History

Korn, Untouchables: il disco da tre milioni di dollari che portò il nu metal al limite

A placeholder image for the article
Author image Gianni Rojatti

11 giugno 2026 alle ore 11:13, agg. alle 12:26

Tre milioni di dollari, due anni di lavoro e una produzione maniacale: Untouchables è il punto più alto e il canto del cigno dell'ambizione nu metal.

All'inizio degli anni Duemila i Korn sono una delle band più popolari del pianeta e decidono di realizzare il disco più ambizioso della propria carriera, senza compromessi.

Pubblicato l'11 giugno 2002, Untouchables porta il nu metal verso livelli di raffinatezza sonora raramente raggiunti, proprio mentre il genere inizia a perdere centralità.

Filosofia radicale del suono

Quando si parla di album costosi, il pensiero corre spesso alle grandi produzioni rock degli anni Settanta o ai colossal del pop contemporaneo. Eppure anche i Korn, nel pieno della loro popolarità, riuscirono a entrare in quella categoria con un disco che ancora oggi rappresenta un caso quasi unico nella storia del nu metal. Pubblicato nel 2002, Untouchables costò circa tre milioni di dollari e richiese quasi due anni di lavorazione. Una cifra enorme, resa ancora più impressionante dal fatto che non venne investita soltanto in studi di registrazione e attrezzature, ma anche nel mantenimento di una struttura composta da tecnici, collaboratori, trasferimenti e abitazioni affittate per lunghi periodi. Dietro quell'investimento c'era una convinzione precisa: i Korn non volevano semplicemente registrare un nuovo album, ma realizzare il lavoro più importante della propria carriera. Per farlo si affidarono a Michael Beinhorn, produttore che arrivava da tre dischi monumentali come Superunknown (1994) dei Soundgarden, Celebrity Skin (1998) delle Hole e Mechanical Animals (1998) di Marilyn Manson. Tre lavori diversissimi tra loro ma accomunati da una ricerca sonora fuori dal comune, capace di combinare impatto, personalità e cura quasi ossessiva del dettaglio. La filosofia di Beinhorn era tanto semplice quanto radicale: ogni musicista, ogni strumento e ogni canzone meritavano un'identità sonora specifica. Non esistevano formule preconfezionate né scorciatoie. Per ottenere il suono della batteria venne impiegato circa un mese di lavoro e furono testati decine di microfoni. Jonathan Davis ha raccontato che le registrazioni vocali durarono quasi sei mesi e che non era raro essere rimandato a casa senza incidere nulla se il produttore riteneva che la sua voce non fosse nelle condizioni ideali. Anche le chitarre furono affrontate con un approccio poco convenzionale, sperimentando combinazioni di amplificatori, casse e componenti differenti alla ricerca del timbro perfetto. Tutto questo si traduce in un album che ancora oggi colpisce per profondità, definizione e peso sonoro. Le chitarre a sette corde di Brian "Head" Welch e James "Munky" Shaffer mantengono l'aggressività tipica dei Korn, ma convivono con una quantità impressionante di dettagli elettronici, campionamenti, elaborazioni e stratificazioni. 


Una situazione complicata 

Più che ampliare la formula del nu metal, Untouchables prova a portarla a un livello superiore, rendendola più sofisticata e cinematografica. Il problema è che il contesto stava cambiando rapidamente. Mentre i Korn perfezionavano il loro monumento al nu metal, il rock iniziava a guardare altrove. Il garage rock di The Strokes e The White Stripes, il ritorno del post punk e la crescita di emo e pop punk stavano progressivamente spostando l'attenzione del pubblico verso sonorità più immediate e meno monumentali. A complicare ulteriormente la situazione contribuì la pirateria online: il disco comparve in rete oltre due mesi prima dell'uscita ufficiale, alimentando un fenomeno che all'epoca stava mettendo in difficoltà l'intera industria discografica. Eppure il tempo ha restituito a Untouchables gran parte del valore che forse non gli venne riconosciuto fino in fondo al momento della pubblicazione. Non è soltanto uno dei migliori album dei Korn: è il documento di un'epoca in cui una band e una casa discografica erano ancora disposte a investire risorse immense per inseguire un'idea quasi romantica di perfezione sonora. Forse il nu metal non aveva più il futuro che sembrava promettere pochi anni prima, ma Untouchables ne resta una delle testimonianza migliori per suono, produzione e cura esecutiva.


Altre storie

Leggi anche