History

New York Dolls: il ponte tra glam rock e punk

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Author image Gianni Rojatti

27 luglio 2026 alle ore 12:00, agg. alle 10:11

Prima del punk c'erano i New York Dolls: un debutto che riportò il rock alle sue radici più sporche e provocatorie, cambiandone l'attitudine per sempre.

Il punk non nasce all'improvviso. Prima di diventare un genere musicale è stato un modo diverso di intendere il rock, più diretto, sporco e provocatorio.

Pubblicato nel luglio del 1973, il debutto dei New York Dolls rappresenta uno dei passaggi decisivi di questa trasformazione: un disco ancora immerso nel rock'n'roll, nel blues e nel glam, ma già capace di riscriverne l'attitudine e di indicare la strada che pochi anni dopo avrebbero percorso Sex Pistols e Ramones.

Provocazione & rock'n'roll

Il debutto omonimo dei New York Dolls, pubblicato nel 1973 e prodotto da Todd Rundgren, viene indicato spesso come uno dei grandi dischi proto-punk. È una definizione corretta, purché si chiarisca un punto: il suo suono non è ancora punk. Dentro queste canzoni ci sono soprattutto glam rock, hard rock, blues, rhythm and blues e il rock'n'roll degli anni Cinquanta e Sessanta. La vera anticipazione sta altrove: nell'atteggiamento, nella provocazione, nella volontà di riportare il rock a una forma più fisica, sfacciata e pericolosa. I New York Dolls non vogliono tagliare i ponti con la tradizione, come farà il punk pochi anni dopo. Semmai vogliono tornare alle sue radici più rumorose. Prendono Chuck Berry, Bo Diddley, i Rolling Stones, i Velvet Underground, gli Stooges, gli MC5, Bowie e Marc Bolan, li saccheggiano senza discrezione e rimettono tutto insieme con un'estetica oltraggiosa, sessualmente ambigua, teatrale e volutamente trasandata. Le influenze sono evidenti, quasi esibite, ma proprio il modo dissennato con cui vengono sovrapposte produce qualcosa di sorprendentemente nuovo. "Personality Crisis" è il manifesto perfetto di questa formula: pianoforte martellante, chitarre che spingono senza eleganza e la voce di David Johansen che trasforma il rhythm and blues in una caricatura febbrile e urbana. "Trash" e "Bad Girl" lavorano su ritornelli immediati e su un'urgenza che il punk farà propria. "Frankenstein", invece, è il lato più scomposto del disco: una lunga esplosione di rumore, teatralità e tensione. In "Vietnamese Baby" e "Subway Train" emerge anche la particolarità del lavoro chitarristico di Johnny Thunders e Sylvain Sylvain.


L'attitudine prima del punk

I New York Dolls, infatti, non rinunciano all'assolo né alla centralità della chitarra. Nel 1973 il rock celebrava già musicisti come Jimmy Page, Ritchie Blackmore e Jeff Beck, capaci di trasformare la sei corde in uno strumento sempre più sofisticato. Johnny Thunders percorre la strada opposta: il suo fraseggio è debordante, sporco, istintivo, spesso vicino al punto di rottura. Non è la negazione della chitarra solista, ma la sua deformazione attraverso una grammatica diversa, ribelle e antiaccademica. Questa sfrontatezza eserciterà un'influenza diretta sul punk. Malcolm McLaren conoscerà da vicino i New York Dolls e ne gestirà l'ultima fase, portando poi a Londra l'idea di una band capace di provocare prima ancora di convincere. I Sex Pistols nasceranno anche da quella lezione. Il debutto dei Dolls non mostra ancora il punk: mostra il momento in cui il rock smette di preoccuparsi di essere rispettabile e torna a essere una musica istintiva, rumorosa e imprevedibile. È proprio da quella crepa, più culturale che musicale, che nascerà una delle rivoluzioni più importanti della storia del rock.


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