mgk parla di Yungblud in FIX UR FACE ? "Quei versi nascono da un tradimento"
05 maggio 2026 alle ore 13:26, agg. alle 14:39
Per la prima volta mgk ha commentato le voci di un possibile attacco a Yungblud nei versi di FIX UR FACE. "La lealtà è la cosa più importante"
Da quando mgk ha pubblicato 'FIX UR FACE', brano che lo vede collaborare con Fred Durst dei Limp Bizkit, tra i fan è sorto il dubbio che alcuni versi del brano siano dedicati ad un (ex?) amico dell'artista americano: Yungblud.
Ora mgk ha più o meno chiarito la sua posizione sulla questione, pur non rivelando effettivamente il mittente del messaggio.
Ospite del The Garza Podcast, mgk ha affrontato la questione in modo più diretto rispetto al passato. Senza mai citare nomi, ha spiegato che le parole della canzone hanno a che fare con una persona che lo ha fatto sentire tradito.
La lealtà è l'unica cosa che conta
Durante l'intervista con Chris Garza, mgk non ha confermato e non ha smentito ma ha voluto dare un contesto alle parole che, comunque, sembrano riferirsi proprio alla superstar inglese.
I versi incriminati sono "Mickey Mouse kids turned rockstars Leaving private schools, tryna be outlaws" (Bambini di Mickey Mouse trasformati in rockstar/che lasciano le scuole private per provare a diventare dei fuorilegge) e tutti gli elementi sembrano puntare nella direzione di Dominic Harrison, ovvero Yungblud, che da piccolo ha recitato per degli show Disney, ha frequentato le scuole private ed oggi, su questo non ci piove, è una delle più grandi rockstar della Gen Z.
A domanda diretta mgk comincia a rispondere prendendola alla larga: "Sai, è una canzone di tre minuti in cui ci sono versi su diverse cose", per poi proseguire stressando il concetto di lealtà: "La lealtà è l'unica cosa che conta. Quando apro il mio cuore sono in una condizione di vulnerabilità e ti lascio entrare. Quando a qualcuno viene data l'opportunità di difendere il proprio amico e non lo fa, mi si spezza il cuore. Mi devasta. Sii mio amico pubblicamente così come lo sei in privato. Sai, si tratta di un verso arrabbiato in una canzone arrabbiata, ma queste cose mi feriscono".
E il cuore nei confronti di Yungblud, vista l'amicizia e le collaborazioni tra i due, mgk potrebbe averlo aperto davvero, sentendosi poi ferito, al di là del successo dell'altra persona.
"E' una persona super talentuosa ma, al di là di tutto, quando la musica si ferma, si tratta di ciò per cui ti batti e dei tuoi principi. Quel principio di lealtà, per come è stato applicato a me, non lo avrei mai accettato. E ho visto molti colleghi starmi accanto senza mai provare invidia. Per me è stato un momento in cui ho visto qualcosa e mi sono sentito ferito", ha aggiunto.
MGK e Yungblud: amicizia, hit e un rapporto mai chiarito
Per comprendere perché il pubblico colleghi subito quei versi a Yungblud, bisogna guardare al passato condiviso tra i due artisti. La loro collaborazione più iconica è “I Think I’m OKAY” (2019), insieme a Travis Barker, brano che ha ridefinito il percorso musicale di MGK avvicinandolo al pop punk.
A questo si aggiunge “Body Bag” (2020), sempre con Barker, che conferma un’intesa artistica rara: energia simile, immaginario condiviso e una narrativa comune di outsider della scena mainstream. In quel periodo, MGK e Yungblud si presentavano come alleati naturali, dentro e fuori dallo studio.
Proprio per questo, il cambio di dinamiche appare evidente oggi. Le collaborazioni si sono interrotte, le interazioni pubbliche sono diminuite e non è mai arrivata una spiegazione ufficiale. Le parole di MGK sulla lealtà e sul “difendere un amico” assumono quindi un significato più concreto: non una semplice riflessione astratta, ma il riflesso di un rapporto che si è incrinato.
Il beef con Corey Taylor
In un altro punto dell'intervista, mgk commenta quanto successo con Corey Taylor e il beef che li ha visti protagonisti negli ultimi anni tra dichiarazioni pubbliche, fan divisi e un clima da “guerra culturale” che ha coinvolto anche gli Slipknot nel loro complesso.
Secondo la versione raccontata da mgk, tutto avrebbe avuto inizio in modo molto più semplice rispetto a come si è poi evoluto pubblicamente. Il rapper ha spiegato di aver inizialmente contattato Corey Taylor per una possibile collaborazione, proponendogli di partecipare al brano “Can’t Look Back”, registrato durante le sessioni di Tickets to My Downfall e poi finito nella versione deluxe.
Taylor avrebbe rifiutato l’invito, una scelta che mgk ha sempre dichiarato di aver rispettato. Tuttavia, il clima sarebbe cambiato quando, successivamente, Corey avrebbe iniziato a esprimere critiche in interviste pubbliche nei confronti del cambio di genere di mgk e della sua incursione nel pop punk.
È qui che il rapper colloca la sua reazione: non un attacco premeditato, ma una difesa. “Cosa fai quando ti attaccano? Rispondi, ed è esattamente quello che ho fatto io”, è il principio che mgk ribadisce nella sua ricostruzione, sostenendo che la dinamica sia degenerata proprio attraverso il confronto mediatico. Da lì, lo scontro si è trasformato in una delle rivalità più discusse della musica rock recente.
Uno dei momenti più controversi del conflitto resta la frase pronunciata da mgk sul palco del Riot Fest, quando ha dichiarato di essere felice di non avere “50 anni e indossare una maschera su un palco”. Un riferimento diretto all’immaginario degli Slipknot e al simbolismo costruito attorno alla figura di Corey Taylor.
La risposta di Taylor e del mondo metal non si è fatta attendere, trasformando la questione in un dibattito più ampio tra generazioni musicali. mgk, nel podcast, oggi rilegge quella fase con maggiore equilibrio, sottolineando come lo stesso Corey fosse stato, agli inizi della carriera degli Slipknot, “il nuovo arrivato con la maschera inquietante”, spesso rifiutato dai fan del rock classico.
Il paragone non è casuale: mgk cerca di inserire la propria esperienza dentro una dinamica ciclica della musica, dove ogni nuova scena viene inizialmente criticata prima di essere accettata. In questo senso, lo scontro non viene più descritto come una semplice faida personale, ma come uno scontro generazionale ripetuto nel tempo.
Un elemento meno noto ma centrale nella narrazione è il coinvolgimento di Sid Wilson, DJ degli Slipknot e storico amico di mgk prima ancora che il beef con Corey Taylor esplodesse. Secondo quanto raccontato dal rapper, il conflitto tra lui e Taylor avrebbe avuto conseguenze dirette anche su quella amicizia.
“Mi dispiaceva che la nostra amicizia si fosse rotta a causa di tutto questo”, ha ammesso mgk, riferendosi proprio a Wilson. Tuttavia, nel nuovo confronto con Garza arriva una delle aperture più inattese: “Adesso io e Sid siamo di nuovo in buoni rapporti”.
Una riconciliazione che segna un cambio di tono significativo rispetto al passato, e che contribuisce a ridisegnare l’intera vicenda non più solo come una serie di attacchi pubblici, ma come una rete di relazioni personali influenzate dal conflitto.
Nella parte finale del suo racconto, MGK riconosce anche il valore della discografia degli Slipknot, definendosi apertamente un “fan al 100%”. Cita brani come “Duality” e “Psychosocial”, sottolineando l’impatto della band nella sua formazione musicale.