Maruja: "La nostra musica figlia delle tensioni di oggi"
29 maggio 2026 alle ore 14:21, agg. alle 14:46
La band britannica parla del salto dagli EP all'album, delle jam session che diventano canzoni e di una musica sempre più politica.
Dopo aver incendiato i palchi europei con il tour di Pain To Power - che li porterà ancora una volta in Italia l'11 agosto al Mojotic Festival di Sesti Levante e il 10 settembre al Poplar Festival di Trento - i Maruja sono tornati a Milano per recuperare una delle date rinviate a causa dei problemi di salute che avevano colpito la band alla fine dello scorso anno.
Li abbiamo incontrati per Hypersonic su Radiofreccia per parlare del passaggio dagli EP all'album d'esordio Pain To Power, del loro metodo di scrittura che intreccia improvvisazione, free jazz e post-punk, del rapporto complesso con Manchester e delle aspettative per il futuro.
"È un po' il sogno di ogni band poter suonare in tutti questi posti", raccontano parlando della vita on the road. Un'esperienza intensa che negli ultimi anni li ha portati in Europa, Nord America e Asia, ma che ha avuto anche un costo fisico importante. "Verso la fine dell'anno scorso credo che ci siamo ritrovati tutti in una situazione di esaurimento piuttosto grave".
L'Italia, però, resta una tappa speciale. "Abbiamo un forte legame con l'Italia, sia dal punto di vista affettivo che culturale". Un legame che passa anche dalle origini toscane della famiglia del bassista Matthew Bonaccorsi, "di Viareggio", e da una lunga serie di amicizie costruite negli anni. "Ci piace tantissimo qui. La gente, il cibo, la cultura… mi piace tutto".
Come nascono le canzoni dei Maruja: improvvisazione, jazz e intuizione
Uno degli aspetti più affascinanti di "Pain To Power" è la sua capacità di fondere strutture rock, furia punk e libertà jazzistica. Un equilibrio che nasce direttamente dal processo creativo della band.
"È stato un misto di entrambe le cose, cioè improvvisazione e il vero e proprio processo di scrittura delle canzoni", spiegano. Alcuni brani sono nati direttamente dalle jam session. È il caso di "Zaytoun", che definiscono "la traccia strumentale dell'album", costruita a partire da una lunga improvvisazione collettiva.
Molti elementi del disco arrivano infatti da momenti spontanei vissuti durante prove e soundcheck. "Quando abbiamo finito di sistemare tutto durante il sound check, succedeva che poi qualcuno facesse un po' di rumore e tutti contribuissero continuando a suonare. E questa è, in un certo senso, la base".
Per i Maruja l'improvvisazione non è soltanto una tecnica compositiva ma una filosofia. "L'inizio sembra il più naturale perché ognuno ha un ruolo e questo forma una canzone senza doverci pensare troppo".
Dagli EP a Pain To Power e la reazione al sound di Manchester
Una delle differenze più evidenti tra gli EP e Pain To Power è l'urgenza sonora. L'album appare più diretto, più abrasivo e, per certi versi, più punk.
La trasformazione, però, non è stata programmata. "Forse non è stata una scelta consapevole del tipo: "Facciamo questo ancora più punk"" Al contrario, spiegano, tutto è nato dalle circostanze storiche e personali vissute dalla band negli ultimi anni.
"La vita è andata avanti, insomma, a livello politico e globale, la situazione si sta facendo sempre più tesa". Durante le sessioni di registrazione il clima era particolarmente carico di tensione e questo si è inevitabilmente riversato nella musica. "Le conversazioni e i primi abbozzi delle improvvisazioni che prendono forma sembravano già davvero più accesi nella loro rabbia e nelle loro dinamiche".
Da qui la naturale evoluzione di Pain To Power, un disco che fotografa il presente senza filtri.
Anche se arrivano da una delle città musicalmente più importanti del Regno Unito, i Maruja non si sono mai sentiti davvero parte della tradizione dominante di Manchester.
"La scena di Manchester era dominata dall'indie rock" spiegano. "Noi proprio non riuscivamo a identificarci con quella realtà". Le influenze arrivano piuttosto da realtà come i Cinematic Orchestra, i GoGo Penguin e soprattutto dai Joy Division, "molto malinconici e cupi, qualcosa con cui ci identifichiamo maggiormente nella nostra musica".
Il futuro dei Maruja: musica, attivismo e cambiamento
Sul piano sociale, invece, il legame con la città è fortissimo. Manchester viene descritta come un luogo storicamente attraversato da movimenti di protesta e coscienza politica. "Mi sembra che ci sia sempre stata un'atmosfera di forte protesta e, per così dire, un'aria un po' anticonformista in città".
La band cita le storiche proteste operaie di Saint Peter's Square e le manifestazioni contemporanee a sostegno della Palestina. "Ogni sabato ci sono delle manifestazioni" raccontano. "C'è una sorta di forte senso di comunità sotto questo aspetto".
Guardando avanti, i Maruja non pensano soltanto alla musica. Il loro obiettivo è amplificare il messaggio e partecipare più attivamente al dibattito sociale e politico.
Parlando dei prossimi progetti, spiegano di voler essere coinvolti sempre di più in iniziative capaci di generare un cambiamento concreto. "Vogliamo far arrivare il nostro messaggio ai giovani e a tutti in generale", raccontano. "Vogliamo far sentire la nostra voce e riuscire a fare la differenza".
Questo non significa abbandonare la sperimentazione sonora. Anzi. Sul fronte musicale la missione resta la stessa: "Improvvisiamo sempre, cerchiamo sempre di inventarci qualcosa di nuovo", fino a raggiungere, come scherzano loro stessi, "suoni psichedelici rivoluzionari che ti sconvolgono la mente".
Una dichiarazione che sintetizza perfettamente il momento dei Maruja: una band che guarda avanti senza perdere il contatto con la realtà, capace di trasformare rabbia, improvvisazione e coscienza collettiva in una delle proposte più interessanti della nuova scena britannica.