Nothing But Thieves: rock alternativo, scrittura pop e voce in primo piano
29 giugno 2026 alle ore 18:00, agg. alle 11:23
I Nothing But Thieves rileggono l’alternative rock tra chitarre, scrittura pop e grandi ritornelli, con la voce di Conor Mason al centro del suono.
I Nothing But Thieves sono una delle band britanniche che hanno aggiornato l’alternative rock senza stravolgerlo, lavorando su melodie immediate, chitarre eleganti e ritornelli molto aperti. Una scrittura accessibile, spesso vicina al pop, ma costruita con una precisa sensibilità rock.
La loro storia, oggi rilanciata dal singolo Evolution, offre il pretesto per rileggerne le coordinate stilistiche: le ombre di Radiohead e Muse, certe aperture alla Snow Patrol, l’energia chitarristica dei Foo Fighters e soprattutto la voce di Conor Mason, elemento più riconoscibile del gruppo.
Suono e canzoni
I Nothing But Thieves sono una delle band che meglio raccontano cosa possa essere oggi l’alternative rock quando sceglie di parlare a un pubblico largo senza perdere gusto, tensione e personalità. Formatisi nel 2012 a Southend-on-Sea, nell’Essex, sono Conor Mason alla voce e chitarra, Joe Langridge-Brown alla chitarra, Dominic Craik a chitarra e tastiere, Philip Blake al basso e James Price alla batteria. Dopo il debutto omonimo del 2015, sono arrivati Broken Machine nel 2017, Moral Panic nel 2020 e Dead Club City nel 2023. Ora "Evolution "anticipa il quinto album, Stray Dogs, atteso per il 25 settembre 2026. Non sono un gruppo rivoluzionario, e forse proprio qui sta parte del loro interesse: non provano a scardinare il linguaggio del rock, ma a rimetterlo in circolo con una scrittura molto attuale, melodica, inclusiva, radiofonica, capace di muoversi tra energia chitarristica e sensibilità pop. La loro forza è nella sintesi. Dentro il loro suono si sente un mondo che arriva dalla fine degli anni Novanta e dai primi Duemila: l’alternative britannico più emotivo, certe aperture degli Snow Patrol, l’ambizione dei Muse, l’ombra lunga dei Radiohead, ma anche una capacità di costruire ritornelli muscolari che guarda al rock da grandi palchi. In "Amsterdam", per esempio, si sente bene questa doppia natura: riff essenziali, chitarre nervose, strofe tese e un ritornello che esplode con un’aggressività quasi da Foo Fighters, ma filtrata attraverso una sensibilità più elegante, meno americana, più britannica. All’estremo opposto, "Welcome to the DCC" mostra il lato più pop, levigato e moderno del gruppo: sintetizzatori, groove, un gusto quasi new wave, ma sempre con quella tensione melodica che impedisce alla canzone di diventare semplice esercizio di stile.
La voce al centro
Il centro di tutto, però, è Conor Mason. La sua voce non è semplicemente il timbro riconoscibile del gruppo: è l’asse intorno al quale vengono costruite molte canzoni. Mason, che ha sempre indicato Jeff Buckley tra i suoi riferimenti più importanti, possiede una vocalità molto estesa, capace di passare da momenti morbidi, quasi soul, a salite improvvise, alte, teatrali. Per questo i Nothing But Thieves scrivono spesso brani che sembrano preparare il terreno a un’esplosione: strofe più raccolte, pause studiate, riff non troppo ingombranti, produzione pulita, e poi ritornelli larghi, verticali, costruiti per far respirare la voce e portarla al massimo impatto. È un meccanismo che funziona benissimo in Impossible: una ballata che parte quasi in punta di piedi, lascia spazio alla fragilità dell’interpretazione e poi cresce fino a diventare un'ampia, cinematografica, deflagrazione rock! In questo senso "Evolution" suona come un ritorno alla parte più diretta e rock della band. Le chitarre tornano in primo piano, il passo è più ruvido, ma resta intatta quella vocazione antemica che è una delle loro firme: “antemico”, in questo caso, significa proprio pensato come un coro da concerto, un ritornello che non si limita a chiudere la canzone, ma la fa esplodere sotto il palco. Il brano parla di cambiamento, autenticità, imperfezione, e lo fa con un tono che tiene insieme energia e nostalgia. "Evolution" diventa così una specie di dichiarazione d’intenti: meno interessata alla perfezione formale, più vicina all’idea di comunità, di presenza fisica, di legame reale con chi li segue. Un brano che guarda avanti, ma con la memoria ben accesa su tutto ciò che li ha portati fin qui.