History

Lou Reed, Coney Island Baby: il lato oscuro dell’amore

Lou Reed, Coney Island Baby: il lato oscuro dell’amore
Gianni RojattiGianni Rojatti
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Alla vigilia del punk, Lou Reed sorprende con il suo disco più romantico: capolavoro di dolcezza, fragilità e tormento, attraversato dalla sua anima più oscura

Tra i padri spirituali del punk e del rock alternativo, Lou Reed ha esplorato come pochi altri artisti gli aspetti più oscuri, provocatori e tormentati dell'esistenza. Eppure, proprio alla vigilia dell'esplosione del punk, sorprende tutti con un disco di straordinaria dolcezza.

Pubblicato nel 1976, Coney Island Baby è un album romantico, costruito su arrangiamenti acustici e sonorità vicine al soft rock. Un'opera intima, ispirata alla tormentata relazione con Rachel Humphreys, nella quale persino la tenerezza conserva l'inconfondibile oscurità di Lou Reed.



Un imprevedibile disco d'amore

Alla vigilia dell'esplosione del punk, movimento che deve moltissimo alla sua musica, Lou Reed pubblica il disco più dolce e romantico della propria carriera. Un paradosso sorprendente per un artista che, con i Velvet Underground, aveva anticipato la componente più nichilista, provocatoria e aggressiva del rock alternativo, celebrando lo spleen, l'alienazione e gli aspetti più oscuri dell'esistenza. Ma il contrasto diventa ancora più clamoroso considerando che, pochi mesi prima, Reed aveva pubblicato Metal Machine Music (1975), un'ora di rumore, feedback e sperimentazioni dissonanti, tra i dischi più feroci e inascoltabili della storia del rock. Un progetto che aveva mandato su tutte le furie la RCA, lasciando il musicista in condizioni economiche e professionali disastrose. Eppure, con Coney Island Baby, Lou Reed sembra rinunciare a qualsiasi forma di sensazionalismo. Dopo aver esplorato gli estremi della sperimentazione e aver probabilmente già raggiunto il proprio apogeo creativo con Transformer, prodotto da David Bowie e Mick Ronson, sceglie la semplicità.


Anima acustica

Dal punto di vista sonoro, Coney Island Baby è un disco sorprendentemente omogeneo, costruito attorno a una sezione ritmica scarna ed essenziale, nella quale il basso di Bruce Yaw e la batteria di Michael Suchorsky suonano in maniera rotonda, quasi discreta. Un rock gentile, che occasionalmente si concede qualche leggera inflessione funk, come nell'andamento di "Charley's Girl", senza alterare l'equilibrio degli arrangiamenti. Su questa base si distende una trama di chitarre acustiche che costituisce il vero tessuto sonoro dell'album, una coltre vellutata sulla quale Lou Reed può raccontare le proprie storie, come nella splendida title track. È una formula che sembra avvicinarlo sorprendentemente al soft rock degli anni Settanta, quello degli America, degli Eagles e dei Fleetwood Mac più melodici, dove le acustiche sostengono l'armonia e le chitarre elettriche intervengono soprattutto per aggiungere colori, abbellimenti e piccoli fraseggi. In questo senso è magnifico il lavoro di Bob Kulick, fratello maggiore di Bruce, futuro membro dei Kiss, e a sua volta prezioso collaboratore della band: niente riff aggressivi, ritmiche serrate o muri di suono, ma interventi misurati, cesellature eleganti e splendidi passaggi di slide, come in "Crazy Feeling". Anche la produzione privilegia un suono caldo e avvolgente, ma sostanzialmente asciutto, lontanissimo da elaborazioni elettroniche, effettistica e stravaganze di tanto rock degli anni settanta. Tutto è curatissimo, ma nulla cerca di rubare spazio alla voce e alle storie di Reed. Senza sminuirne minimamente il valore, Coney Island Baby è anche un meraviglioso disco da ascoltare in sottofondo, capace di accompagnare con naturalezza dall'inizio alla fine senza diventare monotono: persino le impennate più vivaci, come "Ooohhh Baby", si inseriscono perfettamente nella coerenza stilistica dell'album.

Lou e Rachel

Il cuore di Coney Island Baby è la storia d'amore tra Lou Reed e Rachel Humphreys, donna transgender conosciuta nel 1974 al Club 82 di New York. Una relazione vissuta apertamente, in anni nei quali una scelta simile esponeva inevitabilmente a pregiudizi e ostilità. Entrambi erano segnati da pesanti dipendenze, soprattutto dalle anfetamine, che contribuirono a rendere il loro rapporto tormentato. Eppure Rachel rappresentò per Reed un riferimento affettivo fondamentale. La title track, con la sua struggente dedica a «Lou e Rachel», ne è la testimonianza più commovente. La relazione terminò nel 1977, tra tensioni e incomprensioni. Rachel morì nel 1990, in circostanze non completamente chiarite, e venne sepolta a Hart Island, nel cimitero pubblico di New York. Una conclusione drammatica per una storia che aveva ispirato un disco di straordinaria tenerezza. Ma Coney Island Baby racconta l'amore senza mai idealizzarlo. Non nasconde fragilità, dipendenze e contraddizioni, che continuano ad alimentare una tensione cupa e tormentata, nonostante la dolcezza dell'esposizione musicale. Tra le pieghe delle canzoni affiorano ancora l'ironia, il sarcasmo e il genio malefico di Reed, come dimostra "Kicks", inquietante racconto di violenza e pulsioni omicide. È proprio questa componente oscura, profondamente newyorkese, a scongiurare qualsiasi sentimentalismo patinato o melenso. Anche quando si abbandona al romanticismo più sincero, Lou Reed conserva intatta la propria anima maledetta.