Kneecap a Milano: “Il pubblico italiano capirà il lato politico del disco”
23 giugno 2026 alle ore 15:16, agg. alle 15:28
Dal Magnolia sold out, l’intervista esclusiva ai Kneecap tra politica, Palestina, Fenian e l’amore per il pubblico italiano.
Il primo tour italiano da headliner dei Kneecap parte da un Magnolia sold out. La crew di Belfast, composta da Mo Chara, Móglaí Bap e DJ Próvaí, arriva nel nostro Paese nel momento più importante della propria carriera: dopo l’esplosione internazionale del film Kneecap, premiato al Sundance, il successo di Fine Art, il debutto pubblicato da Heavenly Recordings e prodotto da Toddla T e, infine, la recente esplosione definitiva con Fenian. Un disco che ha consolidato la loro reputazione di gruppo capace di mescolare satira, identità irlandese, cultura rave e commento politico in un linguaggio unico, sospeso tra inglese e gaelico irlandese.
Nel backstage del Magnolia, poco prima di salire sul palco, l’atmosfera è quella che li contraddistingue: ironia, provocazione e battute continue. Alla domanda su cosa si aspettino da quattro date italiane tra Milano, Bologna, Roma e Bari, la risposta arriva subito con il loro tipico sarcasmo.
"Credo che siamo un po’ preoccupati, visto che veniamo dall’Irlanda; ovviamente, venendo in Italia, a casa nostra il cibo è decisamente migliore, quindi sono davvero preoccupato per il cibo italiano. Ho sentito dire che non è un granché".
La risata è generale. Ma dietro l’umorismo emerge anche la curiosità verso il nostro Paese. Tanto che la conversazione devia improvvisamente su Violet Gibson, l’irlandese che nel 1926 tentò di assassinare Benito Mussolini a Roma, ferendolo di striscio al naso prima che la pistola si inceppasse. Una figura diventata quasi leggendaria nella memoria storica irlandese.
"La pistola si è inceppata e poi è finita in prigione, credo. Ma ci ha provato. E noi le vogliamo bene. È un’eroina nazionale".
"La pistola si è inceppata e poi è finita in prigione, credo. Ma ci ha provato. E noi le vogliamo bene. È un’eroina nazionale".
Fine Art, un disco politico che parla lingue diverse
Pubblicato nel giugno 2024, Fine Art ha rappresentato il definitivo salto di qualità per i Kneecap. Un album che alterna brani da club, storytelling e riflessioni politiche, diventando uno dei dischi più discussi della nuova scena europea.
Quando gli chiedo se il pubblico abbia compreso il messaggio dell’album, la risposta è sorprendente.
"Penso che sia importante non definire troppo il proprio messaggio o la propria band. Quando dici alla gente cosa pensare, la privi di un’esperienza. Quindi, qualunque cosa la gente ne abbia ricavato, è proprio quello che volevamo".
Una visione condivisa anche dal resto del gruppo.
"Penso che l’album fosse versatile in questo senso. C’erano canzoni diverse che hanno colpito persone diverse. È interessante andare in città e paesi differenti e vedere quali canzoni entrano in sintonia con il pubblico".
E proprio sul pubblico italiano i Kneecap sembrano avere aspettative molto precise.
"Penso che il pubblico qui a Milano apprezzerà l’aspetto politico dell’album. Questo disco è molto più politico rispetto ai precedenti. Sappiamo che qui c’è un pubblico vivace e che apprezzerà anche i brani più politici".
Un disco politico che parla lingue diverse
Pubblicato pochi mesi fa, Fenian ha rappresentato il definitivo salto di qualità per i Kneecap. Un album che alterna brani da club, storytelling e riflessioni politiche, diventando uno dei dischi più discussi della nuova scena europea.
Quando gli chiediamo se il pubblico abbia compreso il messaggio dell’album, la risposta è sorprendente.
"Penso che sia importante non definire troppo il proprio messaggio o la propria band. Quando dici alla gente cosa pensare, la privi di un’esperienza. Quindi, qualunque cosa la gente ne abbia ricavato, è proprio quello che volevamo".
Una visione condivisa anche dal resto del gruppo.
"Penso che l’album fosse versatile in questo senso. C’erano canzoni diverse che hanno colpito persone diverse. È interessante andare in città e paesi differenti e vedere quali canzoni entrano in sintonia con il pubblico".
E proprio sul pubblico italiano i Kneecap sembrano avere aspettative molto precise.
"Penso che il pubblico qui a Milano apprezzerà l’aspetto politico dell’album. Questo disco è molto più politico rispetto ai precedenti. Sappiamo che qui c’è un pubblico vivace e che apprezzerà anche i brani più politici".
Dal Primavera Sound alla Palestina: "Vogliamo dare spazio a chi non ha voce"
Uno dei momenti più significativi degli ultimi mesi per la band è stato il concerto al Primavera Sound di Barcellona, quando sul palco è salito il figlio di Marwan Barghouti, figura simbolo della causa palestinese.
Per i Kneecap non si è trattato di un gesto simbolico, ma di una scelta precisa.
"Penso che sia semplicemente importante per noi che le voci palestinesi vengano ascoltate. Non vengono rappresentate adeguatamente dai media mainstream. Non c’è nessuno migliore dei palestinesi stessi per raccontare la storia palestinese".
Il legame tra l’esperienza storica irlandese e quella palestinese emerge chiaramente nelle loro parole.
"Considerando com’è andata per gli irlandesi durante i Troubles, etichettati come terroristi e cose simili, poter offrire loro una piattaforma è importante".
Anche il contesto festivaliero, secondo la band, può diventare uno spazio di consapevolezza.
"Quando ci riuniamo e ci divertiamo un mondo, dobbiamo usare il nostro privilegio per dare voce a chi non ha questa opportunità".
È una posizione che conferma come i Kneecap non siano soltanto una delle band più originali emerse dall’Irlanda negli ultimi anni, ma anche una delle più determinate nel trasformare il palco in uno spazio culturale e politico.
E mentre il caldo milanese mette a dura prova i loro iconici passamontagna, il trio è pronto a conquistare il pubblico italiano. Con la stessa miscela di provocazione, ironia e coscienza politica che li ha portati dai quartieri di Belfast ai principali festival del mondo.
"Non vediamo l’ora di vederli all’opera", avevano detto parlando dei fan italiani.
Dopo il sold out del Magnolia, è probabile che siano stati proprio loro a restare impressionati.