Interviste

Myles Kennedy a Radiofreccia: "Il nuovo è un album 'fondamentale'. Questi sono gli Alter Bridge".

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Author image Gianluigi Riccardo

07 gennaio 2026 alle ore 14:00, agg. alle 17:13

Myles Kennedy racconta il nuovo album degli Alter Bridge, l'influenza degli studi di Van Halen e come l'album rappresenti al meglio ciò che la band è oggi

Gli Alter Bridge sono pronti ad aprire un nuovo capitolo della loro storia.

La band guidata da Myles Kennedy e Mark Tremonti pubblicherà il nuovo album omonimo, “Alter Bridge”, il 9 gennaio 2026 via Napalm Records, un lavoro che arriva a quattro anni di distanza da Pawns & Kings e che segna un ritorno forte, identitario e profondamente legato alle radici della band.

Dodici brani inediti, prodotti ancora una volta da Michael “Elvis” Baskette, registrati tra lo studio del produttore in Florida e soprattutto negli storici 5150 Studios fondati da Eddie Van Halen in California.

Radiofreccia ha incontrato a Berlino Myles Kennedy per parlare dell'album e del momento in cui si trova oggi la band americana.


QUI L'INTERVISTA INTEGRALE DI RADIOFRECCIA A MYLES KENNEDY DEGLI ALTER BRIDGE


Il disco sarà al centro del nuovo tour europeo che tra gennaio e marzo 2026 porterà gli Alter Bridge in giro per il continente con il What Lies Beneath Tour.

Due le date italiane annunciate:

2 febbraio 2026 – Roma (Atlantico Live)

3 febbraio 2026 – Bergamo (ChorusLife Arena)

Con loro, sul palco, Daughtry e Sevendust, per un pacchetto che ha già il sapore dell’evento.

Radiofreccia è la radio ufficiale dell'evento.

Questi sono gli Alter Bridge

Abbiamo incontrato Myles Kennedy a Berlino, lo scorso novembre, in occasione della presentazione ufficiale del disco.

Una giornata dal sapore particolare, che si è conclusa con uno showcase intimo di Myles Kennedy e Mark Tremonti in un luogo che è già storia del rock: il bar/museo dei Ramones. Un contesto raccolto ma altamente simbolico, perfetto per un album che guarda avanti senza dimenticare il peso delle radici.

Myles si presenta con la consueta sobrietà e un entusiasmo misurato ma sincero. Nel corso della conversazione emerge immediatamente un concetto: questo non è un disco “qualsiasi”, ma un lavoro che porta con sé identità, responsabilità e un forte senso di continuità.

"Con ogni disco cerchi sempre di inserire qualche elemento che non hai ancora esplorato in precedenza. Non è semplice, a volte è difficile perché i fan si aspettano un certo sound e non puoi allontanarti troppo. Alla fine torni sempre a quelle caratteristiche che ti definiscono, i tratti distintivi del tuo suono. Questo album, per me, è più moderato rispetto ad alcuni dei nostri lavori precedenti: ci siamo concentrati davvero sul suono della band, che nasce dai riff, perché è da lì che tutto prende forma. Poi c’è l’aspetto melodico, di cui siamo molto consapevoli e su cui lavoriamo già da qualche disco", ci ha raccontato Kennedy.

Anche la scelta di chiamare l'album semplicemente "Alter Bridge", spiega il cantante e chitarrista americano, deriva dal fatto che il disco sia rappresentativo della band in questo momento, senza bisogno di aggiungere altro: "Dal punto di vista della produzione abbiamo cercato di non esagerare, facendo in modo che le canzoni fossero solide e potessero stare in piedi da sole senza dover aggiungere troppo. In passato, se un ritornello non sembrava abbastanza potente, magari avremmo aggiunto parti di chitarra per rinforzarlo. Questa volta le fondamenta dei brani erano già abbastanza forti. E anche per questo il titolo ha senso così com’è: il disco è abbastanza solido da reggersi da solo, senza bisogno di un concetto o di una definizione esterna. Questi sono gli Alter Bridge. Questo è ciò che siamo, ed è qui che piantiamo la nostra bandiera".





Registrare ai 5150 Studios: tra eredità e disciplina creativa

Uno dei temi centrali dell’intervista riguarda la scelta di registrare parte dell’album ai 5150 Studios. Una decisione che non è stata semplicemente logistica, ma emotiva e culturale. Myles sottolinea chiaramente come lavorare all’interno dello studio creato da Eddie Van Halen abbia avuto un peso enorme sull’ispirazione e sull’approccio del gruppo.

