Nirvana, "Bleach": il disco che ha seppellito gli anni Ottanta
14 giugno 2026 alle ore 13:14, agg. alle 12:17
Più che il debutto dei Nirvana, Bleach è il disco che annuncia gli anni Novanta: un manifesto ruvido che svela le radici del genio di Kurt Cobain.
Se il mondo ha scoperto i Nirvana con Nevermind (1991), è in Bleach (1989) che si trovano le coordinate della loro rivoluzione. Un disco ruvido, acerbo e fondamentale per capire da dove arrivavano Kurt Cobain e compagni e perché il loro impatto fu così dirompente.
Tra hard rock anni Settanta, punk, sludge metal e sensibilità pop deformata dal rumore, i Nirvana costruiscono un linguaggio nuovo destinato a cambiare il rock. Pubblicato il 15 giugno 1989, Bleach resta una fotografia preziosa della band prima del successo mondiale.
Annoiati dagli anni 80
Se si conoscono i Nirvana soprattutto attraverso Nevermind (1991) o si considera In Utero (1993) il loro vertice creativo, Bleach (1989) rischia di apparire poco più di un'interessante premessa. In realtà è l'esatto contrario. È il tassello fondamentale per capire da dove arrivano i Nirvana e, soprattutto, perché il loro impatto sulla storia del rock è stato così dirompente. Per certi versi, Bleach può essere letto come il canto funebre degli anni Ottanta. Basta guardare al contesto in cui nasce. Il 1989 è un anno straordinario per il rock. Escono capolavori come Disintegration dei Cure e New York di Lou Reed, dischi magnifici che sublimano linguaggi costruiti nel decennio precedente. Allo stesso tempo l'hard rock e il glam raggiungono livelli di perfezione formale impressionanti attraverso band come Skid Row, Poison, Aerosmith o i giovanissimi Mr. Big. È musica spesso eccellente, ma che sembra rappresentare il punto di arrivo di una traiettoria già definita. I Nirvana arrivano invece da un'altra direzione. Sono ragazzi di provincia, annoiati, arrabbiati, estranei all'estetica dominante del decennio. Per la generazione rappresentata da Kurt Cobain, gli anni Ottanta non incarnano libertà e innovazione, ma un mondo percepito come artificiale, patinato, eccessivamente tecnologico e spesso superficiale. La risposta è una riscoperta del rock più fisico e viscerale degli anni Settanta, ma reinterpretato in una maniera completamente nuova. Dentro Bleach convivono Led Zeppelin, Black Sabbath, Aerosmith, punk, hardcore, sludge metal, Melvins, Pixies e Dinosaur Jr. La genialità di Cobain sta però nel non trattare nessuna di queste influenze con rispetto filologico. Prende il riff sabbathiano e lo suona come un punk. Recupera la sensibilità melodica dei Beatles e la seppellisce sotto una coltre di rumore e distorsione. Assorbe l'hard rock, ma lo spoglia di qualsiasi esibizionismo tecnico e virtuosistico. È una miscela improbabile che nelle mani di chiunque altro avrebbe probabilmente prodotto confusione. Nei Nirvana diventa un linguaggio nuovo. Anche il suono racconta questa rivoluzione.
Il debutto di Cobain
Registrato con un budget ridottissimo e in poche sessioni presso i Reciprocal Recording Studios di Seattle con Jack Endino, Bleach conserva tutta la ruvidità di una band ancora lontanissima dal successo. Si apre con il basso distorto e minaccioso di “Blew”, sfoggia chitarre sporche, paludose, quasi sgradevoli per gli standard dell'epoca, e cattura un'energia che sembra provenire più da una sala prove che da uno studio professionale. In questo senso Bleach assume un valore ancora più particolare. Non contiene ancora la formazione che il pubblico avrebbe poi identificato come quella definitiva dei Nirvana. Alla batteria c'è Chad Channing e non Dave Grohl, il musicista che contribuirà in modo decisivo alla potenza e all'impatto di Nevermind. Eppure il DNA della band è già tutto lì. Le melodie oblique, i contrasti tra quiete ed esplosione, il gusto per l'urgenza punk e la capacità di trasformare influenze lontanissime in qualcosa di immediatamente riconoscibile. È una conferma di quanto la vera scintilla creativa fosse Kurt Cobain, il nucleo artistico attorno al quale il gruppo avrebbe progressivamente trovato la propria forma definitiva. Tuttavia, ogni analisi musicale finisce inevitabilmente per diventare relativa di fronte a un dato di fatto: Bleach è il disco di debutto di Kurt Cobain. Uno degli artisti più influenti e determinanti che il rock abbia mai prodotto. Come accade con figure rarissime come Jimi Hendrix, Jim Morrison o Paul McCartney, il talento finisce per alterare qualsiasi parametro di giudizio. Per questo Bleach non è soltanto l'inizio della storia dei Nirvana. È il momento in cui un nuovo linguaggio prende forma e, senza che quasi nessuno se ne accorga, il rock entra negli anni Novanta.