Noel Gallagher e la chitarra degli Oasis: rock riportato all’essenziale
28 maggio 2026 alle ore 21:26, agg. alle 11:31
Tra Beatles, Gibson e assoli ridotti all’essenziale, Noel Gallagher ha riportato la chitarra rock al servizio della canzone.
Negli anni ’90, mentre il rock rincorreva tecnica, crossover e sperimentazione, Noel Gallagher sceglie una strada opposta: semplicità, melodia e immediatezza. Un chitarrismo essenziale capace di costruire inni generazionali, riportando la chitarra al centro della canzone.
Nato il 29 maggio 1967, il chitarrista degli Oasis ha costruito il proprio stile tra Beatles, Neil Young, Pete Townshend e Pink Floyd. Chitarre Gibson semiacustiche, pochi effetti e assolo melodici hanno definito un approccio diretto, riconoscibile e sorprendentemente lontano dagli eccessi chitarristici della sua epoca.
Chitarra al servizio della canzone
Parlare di Noel Gallagher chitarrista è complicato proprio perché, tecnicamente, non sembra esserci nulla di spettacolare nel suo modo di suonare. Niente virtuosismo esasperato, niente ricerca sonora futuristica, niente destrutturazioni alternative. Eppure, a metà anni ’90, nel momento in cui la chitarra rock sembrava aver già esplorato qualsiasi possibilità tecnica, stilistica e tecnologica, Gallagher riesce a imporsi con un approccio quasi disarmante nella sua semplicità. Negli anni precedenti il rock aveva vissuto una corsa continua all’espansione del linguaggio chitarristico. La new wave e il post punk avevano portato la chitarra fuori dal blues aprendola a effetti, texture e sperimentazione. Il metal aveva estremizzato velocità, tecnica, precisione e potenza sonora. Il grunge aveva recuperato impatto fisico, attitudine vintage e accordature alternative, mentre crossover e alternative rock stavano contaminando tutto con funk, rap, elettronica e noise. In questo panorama saturo di informazioni arriva Noel Gallagher, che rimette al centro un concetto quasi elementare: la chitarra deve servire la canzone. È questo il cuore del suo stile. Accordi enormi, aperti, immediati. Assoli ridotti all’essenziale, costruiti più sulla memoria melodica che sull’esibizione tecnica. Se c’è un riferimento, non è il virtuosismo di Eddie Van Halen o Randy Rhoads, ma il rock’n’roll di Chuck Berry, i Beatles, Pete Townshend, Neil Young. Anche quando il fraseggio si apre a un gusto più lirico e sospeso, affiorano echi dei Pink Floyd e di David Gilmour. Da qui derivano anche certe scelte timbriche: l’amore per le chitarre Gibson semiacustiche come i modelli ES-355 ed ES-345, ma anche il ricorso alle Rickenbacker dal tipico jangly sound beatlesiano.
Essenziale e immediato
Da questo punto di vista “Don’t Look Back in Anger” rappresenta probabilmente il manifesto perfetto del chitarrismo di Noel Gallagher. Un brano costruito attorno a una progressione armonica fortemente debitrice dei Beatles, ma sostenuto da una chitarra che non cerca mai di rubare la scena alla melodia. Persino l’assolo sembra scritto per essere canticchiato più che ammirato da altri chitarristi. E non è un caso che, dietro uno degli assoli più celebri degli Oasis, si nasconda una chitarra Fender Stratocaster sunburst. Per anni l’immaginario collettivo ha associato il pezzo alla chitarra Epiphone Riviera del videoclip, ma Gem Archer ha raccontato recentemente che Noel gli mostrò proprio quella Fender dicendogli: “Questa è la chitarra che ho usato per "Don’t Look Back in Anger”. Una scelta sorprendente per un musicista quasi sempre associato a Gibson Les Paul ed ES-335, ma perfettamente coerente con quel fraseggio melodico, morbido e quasi “cantato” che richiama anche Gilmour. Anche la sua strumentazione racconta bene questa filosofia. Noel Gallagher non ha mai costruito il proprio mito sulla ricerca ossessiva della strumentazione perfetta o su sonorità esoteriche. Anzi, agli inizi degli Oasis raccontava di usare pochissimi effetti e di tenere semplicemente tutto al massimo per ottenere più energia possibile. Gain alto, amplificatori per chitarra britannici classici come Marshall o Hiwatt pochissimi fronzoli e un approccio diretto, quasi brutale nella sua immediatezza. Perfino osservando le sue pedaliere storiche e gli effetti utilizzati emerge questa visione estremamente concreta della chitarra rock. Delay Boss DD-3, Tube Screamer, wah Cry Baby, compressori e pochi altri classici accessibili a qualsiasi chitarrista. Nessuna rincorsa al suono misterioso o irraggiungibile. Persino quando negli anni il setup si è ampliato con effetti boutique e più costosi e ispirati a David Gilmour, il principio è rimasto invariato: la tecnologia deve sostenere la canzone, non diventare il centro del discorso. Del resto lui stesso ha sempre ammesso di avere un rapporto istintivo con la strumentazione. Al celebre concerto di Knebworth del 1996, davanti a 125.000 persone, utilizzava una pedaliera montata su un semplice pezzo di compensato con unicamente due effetti: un accordatore e un delay. Questa filosofia emerge anche dal modo in cui Gallagher guarda all'evoluzione della chitarra e dei chitarristi contemporanei. In una recente intervista ha raccontato che suo figlio, osservando alcuni giovani musicisti capaci di eseguire passaggi tecnicamente impressionanti, gli avrebbe detto: «Tu non sai suonare la chitarra così». La risposta di Noel è stata illuminante: «Ringrazio il cielo. Perché se sapessi suonare la chitarra così, sai cosa starei facendo adesso? Starei qui a fare acrobazie sulla chitarra, invece di star scrivendo "Maybe..."», ha scherzato prima di intonare l'incipit di “Live Forever”. Noel Gallagher riconosce che le nuove generazioni hanno accesso a una quantità di informazioni impensabile negli anni della sua formazione: tutorial, video, recensioni, consigli tecnici e strumenti didattici di ogni genere. Eppure continua a sostenere che la tecnica, da sola, non basta a costruire una carriera o a scrivere grandi canzoni. Dietro questa apparente ingenuità tecnica si nasconde forse il segreto del suo approccio creativo. Gallagher ha spiegato di non avere alcun controllo razionale sulla scrittura delle canzoni: «Mi siedo con una chitarra e aspetto che succeda qualcosa. Lo chiamo andare a pesca». Un'immagine che descrive perfettamente un musicista per cui l'ispirazione conta molto più della dimostrazione di bravura. Ed è probabilmente questo il vero segreto di brani come “Live Forever”, “Some Might Say”, “Champagne Supernova” o “Cigarettes & Alcohol”. La chitarra di Noel Gallagher non vuole impressionare. Vuole accompagnare la melodia, rafforzare il ritornello e trasformare poche note semplici in qualcosa che sembri immediatamente familiare. In un’epoca in cui tutti cercavano di espandere il linguaggio della chitarra, lui ebbe l’intuizione opposta: riportarla all’essenziale.