Lucio Corsi a Radiofreccia: il rock argentino, i nuovi progetti e il silenzio
03 novembre 2026 alle ore 11:35, agg. alle 11:49
Da Napoleone Buonanotte a Charly García: Corsi racconta il disco in lavorazione, le passioni musicali e il debutto nei palasport.
Da quando era passato a Radiofreccia, prima dell’annuncio della sua partecipazione a Sanremo, Lucio Corsi ha attraversato Festival, Eurovision, decine di concerti, un tour europeo e il film-concerto La Chitarra nella roccia, girato all’Abbazia di San Galgano.
"È stato un periodo molto pieno di cose, è bello e formativo", ha detto. Ora il suo presente ha una nuova canzone, Napoleone Buonanotte, uscita il 30 ottobre, e tre debutti nei palasport. Il singolo racconta un personaggio che si allontana da casa per un innamoramento, attraversa fughe e sconfitte, e finisce per scegliere la propria solitudine. "Io la vedo come una canzone d’amore, ma per la solitudine", ha spiegato Corsi, aggiungendo che il silenzio è spesso visto come qualcosa da evitare, mentre per lui è uno spazio necessario. "Imparare a starsene zitti è una gran cosa": anche una chitarra, se non la tocchi, può rimanere in silenzio per anni.
Un nuovo album senza fretta
Il bisogno di tempo riguarda anche il prossimo disco. Il nuovo studio milanese che Corsi condivide con Tommaso Ottomano era un vecchio spazio jazz degli anni Settanta, sistemato dai due per registrare senza orari imposti.
Napoleone Buonanotte è il primo brano inciso lì e farà parte dell’album, ancora senza una data d’uscita; tra le canzoni già annunciate c’è anche Figurati un po’, che deve ancora essere registrata. Corsi si è già scelto la copertina: un dipinto della madre, ritrovato per caso online. A Radiofreccia ha detto che dopo i concerti si prenderà tutto il tempo necessario: tra un disco e l’altro ha sempre lasciato passare almeno due o tre anni e intende fare lo stesso anche questa volta.
In un’altra intervista ha descritto le coordinate sonore che vuole continuare a esplorare, tra glam pop-rock, folk da ballata anni Settanta e arrangiamenti orchestrali; gli piacerebbe anche provare a scrivere partendo dai ritmi anziché dal pianoforte. Sono direzioni in prova, non una formula già fissata: lasciare che le canzoni scelgano la strada resta parte del metodo.
Il debutto nei palasport è in programma il 27 novembre al Nelson Mandela Forum di Firenze, il 5 dicembre al Palazzo dello Sport di Roma e l’11 dicembre all’Unipol Forum di Assago. Sul palco saranno in quattordici, tra fiati, chitarre, cori e percussioni. Prima, Corsi ha voluto fare prove aperte in un bar milanese, il Bar Doria, e vorrebbe ripetere l’esperienza nelle altre città del tour, così da rodare la band e incontrare il pubblico da vicino.
Non è soltanto una scelta di preparazione: per lui i piccoli locali sono il luogo di lavoro della maggior parte dei musicisti e hanno la stessa dignità delle arene. "Bisogna dargli importanza, bisogna dargli luce", ha detto, ricordando quanto pub e bar siano stati una scuola. Il passaggio di scala non cancella quel percorso. I concerti piccoli e quelli nei palasport restano due trampolini per andare altrove con la musica e l’immaginazione; per questo Corsi tiene a non perdere il rapporto con i locali proprio mentre si prepara a una produzione più ampia.
Rock argentino e passioni senza confini
Fra i passaggi più curiosi della chiacchierata c’è la scoperta del rock argentino degli anni Settanta e Ottanta. Corsi ha scelto per la radio Demoliendo Hoteles di Charly García, e raccontato che lo stanno ispirando anche Fito Páez e Luis Alberto Spinetta. Di García lo colpisce che sia "un personaggio molto complesso, per niente pop" eppure così popolare in Argentina e in Sud America. La sua storia attraversa i Sui Generis, fondati con Nito Mestre, La Máquina de Hacer Pájaros e Serú Girán, fino alla carriera solista. Nei suoi ascolti compaiono anche Elliott Smith, il pub rock di Ian Dury e Dr. Feelgood, Genesis, Peter Gabriel e T. Rex; Oasis e Blur, invece, non lo hanno mai preso allo stesso modo. Ha scelto anche The Story of a Rock and Roll Band di Randy Newman, brano che racconta con ironia gli Electric Light Orchestra. E in chiusura Cecile B gli ha lasciato un compito: ascoltare Tori Amos, mentre lei si immergerà nel rock argentino.
Corsi ha raccontato anche di avere scritto, senza pubblicarle, alcune canzoni sulla band immaginaria dei compagni con cui suona dai tempi del liceo. Nelle loro storie di provincia, dice, le vicende piccole assumono un’aria epica proprio perché nascono in luoghi ristretti. È un’immagine che si lega al film-concerto di San Galgano, realizzato con Tommaso Ottomano su pellicola: un progetto sognato per anni, ispirato ai concerti filmati che li hanno formati, come Pink Floyd: Live at Pompeii. "Gli strumenti quando li riprendi a pellicola sono ancora più belli", ha osservato. Nella conversazione c’è spazio anche per la sua associazione inattesa tra cavalli e pianoforti a coda: li accomunano la stazza, l’imponenza e perfino i denti, simili ai tasti. Dal rock argentino alla Maremma, dal silenzio di Napoleone Buonanotte alle prove in un bar prima dei palasport, Corsi continua a cercare personaggi e paesaggi da trasformare in musica, lasciando che il disco trovi il proprio tempo.