Essere dentro quelle mura significa confrontarsi con una tradizione musicale gigantesca. Significa sentire il peso dell’eredità, ma al tempo stesso trarne energia. Kennedy racconta come quella dimensione abbia agito quasi come una disciplina naturale: niente distrazioni, niente superficialità, solo l’essenziale. I

"Ha avuto una profonda influenza sull’album. In parte è sicuramente una questione di suono: lo si sente nella batteria, perché è lì che l’abbiamo registrata. Ma la cosa più importante, per noi, era essere consapevoli della musica che era stata creata lì prima di noi. Questo ti costringe davvero ad alzare l’asticella, non che ci siamo mai accontentati quando si è trattato di fare un disco, ma… cavolo, i fratelli Van Halen hanno fatto musica qui! Tutta quella storia, tutte quelle dinamiche hanno inevitabilmente avuto un impatto sul disco".

Il resto delle registrazioni è avvenuto nello studio di Michael “Elvis” Baskette in Florida, produttore storico della band, una certezza per Kennedy e Tremonti. La continuità con Baskette ha permesso agli Alter Bridge di lavorare con equilibrio tra comfort creativo e spinta evolutiva.




Kennedy e Tremonti, un equilibrio costruito nel tempo

Altro passaggio chiave dell’intervista riguarda il rapporto artistico tra Myles Kennedy e Mark Tremonti. Kennedy ricorda come, all’inizio della sua esperienza nella band, avvertisse fortemente il rispetto per ciò che Tremonti rappresentava e per ciò che aveva già costruito. Con il passare degli anni, questo rispetto si è trasformato in una collaborazione matura.

Nelle sue parole emerge una fotografia chiara: oggi esiste un equilibrio solido tra due personalità creative differenti ma complementari. Non si tratta di convivenza artistica, ma di scambio. L’alternanza vocale presente in alcuni brani del nuovo album ne è una prova concreta, ma più in generale è l’intera identità degli Alter Bridge a essere figlia di questo dialogo costante tra due modi di scrivere e interpretare la musica.

Kennedy parla di un rapporto fondato su fiducia e confronto. Nessuna gerarchia creativa, ma una linea condivisa che permette alla band di mantenere coerenza e, allo stesso tempo, di sperimentare.

"Penso che, quando sono entrato nella band, la mia priorità fosse essere rispettoso. Sapevo che tra loro esisteva già una dinamica consolidata, avevano ottenuto dei risultati importanti e io ero il nuovo arrivato. Non volevo pestare i piedi a nessuno. Credo che all’inizio nemmeno sapessero davvero quanto suonassi la chitarra. Quando Mark ha scoperto che, in realtà, ero sempre stato un chitarrista e che forse, inizialmente, avrei voluto essere più chitarrista che cantante, quell’aspetto è entrato a far parte dell’equilibrio della band. Da lì in poi le cose si sono sviluppate naturalmente e oggi ci fidiamo molto di più l’uno dell’istinto dell’altro. "



Gli Alter Bridge dal vivo

"Alter Bridge" sarà al centro del nuovo tour europeo che tra gennaio e marzo 2026 porterà gli Alter Bridge in giro per il continente con il What Lies Beneath Tour.

Due le date italiane annunciate:

2 febbraio 2026 – Roma (Atlantico Live)

3 febbraio 2026 – Bergamo (ChorusLife Arena)

Con loro, sul palco, Daughtry e Sevendust, per un pacchetto che ha già il sapore dell’evento.

Radiofreccia è la radio ufficiale dell'evento

E proprio a proposito della musica dal vivo, Myles Kennedy ha detto che per lui salire sul palco e incontrarsi con il pubblico è un'esperienza "tribale"

"L’esperienza dal vivo è una forma di comunione musicale che l’essere umano pratica da centinaia, se non migliaia di anni. È qualcosa che ci accompagna da sempre. Mi piace pensare a quando eravamo cacciatori durante il giorno, impegnati a sopravvivere, e poi la sera ci ritrovavamo intorno al fuoco a raccontare storie, probabilmente a fare musica in qualche modo, magari con un cerchio di tamburi o quello che era. È qualcosa di profondamente umano, primordiale. Oggi quella stessa esigenza si è trasformata: entriamo in una grande stanza, c’è un palco, enormi altoparlanti, produzione, luci, e ci si ritrova tutti sotto lo stesso tetto per condividere lo stesso elisir, che è la musica."

Ma come si fa quando, oltre agli Alter Bridge, hai il tuo progetto solista, suoni con Slash e anche i tuoi compagni di band - tra Creed e Tremonti - hanno mille impegni? Beh, tieni botta e ti prendi anche i rimproveri da un certo Lemmy Kilmister.

"Quanto al restare al passo con la routine dei tour… è difficile. Non è sicuramente una cosa per i deboli di cuore. Racconto spesso questa storia e la ripeto volentieri. Una volta stavo parlando con Lemmy Kilmister. Gli spiegavo che suonavo con Slash e lui non sapeva nemmeno che avessi anche una band chiamata Alter Bridge. L’ho incontrato a un festival, mi guarda e mi chiede: “Che cosa stai facendo qui? Slash non c’è.” Gli rispondo che quando non sono con Slash, sono in tour con gli Alter Bridge. Mi fissa per un attimo e mi dice: “Accorcerai la tua vita, amico.” E se una cosa del genere te la dice Lemmy… beh, questo dice davvero tutto."

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