Morto Phil Campbell, storico chitarrista dei Motörhead
14 marzo 2026 alle ore 15:14, agg. alle 15:39
Dal debutto con Lemmy ai Bastard Sons con i figli: la vita, lo stile e l’eredità di Phil Campbell
Phil Campbell, storico chitarrista dei Motörhead, è morto all’età di 64 anni.
L’annuncio è stato diffuso dalla sua famiglia e dalla band Phil Campbell and the Bastard Sons, il progetto che negli ultimi anni aveva rappresentato la sua nuova casa musicale e affettiva. Il musicista gallese si è spento dopo una “lunga e coraggiosa battaglia in terapia intensiva” seguita a una complessa operazione, come si legge nel comunicato ufficiale condiviso sui social.
Campbell, nato Philip Anthony Campbell nel 1961 a Pontypridd, aveva attraversato oltre tre decenni di heavy metal lasciando un segno indelebile e Il suo nome è legato indissolubilmente alla storia dei Motörhead.
La sua scomparsa arriva dopo mesi difficili, segnati anche dall’annullamento di alcune date del tour europeo e australiano proprio per motivi di salute: un campanello d’allarme che molti fan avevano percepito, ma che non lasciava presagire un epilogo così rapido.
La morte di Campbell chiude simbolicamente un’epoca. Tra i membri storici e “long serving” della band, oggi resta in vita solo il batterista Mikkey Dee, entrato negli anni Novanta e rimasto fino allo scioglimento del gruppo dopo la scomparsa del frontman Lemmy nel 2015.
Dal debutto nei Motorhead ai Bastard Sons
Campbell entrò nei Motörhead nel 1984, in un periodo cruciale per la band. Dopo l’uscita di alcuni membri storici, la formazione cercava nuova linfa e trovò nel chitarrista gallese un elemento capace di coniugare tecnica e attitudine. Il suo debutto discografico arrivò con Orgasmatron nel 1986, album che segnò una nuova fase sonora per il gruppo.
Da quel momento Campbell rimase una presenza costante fino allo scioglimento nel 2015, partecipando a dischi fondamentali come 1916, Bastards, Inferno e Bad Magic.Dopo la fine dei Motörhead, Campbell aveva scelto di non fermarsi.
Nel 2016 aveva fondato i Phil Campbell and the Bastard Sons insieme ai figli Todd, Dane e Tyla, trasformando la musica in una vera e propria avventura familiare.
Il gruppo pubblicò un primo EP omonimo, seguito dal debutto su lunga distanza The Age of Absurdity e da altri lavori che consolidarono una fanbase fedele, tra nostalgia e nuove energie.
Il progetto rappresentava per lui non solo un nuovo capitolo artistico, ma anche una dimensione più intima, costruita sul rapporto con i figli e sulla voglia di continuare a suonare senza compromessi.
Il comunicato diffuso dalla famiglia lo ha ricordato come “un marito devoto, un padre meraviglioso e un nonno orgoglioso”, sottolineando il lato umano di un musicista spesso identificato solo con l’immagine rude del rock’n’roll.
Il tocco di Phil Campbell
La sua chitarra contribuì a mantenere intatta la spinta rock’n’roll del trio, anche nei momenti più difficili. Il rapporto con Lemmy era fatto di rispetto reciproco e ironia tagliente.
Lo stesso Campbell ricordò più volte il primo incontro con il futuro leader, quando da ragazzino assistette a un concerto degli Hawkwind con Lemmy al basso e gli chiese un autografo. Un aneddoto che racconta meglio di qualsiasi biografia quanto il destino del chitarrista fosse già scritto in quell’incontro.
Il tocco di Phil Campbell era riconoscibile fin dalle prime note: un mix di blues elettrico, hard rock classico e metal senza fronzoli. Tra le sue influenze dichiarate figuravano giganti come Jimi Hendrix, Tony Iommi e Jimmy Page, modelli che aveva studiato sin da giovanissimo.
Dal debutto su Orgasmatron nel 1986 fino a Bad Magic nel 2015, il chitarrista gallese contribuì a ridefinire il linguaggio dei Motörhead con riff secchi, veloci, spesso costruiti su una tensione blues trasformata in pura accelerazione metal. Il suo lavoro emerge con forza proprio nel periodo post-classico della band, quando il trio cercava nuova identità senza tradire la propria natura
Un marchio sonoro che ha accompagnato trent’anni di Motörhead e che continuerà a vivere in quelle canzoni dove la sua chitarra non era solo accompagnamento, ma motore vero della band.