Le performance rock alle cerimonie delle Olimpiadi: quando la musica racconta il mondo
19 febbraio 2026 alle ore 18:08, agg. alle 18:56
Il rock alle Olimpiadi diventa identità e memoria collettiva: le cerimonia di apertura e chiusura rock in vista del finale di Milano Cortina 2026
Ci sono momenti in cui il rock smette di appartenere ai club, ai dischi, alle sottoculture, e si prende lo spazio più grande possibile. Le cerimonie di apertura e chiusura delle Olimpiadi sono uno di questi.
Davanti a miliardi di spettatori, ogni scelta musicale diventa una dichiarazione di identità, e quando entra in gioco il rock non si tratta mai solo di intrattenimento. È memoria collettiva, è politica culturale, è racconto di un Paese che decide come mostrarsi al mondo.
Non tutte le Olimpiadi hanno saputo gestire questa responsabilità, ma alcune edizioni hanno capito che il rock, se usato con intelligenza, può diventare la spina dorsale dello spettacolo. Londra ha indicato la strada, Parigi ha cambiato le regole, fino a Milano-Cortina 2026.
Londra 2012: il rock britannico come atto fondativo
Londra 2012 resta l’esempio più potente ed iconico in cui l’incontro tra la cerimonia di apertura delle Olimpiadi si incrociano per dare vita a un connubio perfetto. Danny Boyle non ha trattato la musica come un contorno, ma come il cuore narrativo dello show.
Il rock britannico non è stato celebrato come un museo, ma come una forza viva, ancora capace di parlare a chiunque. I Queen hanno aperto simbolicamente la serata con Bohemian Rhapsody, trasformando Freddie Mercury in una presenza fantasma ma centrale, un’icona che continua a guidare il coro globale.
We Will Rock You ha fatto il resto, riducendo tutto all’essenza: ritmo, corpo, partecipazione grazie anche all’impeccabile performance di Jessie J salita sul palco ad affiancare la band.
Il finale affidato a Paul McCartney con Hey Jude è stato uno di quei momenti in cui il rock si trasforma in cultura pop alla sua massima potenza e diventa linguaggio universale.
Nessun effetto speciale, solo una melodia che tutti conoscono e che tutti possono cantare con un testo che lo stesso Macca definirà nel tempo “Easy lyrics”.
Menzione d’onore alla leggendaria figura di Jimmy Page apparso come un fulmine nella notte affiancato dall’allora stella del pop britannico Leona Lewis in una versione inedita di Whole Lotta Love.
Parigi e i Gojira: il metal entra nel racconto olimpico
Con Parigi, il discorso cambia tono e volume. La scelta dei Gojira segna uno spartiacque nella storia delle cerimonie di apertura olimpiche. Qui il rock non serve a rassicurare, ma a disturbare. Portare una band metal su quel palco significa accettare l’idea che il presente sia complesso, conflittuale, e che la musica possa ancora essere uno strumento di frizione.
I Gojira non sono un nome messo lì per sorprendere: sono una delle band più solide e rispettate della scena metal contemporanea, capaci di unire potenza sonora e discorso politico, soprattutto sul fronte ambientale.
I GOJIRA sono stati premiati con un Grammy nella categoria “Best Metal Performance” durante la cerimonia per la 67ma edizione dei Grammy Awards, tenuta domenica 2 febbraio 2025 alla Crypto.com Arena di Los Angeles, California.
La band ha vinto per “Mea Culpa (Ah! Ça Ira!)” eseguita alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Parigi 2024 con la cantante lirica Marina Viotti.
La canzone è uno dei motivi più rappresentativi della Rivoluzione Francese (insieme alla ben più nota “Marsigliese”
Le chiusure rock da Salt Lake City a Los Angeles 2028
Ma non sono solo le cerimonie d'apertura ad essere fondamentali nel contesto Olimpico e se il benvenuto alle delegazioni mondiali Parigi l'ha dato sulle note dei Gojira, il saluto, con annesso passaggio di testimone alle Olimpiadi di Los Angeles 2028, è stato affidato ad una delle band rock che maggiormente rappresenta il sound californiano.
Sono stati infatti i Red Hot Chili Peppers a realizzare il ponte tra Europa e Stati Uniti con una performance che ha portato sul palco olimpico quell'attitudine 'solare' e divertita della formazione guidata da Anthony Kiedis, per l'occasione impegnata a ricoprire un inedito ruolo quasi istituzionale (vista oceano).
Oltre 20 anni prima, invece, due band simbolo del rock americano si trovarono nella posizione di offrire intrattenimento alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City nel 2002.
Fu un momento speciale e simbolico arrivando a distanza di pochi mesi dai tragici attentati dell'11 settembre e portandosi dietro tutto un carico di patriottismo, resilienza e voglia di ritrovare leggerezza.
Sul palco salirono i KISS che portarono dal vivo Rock And Roll All Nite, i Bon Jovi e il loro inno generazionale 'It's My Life' e Moby.
Una chiusura energica come forse mai prima di allora nella storia dei Giochi Olimpici.