Interviste

Maynard James Keenan: “L’alienazione è ancora qui” – Il ritorno post-punk dei Puscifer

A placeholder image for the article
Author image Gianluigi Riccardo

16 febbraio 2026 alle ore 16:47, agg. alle 18:17

Dalla graphic novel ai live phone-free, il nuovo disco dei Puscifer sfida la normalità digitale con ironia, rigore e suono oscuro.

E' uscito il 6 febbraio Normal Isn’t, il quinto album dei Puscifer, il progetto creativo guidato da Maynard James Keenan insieme a Mat Mitchell e Carina Round.

A cinque anni di distanza da Existential Reckoning (2020), il gruppo torna con un’opera che non solo è un disco, ma un manifesto multimediale che riflette inquietudini, contraddizioni sociali e l’eterna tensione tra ciò che è “normale” e ciò che in realtà non lo è affatto.

Il nuovo lavoro è stato pubblicato tramite Puscifer Entertainment/Alchemy Recordings/BMG e rappresenta una fusione di influenze post-punk, sonorità dark e sperimentazioni aggressive, ricche di chitarre più incisive rispetto alle uscite recenti.

Se un  tour in Italia con i Puscifer non è ancora previsto, Keenan sarà a Ferrara Summer Festival con gli A Perfect Circle il prossimo 13 giugno.


Guarda QUI l'intervista integrale di Maynard James Keenan dei Puscifer a Radiofreccia


In Normal Isn’t, la band incanala quelle radici post-punk e goth che segnarono la formazione artistica di Keenan e soci, risalendo alle vibrazioni sotterranee delle scene underground degli anni ’80 per darle forma nel contesto di un mondo che sembra sempre più alienante e disconnesso. Il disco è stato scritto e registrato tra Arizona, Los Angeles e durante il Sessanta Tour, con contributi di collaboratori come Tony Levin al basso e Danny Carey alla batteria su alcune tracce.

Il progetto si amplia attraverso la graphic novel Tales from the Pusciverse, che introduce personaggi dello show, come Bellendia Black e Fanny Gray, offrendo un universo narrativo ancora più profondo. Il fumetto permette di esplorare i retroscena dei personaggi presenti negli spettacoli dal vivo, aggiungendo una dimensione narrativa che si intreccia perfettamente con i temi sonori e testuali dell’album.


L'alienazione dal post punk ad oggi

Il frontman Maynard James Keenan ha spiegato a Radiofreccia come il sound post-punk da cui si sono ispirati nasca da un senso di straniamento vissuto tanto allora quanto oggi.

Quella musica, nata dall’alienazione sociale, torna nelle trame sonore di Normal Isn’t e Keenan non gira attorno alla questione storica: ricorda con lucidità eventi come i disordini negli Stati Uniti e l’omicidio di quattro cittadini alla Kent State, che sono entrati nella sua vita, quella di un ragazzino dell'Ohio che viveva a 10 minuti dal teatro degli scontri.

“Fa parte di te. Fa parte del tuo DNA”, dice, collegando il modo in cui le influenze culturali e storiche si riflettono sulla musica e su come Normal Isn’t è nato da quella tensione percepita tra individuo e società. Questa consapevolezza si riflette anche nelle scelte sonore del disco, che mescolano chitarre più dure a tessiture elettroniche, in un equilibrio tra aggressività e introspezione che non nasce da un progetto preconfezionato ma da un processo di creazione condiviso.


Il processo creativo dei Puscifer

Il metodo di lavoro in studio è stato descritto da Keenan con realismo: “non arriviamo con canzoni già ben formate… il lavoro in studio comincia dal primo suono che produciamo”, spiegando come ogni traccia sia una costruzione progressiva di idee, scambi tra lui, Mat Mitchell e Carina Round, senza guide prefissate, ma con la libertà di reinventare totalmente un brano. In una frase quasi programmatica aggiunge: “Potremmo finire per reinventare completamente tutti i suoni e ricominciare da capo nello studio dei Puscifer… o nel Bunker qui in Arizona.”

Questa freschezza creativa, che gli stessi membri definiscono come l’assenza di guard-rail o barriere prestabilite, è ciò che rende Normal Isn’t un ritorno potente al post-punk e al gotico rock che ha segnato le origini del progetto.

E quando gli viene chiesto se lavorare con i Puscifer sia in qualche modo più semplice perché soggetto a meno pressioni rispetto a progetti come i Tool, Keenan dice: "No, io cerco sempre di spingermi oltre. Semplicemente cambiano le persone con cui lavori e le conversazioni che ne vengono fuori. Potresti prendere dieci band diverse, dare loro la stessa semplice melodia e otterresti dieci canzoni completamente diverse date dai differenti elementi che ogni persona coinvolta mette sul tavolo".

“Normal Isn’t”: il concetto di normalità, tecnologia e storytelling oltre il suono


Uno dei passaggi più incisivi dell’intervista ruota attorno al significato del titolo: Normal Isn’t. Secondo Keenan, il disco affronta “l’adattarsi a ciò che un tempo ci sembrava inaccettabile”, un concetto che riverbera dalla società digitale fino alle relazioni umane. Quando gli viene chiesto qual è “la cosa più assurda che oggi consideriamo normale?”, la sua risposta è semplice e cruda:

“Tutto. Non rispondere al telefono se non vuoi scoprirlo. E' come se fosse solo l’algoritmo a governare le nostre vite.”


E prosegue descrivendo come “la dipendenza dalla dopamina… i social media e tecnologia digitale” siano diventate così pervasive che influenzano il nostro modo di pensare, interagire e giudicare la realtà — aspetti che Normal Isn’t esplora nei suoi testi. Questo approccio non è puramente nichilista: i testi, pur profondi e a volte letterari, intrecciano una vena di umorismo sottile, quel contrasto tra serietà e ironia che caratterizza i Puscifer e li distingue dalla gran parte della scena contemporanea. Keenan riflette infatti su come l’umorismo e l’assurdità siano “elementi chiave dei Puscifer”, strumenti attraverso cui si elaborano traumi e attriti della vita moderna.

Tales From The Pusciverse

Un altro elemento narrativo di grande rilievo è la graphic novel Tales from the Pusciverse, che amplia l’universo concettuale dell’album. Keenan racconta: "siamo tornati indietro nel tempo, abbiamo ripreso tutti i nostri vecchi personaggi… e li stiamo reintroducendo in un fumetto… dando vita a tutti questi personaggi e offrendo in più dei retroscena”. Personaggi come Bellendia Black e Fanny Gray non sono solo figure sceniche, ma veri elementi di storytelling che accompagnano l’ascoltatore in un viaggio tra performance live, musica e narrazione visiva.

Questo approccio multidisciplinare — musica, fumetto, teatro — si riflette anche nella gestione dei live: scegliere un ambiente 'phone free' è una scelta estetica e culturale, perché come dice Keenan, “noi stiamo presentando uno spettacolo, come un’opera lirica… non tireresti fuori il telefono in quel modo.” Questo pensiero rivela l’intento di creare un’esperienza immersiva, un concetto di performance totale dove l’ascolto non è un sottofondo ma un atto consapevole.


Altre storie

Leggi anche