Kneecap, “Liar’s Tale”: quando il rock è ancora un atteggiamento
17 aprile 2026 alle ore 18:03, agg. alle 16:52
Kneecap uniscono elettronica e hip-hop con urgenza punk: “Liar’s Tale” dimostra che il rock, prima che un suono, resta un’attitudine.
Il singolo “Liar’s Tale”, in rotazione nella Top 20 di Radiofreccia, anticipa l’uscita di Fenian, prevista per il 1 maggio 2026. Un brano che mette a fuoco direzione sonora e identità della band di Belfast.
Più che una questione di generi, i Kneecap lavorano sull’attitudine: elettronica e hip-hop diventano veicolo di un’energia fisica e politica che riporta il rock alla sua funzione più diretta e necessaria.
Dove sono le chitarre?
C’è una linea molto precisa, nella musica britannica, che non parte dal rock ma lo usa come linguaggio da saccheggiare. Non è la storia delle band che guardano all’elettronica per aggiornarsi — quella la conosciamo bene, dagli esperimenti dei Korn con Skrillex fino a band come i Nine Inch Nails, che dell’elettronica hanno fatto un elemento strutturale del proprio suono — ma il contrario: elettronica, hip-hop e cultura club che si prendono l’urgenza, il volume e la postura del rock. Una linea che parte da esperimenti come quelli degli EMF nei primi anni ’90, trova una forma definitiva con i Prodigy e oggi torna in una versione ancora più politicizzata e furibonda con i Kneecap. “Liar’s Tale”, primo singolo dal nuovo album Fenian (in uscita il 24 aprile 2026), è esattamente questo: un brano che non ha bisogno della chitarra per essere rock. Il motore è una drum machine serrata, quasi industriale, su cui si innestano synth bass saturi e hi-hat nervosi, con un lavoro di produzione — firmato da Dan Carey, una delle figure più interessanti del momento, già al lavoro con Wet Leg e Fontaines D.C. — che gioca tutto su incastri sporchi, glitch e tensione accumulata. Basterebbe lui a dare un sigillo di autorevolezza rock al progetto. L’introduzione è costruita come una crescita progressiva e instabile della tensione, piena di effetti spezzati e interferenze, che sfocia in un’esplosione improvvisa del ritmo: il beat entra con violenza, si fa denso, distorto, fisico, pensato per una reazione corporea immediata, come quella che ti fa muovere la testa quando una band metal spinge!. È una dinamica che richiama l’energia del pogo e delle situazioni più estreme sotto palco, con una spinta che - appunto - non ha nulla da invidiare ai groove più forsennati di una band thrash. Non ci sono chitarre, ma non mancano né impatto né attitudine. Il flow di Móglaí Bap e Mo Chara è urlato, deformato, quasi più vicino a un frontman hardcore che a un rapper classico. È qui che il parallelo con i Prodigy diventa evidente: stessa capacità di trasformare una base elettronica in qualcosa di corporeo, da pogo. Ma dentro c’è anche una tensione contemporanea, che richiama band come gli IDLES per intensità e direzione del messaggio.
Questione di atteggiamento
Perché “Liar’s Tale” non è solo suono: è anche presa di posizione. I Kneecap arrivano da West Belfast, da una generazione che vive le conseguenze post-Troubles (il conflitto nordirlandese che, tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’90, ha contrapposto comunità unioniste e repubblicane in un lungo scenario di violenza politica e sociale) e le rielabora con sarcasmo, rabbia e identità linguistica. Il brano attacca direttamente il potere politico — da Keir Starmer alla politica internazionale su Gaza — con una miscela di inglese e irlandese che diventa già di per sé dichiarazione culturale. Il titolo stesso, Fenian, gioca su un termine storico e divisivo, trasformandolo in simbolo identitario. Il risultato è un pezzo che suona sinistro, teso, ma anche paradossalmente celebrativo. Come se la rabbia non fosse solo denuncia, ma anche energia collettiva. Ed è forse proprio qui che i Kneecap trovano il loro punto più interessante: non nel crossover, ma nella capacità di ricordarci che il rock, prima di essere un suono, è sempre stato un atteggiamento.