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Modern Woman: sofisticati, rumorosi, imprevedibili

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Author image Gianni Rojatti

27 maggio 2026 alle ore 15:34, agg. alle 17:35

Tra art rock, post-punk e noise, i Modern Woman di Sophie Harris firmano un debutto libero, nervoso e pieno di idee.

I Modern Woman guidati da Sophie Harris trasformano art rock, post-punk, noise e folk in un debutto sorprendente, istintivo e musicalmente modernissimo, dove convive tutto: melodia, caos, teatralità e ricerca sonora.

Presenti nella nostra Top20 con il singolo “Johnny’s Dreamworld”, i Modern Woman mostrano un approccio libero e disinibito che richiama tanto The Last Dinner Party quanto i Public Image Ltd. più visionari.

Art Rock vs Post-Punk 

Ci sono band che cercano di sembrare originali accumulando stranezze. E poi ci sono gruppi come i Modern Woman, che invece riescono a essere realmente imprevedibili perché trasformano influenze gigantesche e riconoscibilissime in qualcosa di vivo, disinibito e profondamente contemporaneo. Il loro debutto, Johnny’s Dreamworld (2026), è - per chi scrive - uno dei dischi rock più freschi e stimolanti usciti negli ultimi mesi: un album che si muove tra art rock, post-punk, noise, folk e perfino free jazz senza mai perdere immediatezza, musicalità e gusto melodico. Il paragone più immediato potrebbe essere quello con The Last Dinner Party, soprattutto per quell’approccio teatrale e art rock che vuole rompere le regole della forma canzone tradizionale. Ma laddove le Last Dinner Party giocano con eleganza, manierismo e suggestioni quasi progressive alla Peter Gabriel, David Bowie o Queen, i Modern Woman sono molto più sporchi, istintivi e nervosi. Il loro mondo guarda chiaramente anche al post-punk più sghembo e visionario dei Public Image Ltd., soprattutto nel modo in cui la voce sembra continuamente sfaldarsi tra spoken word, cantato melodico e improvvise deflagrazioni emotive. Il centro di tutto è Sophie Harris, cantante e mente creativa del progetto. La sua voce è una specie di montagne russe tra registri stilistici: in pochi secondi può passare da linee vocali dolcissime a momenti rabbiosi alle Hole degli esordi, quasi isterici, fino a derive stralunate che ricordano Björk, Patti Smith o una Florence Welch più abrasiva e meno patinata. Attorno a lei ruota una band clamorosamente preparata, capace di sembrare impulsiva e caotica pur mantenendo sempre un controllo tecnico impressionante. È una caratteristica molto moderna: oggi anche le band che vogliono suonare sporche e punk spesso hanno un livello esecutivo altissimo, e i Modern Woman ne sono un esempio perfetto.


Johnny’s Dreamworld,  il debutto 

Gran parte del fascino del disco nasce proprio dagli arrangiamenti. Violini, sax, synth, percussioni improvvisate e strumenti trattati in modo totalmente anticonvenzionale convivono con chitarre rumorose e sezioni ritmiche elastiche e nervose. Colpisce anche il modo quasi artigianale con cui il gruppo ha costruito il proprio universo sonoro: tra le sperimentazioni della band compaiono perfino piatti rotti trasformati in shaker e oggetti domestici usati come percussioni. La title track “Johnny’s Dreamworld” è probabilmente il manifesto perfetto del disco: cambia pelle continuamente, alternando groove ipnotici, aperture melodiche e momenti quasi deliranti. “Neptune Girl” mostra invece il lato più accessibile e indie della band, con un’ironia malinconica che ricorda certo alternative rock anni Duemila. “Killing a Dog” è devastante nel modo in cui distrugge improvvisamente atmosfere delicate con esplosioni rumoriste, mentre “Fork/Heart” sembra togliere il terreno sotto i piedi a ogni cambio ritmico. Bellissima anche “Daniel”, una ballad fragile e sospesa che lascia emergere il lato più lirico di Sophie Harris. La sensazione, ascoltando Johnny’s Dreamworld, è quella di trovarsi davanti a una band che ha già un’identità chiarissima pur muovendosi dentro una quantità enorme di influenze. Ed è forse proprio questo il punto: i Modern Woman non cercano di nascondere ciò che amano. Lo assorbono, lo deformano e lo trasformano in qualcosa che suona finalmente nuovo.


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