharon, però, aveva già raccontato di averne discusso proprio con il marito. Quando Ozzy le chiedeva se Ozzfest potesse funzionare senza di lui, la risposta era stata netta: "È un brand. Funzionerà anche senza di te". E Ozzy, secondo il racconto di Sharon, era d'accordo: bisognava continuare.
Dal ritorno possibile alla conferma: Sharon Osbourne, Zakk Wylde e tutti gli indizi
In realtà il discorso non nasce nel 2026. Nell'ottobre 2023 Sharon Osbourne aveva spiegato durante The Osbournes Podcast perché Ozzfest si fosse progressivamente fermato. Il problema non era stata la mancanza di pubblico né una precisa decisione artistica, ma soprattutto la sostenibilità economica: cachet, richieste di manager e agenti e costi di produzione erano cresciuti fino a rendere quel modello sempre meno conveniente.
Già nel gennaio 2024 il tema del ritorno era stato affrontato apertamente. Sharon aveva sottolineato che la funzione del festival continuava ad avere senso soprattutto per gli artisti emergenti, ma aveva individuato anche il nodo principale: "Hai comunque bisogno degli headliner". Il famoso secondo palco, quello delle band ancora in costruzione, poteva continuare a essere centrale, ma serviva una struttura economicamente sostenibile attorno alla quale costruirlo.
Poi è arrivato Back To The Beginning. Prima del concerto di Villa Park, Zakk Wylde aveva descritto la giornata con una formula perfetta: "Ozzfest on steroids", un Ozzfest sotto steroidi.
In effetti la struttura ricordava inevitabilmente il vecchio festival: Metallica, Guns N' Roses, Slayer, Tool, Pantera, Gojira, Alice In Chains, Lamb Of God, Anthrax e Mastodon raccolti intorno a Ozzy e ai Black Sabbath, con generazioni differenti di hard rock e metal sullo stesso palco. Wylde, alla vigilia, sperava inoltre che il concerto non rappresentasse necessariamente una chiusura assoluta e immaginava già la possibilità di continuare in qualche forma quello spirito.
La morte di Ozzy ha inevitabilmente cambiato il significato di qualsiasi ipotesi successiva. Ma proprio il successo e l'impatto di Back To The Beginning hanno mostrato quanto fosse ancora forte il legame tra il nome Osbourne, Birmingham e l'intera comunità metal. Villa Park è diventato così il luogo più naturale da cui ripartire.
A gennaio 2026 Sharon ha trasformato l'ipotesi in qualcosa di molto più concreto, rivelando di essere in trattativa con Live Nation per riportare in vita Ozzfest e indicando già il 2027 come possibile anno del ritorno. Ha spiegato anche quale dovrebbe essere il principio del nuovo festival: continuare a dare spazio agli artisti giovani, una delle cose alle quali Ozzy teneva maggiormente, ma senza necessariamente limitarsi ai confini tradizionali dell'heavy metal. «Vorrei mescolare i generi», aveva anticipato.
Pochi giorni dopo, gli account ufficiali di Ozzfest hanno iniziato a muoversi, chiedendo direttamente ai fan cosa pensassero di un ritorno nel 2027. Non era ancora una conferma, ma a quel punto il rumor aveva assunto contorni molto diversi.
A febbraio Sharon è stata ancora più diretta durante il MIDEM di Cannes: "Sì, assolutamente. Lo faremo". Nello stesso periodo, parlando con Jack Osbourne, ha illustrato il progetto: partire con due giorni a Villa Park e successivamente portare Ozzfest anche in Nord America, cercando contemporaneamente una nuova generazione di artisti da mettere in vetrina.
All'inizio di agosto è arrivato l'ultimo passaggio prima dell'annuncio. Sharon ha confermato a Metal Hammer che Villa Park sarebbe stata la sede dell'evento e che erano già in corso contatti con gli artisti. Il numero definitivo delle giornate, uno o due giorni, potrebbe dipendere anche dalla risposta del pubblico. Il 18 agosto, infine, Ozzfest ha eliminato anche l'ultimo condizionale: Villa Park, Birmingham, 2027. Per il momento è questa l'unica tappa ufficialmente confermata, mentre il progetto nordamericano resta nei programmi dichiarati dagli Osbourne.
