History

Mike Patton e Faith No More: l’incontro tra metal, rap e crossover

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Author image Gianni Rojatti

27 gennaio 2026 alle ore 14:34, agg. alle 18:43

Mike Patton è una delle voci più potenti ed eclettiche di sempre. THE REAL THING dei Faith No More ne racconta il talento nella sua dimensione più rock.

Mike Patton non è solo una delle voci più spettacolari, potenti ed eclettiche della storia del rock. Le collaborazioni con John Zorn, Sepultura, Serj Tankian dei System of a Down e l’universo parallelo dei Mr. Bungle raccontano una curiosità musicale fuori scala.


Per conoscerlo davvero in ambito rock THE REAL THING (1989) resta il punto di partenza ideale: un disco manifesto della rivoluzione crossover tra metal, rap e funk guidata dai Faith No More.

Suonare la voce 

Al di là della notorietà, dei numeri e delle carriere parallele, Mike Patton resta una figura da conoscere prima di tutto per una ragione molto concreta: la sua voce. Un’estensione che supera le sei ottave, un controllo tecnico fuori scala e una capacità rara di passare dal canto melodico allo scream, dal rap al falsetto, senza mai perdere precisione o intenzione. Patton tratta la voce come uno strumento musicale vero e proprio, con un’attenzione quasi strumentale all’articolazione, al ritmo, al colore timbrico. A questo si aggiunge una curiosità musicale vorace, mai gerarchica. Nella sua carriera convivono senza attriti il lavoro con i Faith No More, le esplorazioni anarchiche dei Mr. Bungle, le collaborazioni con John Zorn — compositore, sassofonista e polistrumentista tra i nomi centrali del jazz più ardito e sperimentale, spesso vicino alla rumoristica e all’avanguardia pura della scena newyorkese — fino agli incontri con il metal più estremo. Un percorso che non segue una traiettoria lineare, ma una logica di attrazione istintiva verso ciò che è stimolante, anche quando è scomodo o spiazzante. Eppure, se c’è un disco che più di tutti racconta Mike Patton nel suo rapporto con il rock, quello è THE REAL THING (1989) dei Faith No More. Non solo perché è il lavoro che lo porta all’attenzione del grande pubblico, ma perché è il contesto ideale in cui il suo talento esplode senza vincoli, sostenuto da una band che fa della contaminazione il proprio principio fondante. Accanto a Patton troviamo Bill Gould al basso, Mike Bordin alla batteria, Roddy Bottum alle tastiere e Jim Martin alla chitarra: una formazione in cui non esiste un vero solista dominante, ma una coesione strumentale rara.


Parola d'ordine, contaminazione

Pubblicato nel 1989, THE REAL THING arriva in un momento di transizione cruciale. Il rock sta cercando nuove vie d’uscita dall’hard rock patinato degli anni Ottanta, e qui trova una risposta sorprendentemente moderna, non solo per la somma dei generi coinvolti, ma per la pronuncia con cui questi vengono fusi. È un linguaggio che diventerà riferimento. Il brano simbolo di questa rivoluzione è inevitabilmente “Epic”, anche il maggiore successo commerciale del disco. Considerato da molti un vero paradigma anticipatore del nu metal, “Epic” è costruito su un contrasto radicale tra due anime. Le strofe sono aggressive, rappate, figlie dell’hip hop, e colpiscono per un dettaglio allora spiazzante: non c’è chitarra. Tutto è sorretto da un basso funk modernissimo, che porta il groove al centro del discorso. Il metal esplode solo nel ritornello, con chitarre distorte e un’apertura melodica sorprendente, affidata a una voce capace di unire rabbia e cantabilità. In questo equilibrio tra aggressività, melodia e groove si intravedono già elementi che diventeranno centrali per band come Korn, Limp Bizkit o Linkin Park. Anche il ruolo delle tastiere di Roddy Bottum è decisivo: non semplice ornamento, ma apertura verso pop, elettronica e sintesi sonora, un altro tratto che diventerà distintivo per il nu metal. “Surprise! You’re Dead!” colpisce per una ferocia quasi premonitrice, che sembra dialogare con ciò che, di lì a poco, faranno band come Pantera o Sepultura. Non stupisce che, negli anni successivi, Patton collaborerà proprio con i Sepultura, in un cortocircuito perfettamente coerente. “Woodpecker from Mars”, brano strumentale, mette invece in luce l’eclettismo e le capacità tecniche della band, anticipando di oltre un decennio quel modo nervoso, spezzato e obliquo di intendere il metal alternativo che sarà centrale per gruppi come i System of a Down. Anche qui, la storia sembra chiudere il cerchio: Patton collaborerà in seguito con Serj Tankian. Accanto a “Epic”, colpisce anche la title track “THE REAL THING”, una vera e propria suite di oltre otto minuti che diventa manifesto dell’eclettismo dell’album. Il brano riesce a far dialogare un portamento reggae evidente — tributo implicito a un’altra band decisiva nella contaminazione del linguaggio rock come i Police — con riff taglienti che richiamano i Metallica più aggressivi! Anche qui, il ritornello si apre su una linea melodica sorprendente, ulteriore paradigma di quella dialettica tra durezza e cantabilità che diventerà centrale nel nu metal.


Cuore Rock

C’è poi un altro passaggio chiave: la cover di “War Pigs” dei Black Sabbath. Una scelta che ribadisce come, al di là dell’eclettismo, il cuore dei Faith No More resti saldamente legato all’hard rock e al metal. La versione è rispettosa dell’originale, celebrata con autentica passione, ma filtrata attraverso la pronuncia della band. Le chitarre distorte di Martin sono straordinarie e catturano la ferocia metal dell'originale ma è il basso che assume un ruolo centrale, funkeggiante e muscolare; il portamento ritmico, infatti, spinge il brano verso una modernità che lo rende sorprendentemente allineato a quanto, in quegli anni, stavano facendo i Red Hot Chili Peppers o faranno poco dopo i Rage Against the Machine. Ancora una volta, è l'originalità a fare la differenza. In questo equilibrio tra groove, aggressività e apertura, THE REAL THING diventa una fucina per tutto ciò che negli anni Novanta mescolerà generi, linguaggi e attitudini. I Faith No More non appartengono a una scena precisa: la anticipano. E Mike Patton, già qui, è molto più di un cantante. È il detonatore di un linguaggio nuovo.


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