Metallica: Perché Kill 'Em All è ancora il debutto definitivo del metal
25 luglio 2026 alle ore 10:25, agg. alle 15:21
Il debutto dei Metallica non inventa il thrash metal, ma gli dà una forma definitiva, unendo tecnica, rabbia e identità generazionale in un linguaggio nuovo.
Ci sono dischi che diventano grandi perché appartengono a una band destinata a fare la storia del rock. E poi ce ne sono altri che avrebbero cambiato la musica anche se quella storia si fosse fermata lì.
Pubblicato il 25 luglio 1983, Kill 'Em All dei Metallica appartiene alla seconda categoria: un debutto capace di trasformare intuizioni già presenti nel metal in un linguaggio nuovo, destinato a influenzare un'intera generazione di musicisti e appassionati.
Oltre il thrash
C'è un modo semplice per capire quanto sia stato importante Kill 'Em All. Dimenticarsi, per qualche minuto, di tutto quello che sarebbe arrivato dopo. Dimenticarsi di Ride the Lightning, di Master of Puppets, del Black Album e perfino del fatto che i Metallica sarebbero diventati la più grande band della storia dell'heavy metal e una delle poche provenienti dal metal capaci di trasformarsi, nei primi anni Novanta, in una gigantesca rock band tout court. Facciamo finta che la loro storia finisca il 25 luglio 1983, il giorno di pubblicazione del debutto. Anche in questo scenario, Kill 'Em All resterebbe uno dei dischi più importanti della storia del rock duro. Non tanto perché abbia inventato il thrash metal, quanto perché ha dato una forma definitiva a un linguaggio che fino a quel momento esisteva soltanto come insieme di intuizioni. Per capirlo basta partire dall'ultima canzone del disco, "Metal Militia". È un brano che mette subito in crisi una delle obiezioni più frequenti rivolte ai Metallica. Quando si dice che sono stati gli inventori del thrash, c'è sempre qualcuno pronto a ricordare che molti elementi erano già comparsi altrove. Ed è vero. Le armonizzazioni fra due chitarre, così come un basso finalmente libero di ritagliarsi un ruolo melodico, arrivavano dalla New Wave of British Heavy Metal. L'incontro fra la velocità del punk e il peso sonoro dell'heavy metal era stato intuito dai Motörhead. I Venom avevano già estremizzato violenza e immaginario. Persino il virtuosismo chitarristico che caratterizza Kill 'Em All apparteneva a una nuova generazione di musicisti cresciuti ascoltando Eddie Van Halen e Randy Rhoads. Kirk Hammett ne era uno degli interpreti più brillanti. Entrato nei Metallica poche settimane prima delle registrazioni dopo l'uscita di Dave Mustaine, era un ventenne dal talento impressionante e, negli anni successivi, avrebbe perfezionato il proprio linguaggio studiando con Joe Satriani, uno dei più importanti chitarristi e didatti del rock strumentale, maestro anche di Steve Vai. Su questo disco il suo fraseggio è ancora prevalentemente pentatonico, ma ormai non ha più nulla a che vedere con il blues: è rabbioso, velocissimo, tagliente.
Una sintesi perfetta
Ed è proprio qui che sta la grandezza dei Metallica. Non nell'aver inventato ogni singolo ingrediente, ma nell'averli messi insieme meglio di chiunque altro. "Metal Militia" è il manifesto di questa sintesi. Nessuno, fino a quel momento, aveva raggiunto una simile combinazione di velocità, precisione, aggressività e controllo. I riff sembrano raffiche di mitraglia, la batteria di Lars Ulrich smette di limitarsi ad accompagnare e diventa parte integrante dell'assalto sonoro, mentre gli assoli sono un'esplosione continua di energia. Ma tutta questa freschezza musicale acquista un significato ancora più forte perché si mette al servizio di un messaggio. Siamo all'inizio degli anni Ottanta, un decennio che finirà per identificarsi con un certo edonismo, con l'estetica dell'apparire, con un diffuso conformismo sociale e culturale. In un contesto del genere, il metallaro con i capelli lunghi, il chiodo di pelle, i jeans stretti e una musica aggressiva e provocatoria è spesso percepito come un corpo estraneo. James Hetfield intercetta perfettamente questo senso di esclusione. Kill 'Em All diventa così non soltanto un disco, ma il manifesto di una comunità di ragazzi che vuole smettere di sentirsi ai margini. La violenza sonora non è un esercizio di stile: è il linguaggio attraverso cui una generazione trova finalmente un'identità e un senso di appartenenza. È anche per questo che il disco colpisce con una forza straordinaria. La sua novità non sta soltanto nella musica, ma nel fatto che quella musica diventa il veicolo perfetto per raccontare la rabbia, il disagio e il desiderio di rivalsa di migliaia di adolescenti.
Tecnica e rabbia
C'è poi un altro aspetto che rende questo album ancora oggi così moderno. Erano passati appena pochi anni dall'esplosione del punk. Quella stagione aveva lasciato al rock un'eredità preziosissima: l'idea che la musica dovesse tornare a essere urgente, immediata, sincera, capace di raccontare la rabbia di una generazione senza inutili sovrastrutture. Ma, per una parte degli appassionati, aveva lasciato anche un piccolo rimpianto. Com'era possibile che il rock fosse passato dalla raffinatezza tecnica dei Deep Purple, degli Yes, dei Jethro Tull o dei Genesis ai tre accordi dei Ramones e dei Clash? I Metallica chiudono idealmente questo cerchio. Dimostrano che non è necessario scegliere. Si può conservare l'urgenza del punk e, allo stesso tempo, recuperare il gusto per il virtuosismo, per gli incastri ritmici, per gli unisoni, per una scrittura complessa e per una tecnica strumentale senza compromessi. I riff di "Hit the Lights", "Whiplash" o "Seek & Destroy" sono ancora oggi un banco di prova severissimo per qualsiasi chitarrista ritmico, mentre "(Anesthesia) – Pulling Teeth" consacra Cliff Burton come uno dei bassisti più innovativi della sua generazione. Da quel momento il metal diventa anche questo: il luogo in cui il musicista ambizioso trova un terreno ideale. Negli anni Ottanta e Novanta il thrash e, più in generale, il metal diventano il laboratorio dove convivono ricerca sonora, virtuosismo, precisione e violenza espressiva. Si suona fortissimo, velocissimo, con una cura quasi maniacale per il dettaglio tecnico, senza perdere un grammo dell'attitudine ribelle ereditata dal punk. È probabilmente questa la sua immagine più potente: essere feroci e spettacolari, ma anche musicisti preparatissimi, capaci di trasformare la tecnica in uno strumento espressivo. Kill 'Em All accende questa scintilla. Non perché inventi ogni tassello del linguaggio, ma perché è il primo disco a dimostrare che tutti quei tasselli possono convivere dentro un'unica, irresistibile idea di rock.