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Mumford & Sons: “The Banjo Song” anticipa il nuovo album Prizefighter

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Author image Gianluigi Riccardo

09 gennaio 2026 alle ore 15:45, agg. alle 16:06

Dopo Rushmere, Mumford & Sons accelerano: nuovo singolo, album in arrivo a febbraio 2026 e grandi date estive, inclusa Roma.

A sette mesi appena dall’uscita di Rushmere, Mumford & Sons accelerano di nuovo.

La band britannica ha pubblicato “The Banjo Song”, nuovo singolo che anticipa il sesto album in studio, Prizefighter, in uscita il 20 febbraio 2026 per Island Records. Un brano che, già dal titolo, chiarisce la direzione intrapresa: ritorno allo strumento simbolo della loro identità e a una scrittura che privilegia urgenza emotiva e istinto collettivo.

“The Banjo Song” arriva dopo “Rubber Band Man”, condiviso con Hozier, e dopo la title track Prizefighter, confermando un percorso di avvicinamento graduale a un disco che Marcus Mumford ha definito quello che lo entusiasma di più dell’intera carriera della band. Non è una dichiarazione di facciata: il singolo mostra una band che sembra aver ritrovato una forma di spontaneità che affonda nelle origini folk senza nostalgia forzata.

Il brano è stato co-scritto con Aaron Dessner dei The National e con Jon Bellion, un incontro che rafforza il carattere ibrido del pezzo. Il banjo guida la struttura, ma il risultato non è una riproposizione calligrafica del primo corso dei Mumford & Sons: c’è tensione, c’è dinamica, c’è una produzione che lascia respirare gli strumenti senza addomesticarli. È una canzone diretta, costruita per durare più che per stupire.


La tracklist di 'Prizefighter' :

1. 'Here' (con Chris Stapleton)

2. 'Rubber Band Man' (con Hozier)

3. 'The Banjo Song'

4. 'Run Together'

5. 'Conversation With My Son'

6. 'Alleycat'

7. 'Prizefighter'

8. 'Begin Again'

9. 'Icarus' (con Gigi Perez)

10. 'Stay'

11. 'Badlands' (con Gracie Abrams)

12. 'Shadow Of A Man'

13. 'I'll Tell You Everything'

14. 'Clover' 

Prizefighter, il nuovo album dei Mumford & Sons

Prizefighter nasce in un momento di straordinaria fertilità creativa. Pubblicato nel marzo 2025, Rushmere aveva segnato il ritorno discografico del gruppo con un album arrivato direttamente al numero uno, frutto di una lunga attesa e di una scrittura più meditata. Qui il processo è stato opposto: dieci giorni di lavoro intensivo hanno prodotto più canzoni di quante ne servissero per un album, in un clima che la band ha descritto come di riscoperta e libertà.

Le sessioni si sono svolte tra i caffè di Hudson e la casa-studio di Long Pond, luogo già familiare ai Mumford & Sons.

Lontano dalla perfezione chirurgica, Prizefighter sembra puntare su prime take, energia condivisa e urgenza emotiva, elementi che emergono chiaramente anche dal nuovo singolo. I testi di Marcus Mumford affrontano temi di resilienza, lotta e perseveranza, cantati con una voce che alterna sicurezza e vulnerabilità.

Non manca l’aspetto comunitario. In studio sono passati Hozier, Gracie Abrams, Chris Stapleton, Gigi Perez, oltre allo stesso Dessner.

Collaborazioni che non appaiono come operazioni di prestigio, ma come estensione naturale di un progetto costruito sull’incontro e sul dialogo. In questo senso, Prizefighter si propone come uno dei lavori più aperti e condivisi della band.


Il 2026 dei Mumford

Il 2026 sarà anche un anno centrale sul fronte live. I Mumford & Sons hanno annunciato importanti date estive europee, a partire dal ritorno a BST Hyde Park di Londra, dove saranno headliner il 4 luglio, a dieci anni dall’ultima apparizione nel parco londinese. Con loro sul palco The War On Drugs, per una serata che si preannuncia tra le più significative della stagione.

Per il pubblico italiano, l’appuntamento è fissato per il 7 luglio 2026 al Rock in Roma, una delle date clou del tour europeo, che toccherà anche Groningen (1 luglio) e Berlino (9 luglio). Prima, la band sarà impegnata tra Messico, Stati Uniti e Oceania, con show già programmati tra gennaio e maggio.

Il nuovo singolo e le prime informazioni su Prizefighter confermano una fase di continuità creativa rara, soprattutto per una band che ha già attraversato cicli di trasformazione profonda. Se Rushmere rappresentava il consolidamento di un ritorno, Prizefighter sembra voler rilanciare, senza sovrastrutture, il cuore pulsante dei Mumford & Sons: canzoni suonate insieme, con urgenza e senso di appartenenza.

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