Ozzfest, il festival nato da un rifiuto
Per capire perché questo ritorno conta bisogna tornare al 1996. Ozzfest nacque sostanzialmente come risposta a un no. Sharon Osbourne aveva cercato di inserire Ozzy nel cartellone di Lollapalooza, ma la proposta era stata respinta. La risposta degli Osbourne non fu quella di cercare un altro festival: decisero di costruirne uno proprio.
La prima edizione si sviluppò su due appuntamenti, a Phoenix e San Bernardino, con Ozzy insieme a Slayer, Danzig, Sepultura, Biohazard e altri. Dal 1997 Ozzfest diventò una vera macchina itinerante e trovò una posizione che nel mercato americano era ancora scarsamente occupata: un grande festival nazionale costruito specificamente intorno all'hard rock e all'heavy metal.
Il punto, però, non erano soltanto gli headliner. Ozzfest aveva capito molto rapidamente che un festival poteva funzionare contemporaneamente come grande evento e come incubatore.
Le lineup della fine degli anni Novanta oggi sembrano quasi irreali. Nel 1998 negli Stati Uniti c'erano Ozzy, Tool, Megadeth e Limp Bizkit sul main stage, mentre sul secondo palco suonavano Motörhead, Incubus e dei System Of A Down ancora lontani dalle dimensioni che avrebbero raggiunto pochi anni più tardi. Nel 1999 arrivarono gli Slipknot, inseriti nel tour addirittura prima dell'uscita del loro album di debutto. Partirono sostanzialmente da sconosciuti e terminarono quella tournée come una delle band delle quali tutti parlavano.
Questo è probabilmente il punto centrale dell'eredità di Ozzfest.
Da Slipknot e System Of A Down alla nuova generazione metal
Tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, il festival intercettò praticamente in tempo reale il cambiamento dell'heavy music americana. Slipknot, System Of A Down, Limp Bizkit, Disturbed, Linkin Park, Papa Roach, Mudvayne, Incubus, Hatebreed, Lamb Of God, Avenged Sevenfold passarono dal circuito Ozzfest in momenti differenti delle rispettive carriere. Accanto a loro continuavano a esserci Ozzy, Black Sabbath, Slayer, Judas Priest, Pantera, Megadeth, Motörhead, Marilyn Manson e Rob Zombie.
La formula era semplice ma decisiva: mettere nello stesso spazio la storia del metal e quello che sarebbe venuto dopo.
Nel 1999, per esempio, gli Slipknot avevano poco tempo a disposizione sul secondo palco, ma la loro esposizione davanti al pubblico di Ozzfest contribuì in maniera sostanziale alla crescita rapidissima che seguì il debutto. Negli anni successivi il meccanismo si ripeté. Chi funzionava sul palco minore poteva tornare più avanti nel cartellone; chi diventava abbastanza grande finiva direttamente sul main stage. Non era soltanto booking: era un percorso di crescita visibile davanti allo stesso pubblico.
È anche questo che Sharon sembra voler recuperare nel 2027. Non semplicemente il logo, Ozzy sugli schermi e una serie di grandi gruppi messi uno dietro l'altro, ma quella capacità di scoprire prima.
Il modello itinerante americano si interruppe dopo il 2007. Ci furono poi formule diverse: un evento nel 2008, sei date nel 2010, appuntamenti internazionali, le edizioni giapponesi e soprattutto l'unione con Knotfest nel 2016 e 2017. L'ultima apparizione del marchio prima della nuova rinascita risale al 31 dicembre 2018 al Forum di Inglewood, con Ozzy, Rob Zombie, Marilyn Manson, Jonathan Davis, Body Count e Zakk Sabbath.
Nove anni dopo, Ozzfest ripartirà senza l'uomo che gli ha dato il nome. Ed è proprio questo il test più interessante. Se il festival sarà soltanto una celebrazione della memoria di Ozzy, potrà comunque costruire un grande evento. Se invece riuscirà a recuperare davvero il principio originario — veterani, nuovi nomi, generazioni mescolate e spazio concesso a chi deve ancora conquistarsi il main stage — allora il ritorno potrebbe avere un significato molto più ampio.
Ed è probabilmente quello il modo più coerente per continuare l'eredità di Ozzy Osbourne.